Il Corriere
della Sera vanta che che
la maggioranza degli italiani appoggi la riforma elettorale Renzi Berlusconi.
Se poi si vanno a vedere i dati del sondaggio si scopre che quasi la metà non è
d'accordo. Considerata la grancassa mediatica a senso unico bisogna ammettere che il regime informativo
non funziona tanto bene.
E tuttavia proprio un regime si sta
blindando con le nuove regole che stanno ridefinendo per la rappresentanza politica e sociale.
Profonda
sintonia non c'è soltanto tra Renzi e Berlusconi, ma tra il progetto di riforma
elettorale voluto dai due e l'accordo sulla rappresentanza sindacale
sottoscritto il 10 gennaio da CGILCISLUIL
e Confindustria. Uno occupa la scena, l'altro sta sullo
sfondo, ma sembrano scritti dallo stesso autore.
Intanto in
comune hanno l'aggiramento delle
recenti sentenze della Corte Costituzionale, ai limiti
della presa in giro.
Nel luglio 2013
la Corte sanzionò il comportamento della Fiat, che aveva escluso dai diritti
sindacali la FIOM, dichiarando incostituzionale quella parte dell'articolo 19
dello Statuto dei Lavoratori che Marchionne usava a tutela delle proprie
scelte.
Non si possono
legare il diritto dei sindacati ad esercitare le loro funzioni e ancor di più
quello dei lavoratori a scegliere liberamente la propria rappresentanza alla
preventiva sottoscrizione di un accordo con la controparte. Perché così è ovvio
che sarà quest'ultima, alla fine, a decidere chi ammettere e chi escludere
nella rappresentanza del lavoro. Questo ha detto la Corte e ha giustamente
inibito la Fiat dal continuare a discriminare la FIOM che non
aveva firmato gli accordi di Pomigliano.
Ebbene CGIL CISL
UIL e Confindustria il 10 di gennaio hanno sottoscritto un accordo che va nella
direzione esattamente opposta rispetto a quanto affermato in quella sentenza,
stabilendo che hanno diritto al riconoscimento e persino a presentarsi alle elezioni solo
coloro che quell'intesa la sottoscrivono. E che intesa! Deroghe in peggio ai
contratti, sanzioni anche pecuniarie ai delegati che le contrastano, commissione di controllo a dominio
confindustriale per decidere dei comportamenti dei sindacati. Leggere il testo
se si hanno dubbi.
Già il 31 maggio
2013 sindacati e aziende avevano sottoscritto questi principi, rinviandone
l'attuazione ad un successivi regolamento. Ma appunto nel luglio successivo c'è
stata la sentenza della Corte, si poteva provare a rispettarla. Invece il
regolamento del 10 gennaio è brutale, persino meticoloso nel violarla. Così abbiamo il
Marchionnum esteso a tutti.
La vicenda
elettorale è ben più conosciuta. La Corte ha da poco dichiarato
incostituzionale il porcellum in due principi di fondo, il premio di
maggioranza spropositato e le liste bloccate senza preferenza.
I due leader in
profonda sintonia hanno deciso di assegnare la maggioranza a chi prende il 35%,
cioè basta un terzo per avere più della metà. La migliore minoranza
vince tutto alla faccia della Costituzione. Quanto alle preferenze, i due la risolvono con
qualche fatica in più per i capipartito: dovranno fare le nomine dei
parlamentari a gruppi di 6 invece che di
50 alla volta.
Chi non vuol stare in alleanza con uno
dei due deve prendere più del'8 % per entrare in parlamento. Cioè mentre al vincitore
si regala più del 16% chi arriva al 7,99 è fuori. Nel linguaggio della repubblica
democratica di una volta questa si chiamerebbe legge truffa.
Ecco, questa è la sostanza comune del Porcellumbis e del
Marchionnum. Servono a conservare il sistema di potere, a normalizzare il dissenso e impedire
l'alternativa. Sono la veste istituzionale delle politiche di austerità e dei
vincoli della Troika, che esigono la loro governabilità. Sono la forma rappresentativa
che ci concede il regime delle banche e della finanza, che infatti ha subito salutato con soddisfazione queste
regole, mentre ha continuato la sua opera demolitrice dei poteri pubblici e dei
diritti sociali.
CosÌ mentre
le armi di distrazione di massa fanno rivolgere tutta l'attenzione
dell'opinione pubblica sulla riforma elettorale, la Banca d'Italia, sì proprio la più importante istituzione finanziaria
pubblica, viene messa all'asta. Una vergogna anche per la più screditata repubblica
delle banane.
Mentre CGIL CISL
UIL e Confindustria
si accordano su un sistema di rappresentanza che dovrà essere prima di tutto obbediente,
sennò sanzioni, la sede Fiat va dove si pagano meno tasse, la Elettrolux di Porcia
si prepara a chiudere e gli industriali del posto colgono la palla al balzo per
chiedere un taglio del 20% dei salari.
Dilagano
ingiustizia, disoccupazione e povertà, ci sarebbe bisogno di conflitto e soprattuto della ricerca di nuove vie sul terreno economico e sociale. Invece si definiscono
sistemi di rappresentanza che servono prima di tutto a continuare a fare quello
che si è sempre fatto. E che hanno il solo compito di escludere la partecipazione di chi non è
d'accordo. E naturalmente lo si fa facendo credere che finalmente cambia
tutto.
E poi chi difende la Costituzione ed i suoi
principi di fondo, oggi stracciati, vien chiamato conservatore.
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