sabato 18 gennaio 2014

RENZI/BERLUSCONI: PIENA SINTONIA PER ATTACCARE LA COSTITUZIONE, RIDURRE LA DEMOCRAZIA, CANCELLARE LA RAPPRESENTANZA POLITICA di Franco Astengo

Il ventennio berlusconiano si chiude con l’affermazione piena del vecchio condannato a pena definitiva che si afferma, ancora una volta, come il “dominus” della vicenda politica italiana.


Matteo Renzi, a commento dell’incontro appena terminato con Silvio Berlusconi, scandisce quattro volte “Piena Sintonia”.
“Piena Sintonia” tra il nuovo e il vecchio, almeno così si poteva presentare l’incontro seguendo la moda corrente, per fare che?
Rafforzare i grandi partiti e garantire la governabilità.

Per pervenire a questo risultato si cancella in pratica il Senato e si punta a varare una legge elettorale (modello spagnolo? Oggi il prof. Sartori sulle colonne del Corriere della Sera ha usato parole molto dure al proposito) che forzi l’inesistente bipolarismo, stabilisca, di fatto, una soglia di sbarramento molto alta, puntando soprattutto a quell’obiettivo che, in questa fase, sta maggiormente a cuore alle centrali che detengono il potere: cancellare la rappresentanza politica.
Si vuole fare in modo che la sola prospettiva dell’elettorato sia rappresentata dalla governabilità intesa come bene in sé, da non mettere mai in discussione.
Si tratta di un attacco di fondo alla Costituzione Repubblicana, che disegna una struttura dello Stato e delle Istituzioni del tutto diversa, di una riduzione secca della democrazia, del tentativo di cancellazione dei diritti politici per una parte rilevante dei cittadini di questo Paese.
Non siamo in grado, in questo momento di valutare le reazioni effettive che verranno fuori dall’interno del quadro politico e dai diversi settori d’opinione e della rappresentanza sociale.
Ci sentiamo soltanto di esprimere un vero e proprio grido d’allarme per i pericoli che sta correndo il nostro assetto democratico.
La vicenda dell’antica Bicamerale impallidisce guardando all’accelerazione del presente.
Il ventennio berlusconiano si chiude con l’affermazione piena del vecchio condannato a pena definitiva che si afferma, ancora una volta, come il “dominus” della vicenda politica italiana.

Ci sorge spontanea una domanda: era questo il rinnovamento cui pensavano gli elettori del PD quando l’8 Dicembre scorso hanno plebiscitato Matteo Renzi segretario del loro partito?

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