Per porre le basi della costruzione di una nuova soggettività dei comunisti e della sinistra d'alternativa, fondata sui tre elementi che continuiamo a ritenere fondativi di questo progetto: autonomia teorica e d'iniziativa, alternativa di società in termini anti-capitalistici e opposizione allo stato di cose presenti.
mercoledì 3 settembre 2025
ALTERNATIVA
ALTERNATIVA
Il neo-presidente dell'ARS Mattia Gambilonghi ha inoltrato questo articolo di Alfiero Grandi sul tema dell'alternativa, cui mi sono permesso di rispondere riproponendo un mio testo del 2023 (per non ritornare troppo indietro). Invio il tutto ad alcune mailing-list di cui dispongo per invitare ad una riflessione dichiarando anche disponibilità a contribuire nella realizzazione di incontri sul tema che potrebbero svolgersi in diverse sedi con il coinvolgimento dei partiti politici e di associazioni e soggetti di cultura politica.
Grazie per la vostra attenzione
Franco Astengo
IL TEMPO DELL'ALTERNATIVA E' ORA di Alfiero Grandi
La vittoria di Elly Schlein
La vittoria inattesa di Schlein nelle primarie ha reso evidenti due cose. La prima è che a volte agisce l’eterogenesi dei fini, infatti non credo che i sostenitori delle primarie avessero previsto un esito tale da capovolgere le decisioni interne del partito. La seconda è che la figura della segretaria è diversa da quella del suo antagonista Bonaccini, se avesse vinto lui avrei tratto conseguenze fosche sul futuro del Pd e dell’opposizione, prima è stato per l’autonomia differenziata in combutta con i presidenti leghisti, poi contrario di fronte alla frana che ha colpito la disastrosa legge Calderoli e al rischio referendum.
La rottura c’è stata e questo è importante, tanto più che è arrivata dopo il disastro delle elezioni del 2022 che Letta, all’epoca segretario del Pd ha scelto di combattere senza il Movimento 5 stelle sbagliando giudizio sulla fase e sulla destra italiana, da cui non sarà facile liberarsi visto che c’è un Ministro che ha applaudito lo sgombero del Leoncavallo mentre ha difeso l’occupazione di Casa Pound.
Non credo che Schlein abbia dimenticato come è diventata segretaria e che ricordi che a lei guarda un campo più largo del Pd ed è questo che deve riconoscersi nelle sue scelte.
Importanti le battaglie popolari
La scelta unitaria della segretaria è stata condivisibile, il recupero del rapporto con il M5Stelle importante. Avere condotto battaglie popolari su questioni concrete pure. Ci sono stati anche limiti, prima dell’accordo campano, di cui non sempre sono state chiare le ragioni. Ad esempio tardive e troppo caute posizioni su Ucraina e Palestina, lo dico consapevole che non è facile avere posizioni chiare e condivise, tanto che Conte si è ritagliato uno spazio politico di iniziativa.
Di fronte a posizioni della Nato ispirate (?) da Biden chiaramente a sostegno della guerra (fatta dagli ucraini) l’Europa poteva e doveva avere una posizione diversa, autonoma, mettendo in campo una propria iniziativa per la pace, non averlo fatto ha portato a l’UE a subire l’attuale iniziativa unilaterale di Trump, che finora non ha concesso neppure uno strapuntino all’UE e imposto un aumento insopportabile delle spese militari che verranno aggravate da decisioni come l’ultimo sostegno a Zelensky, il cui conto è tutto a carico dell’Europa.
Trump vende armi, prende le distanza da Biden, e spera di passare alla storia come l’uomo della pace, nel frattempo l’Ucraina vive un inferno perché l’Europa è un nano politico incapace e fa risaltare Sanchez un gigante. Se la guerra con la Russia non si deve fare occorre trovare con intelligenza e duttilità un’intesa di pace e prima si capirà che continuare a dire che debbono decidere gli ucraini (a cui mandiamo armi) è una formula stupida ed ipocrita.
Ma su Ucraina e Palestina posizioni caute e tardive
Palestina, è una situazione che grida vendetta, insopportabile, un genocidio (uso questo termine dopo molte titubanze) perché oltre ai discorsi non l’Europa non ha cercato di costruire uno schieramento con i paesi arabi per fermare Israele in un’azione che lo lorderà di sangue per decenni ? Perché rimettersi solo alle sedi internazionali purtroppo malmesse e incapaci di farsi ascoltare?
