Il ventennio berlusconiano si chiude con l’affermazione
piena del vecchio condannato a pena definitiva che si afferma, ancora una
volta, come il “dominus” della vicenda politica italiana.
Matteo Renzi, a commento dell’incontro appena terminato con Silvio Berlusconi, scandisce quattro volte “Piena Sintonia”.
Matteo Renzi, a commento dell’incontro appena terminato con Silvio Berlusconi, scandisce quattro volte “Piena Sintonia”.
“Piena Sintonia” tra il nuovo e il vecchio, almeno così si
poteva presentare l’incontro seguendo la moda corrente, per fare che?
Rafforzare i grandi partiti e garantire la governabilità.
Per pervenire a questo risultato si cancella in pratica il
Senato e si punta a varare una legge elettorale (modello spagnolo? Oggi il prof.
Sartori sulle colonne del Corriere della Sera ha usato parole molto dure al
proposito) che forzi l’inesistente bipolarismo, stabilisca, di fatto, una
soglia di sbarramento molto alta, puntando soprattutto a quell’obiettivo che,
in questa fase, sta maggiormente a cuore alle centrali che detengono il potere:
cancellare la rappresentanza politica.
Si vuole fare in modo che la sola prospettiva dell’elettorato
sia rappresentata dalla governabilità intesa come bene in sé, da non mettere
mai in discussione.
Si tratta di un attacco di fondo alla Costituzione
Repubblicana, che disegna una struttura dello Stato e delle Istituzioni del
tutto diversa, di una riduzione secca della democrazia, del tentativo di
cancellazione dei diritti politici per una parte rilevante dei cittadini di
questo Paese.
Non siamo in grado, in questo momento di valutare le
reazioni effettive che verranno fuori dall’interno del quadro politico e dai
diversi settori d’opinione e della rappresentanza sociale.
Ci sentiamo soltanto di esprimere un vero e proprio grido d’allarme
per i pericoli che sta correndo il nostro assetto democratico.
La vicenda dell’antica Bicamerale impallidisce guardando all’accelerazione
del presente.
Il ventennio berlusconiano si chiude con l’affermazione
piena del vecchio condannato a pena definitiva che si afferma, ancora una
volta, come il “dominus” della vicenda politica italiana.
Ci sorge spontanea una domanda: era questo il rinnovamento cui
pensavano gli elettori del PD quando l’8 Dicembre scorso hanno plebiscitato
Matteo Renzi segretario del loro partito?
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