Forse sarebbe utile una nuova risoluzione dell’ONU che ribadisca oggi che lo stato di Palestina deve esistere e magari riutilizza i 10.000 militari di Unifil per gestire Gaza, con Trump o senza, visto che sta preparando un’orrida speculazione edilizia con l’aiuto di Blair. Poi l’Europa interrompa i rapporti militari con Israele sotto ogni forma.
Le osservazioni quindi non riguardano solo il compromesso campano che forse alla fine sarà accettabile a Ruotolo, o forse no, perchè è complicato e si fa presto a affossarlo. Il problema che colpisce è Piero De Luca – su Vincenzo ha ragione Ruotolo, si chiude un’epoca – cosa dirà al congresso campano per farsi votare? Francamente non lo invidio. Se abbozza tradisce il padre, se insiste sulla difesa del passato è ancora peggio, si vedrà.
Va riformato il meccanismo delle Regioni
Il problema enorme che nasce dalla vicenda campana del Pd, e non solo, è il meccanismo istituzionale costruito per presidenti di regione che godono a sentirsi chiamare governatori ma non lo sono, per questo siamo arrivati al nodo. Si dovrà rimettere mano alla riforma regionale, non è accettabile che l’Italia abbia 21 sanità diverse e Calderoli a breve proverà a renderle ancora più diverse, bisogna ricostruire una sanità pubblica nazionale, non è accettabile che il presidente sia inamovibile a meno di sciogliere il consiglio regionale che dovrebbe controllare e modificare i provvedimenti ma in realtà è sotto ricatto.
Non a caso la destra vuole qualcosa di simile per la futura legge elettorale nazionale.
Dalla sofferenza campana emerge un altro serio problema per Schlein, c’è un ritardo nel costruire un progetto di coalizione, di programma condiviso, non solo dai vertici ma dagli elettori, da centinaia di migliaia di persone che debbono essere protagoniste e decidere sulle scelte.
Occorre una svolta, il momento è adesso. Urbinati e Trigilia hanno posto il problema dal lato degli intellettuali, hanno ragione, le migliori energie debbono essere mobilitate, coinvolte per contribuire alla costruzione del programma.
Il tempo dell’alternativa è ora
Tuttavia gli intellettuali è meglio che vengano cercati da tutta la coalizione che deve esplicitamente decidere che sulle scelte si vota, punto. Il problema è che il tempo dell’alternativa è ora, non solo perché ci vuole tempo ma perché il governo regge solo per il potere e la capacità di raccontare un’Italia che non c’è. Se l’asso dell’alternativa venisse calato presto con un’iniziativa forte anche il sacrificio campano avrebbe un altro senso.
Chi pensa di tornare a Prodi non ha studiato le diversità che prescindono dal valore delle persone.
Nel 1997 ci fu il primo accenno di crisi del primo governo Prodi ma il coinvolgimento dei metalmeccanici, a partire da Brescia, convinse chi era tentato che non era il caso di arrivare alla crisi. Nel 1998 i metalmeccanici non si mossero e si arrivò alla crisi, qualcosa si era rotto nel rapporto di fiducia.
L’insegnamento è che l’elettorato dell’alternativa va coinvolto, è diverso da quello della destra che punta a occupare il potere. Con l’elettorato di centro sinistra va concluso un patto di fiducia, che sia chiaro con alcune scelte chiare e caratterizzanti e nessuno pensi di lasciare a margine Ucraina, Gaza, Nato, rapporti di autonomia con gli Usa, riforma delle sedi internazionali come l’ONU e pratiche per prevenire o almeno risolvere le guerre, riportando in auge il modello Helsinky 1975.
Ad esempio nel 2026 rischia di venire meno l’ultimo accordo sulle bombe nucleari, gli autocrati debbono essere ridimensionati, costretti ad accettare regole internazionali, come era nelle intenzioni di Roosevelt, nel mondo sembrano esserci energie disponibili.
APPUNTI PER L'ALTERNATIVA di Franco Astengo
Sommariamente con l'intento di aprire una discussione:testo pubblicato il 9 dicembre 2023
1) Il tema di fondo che va posto all'ordine del giorno è quello (urgente) della costruzione di un'alternativa al governo della destra: è necessario non limitarci all'opposizione ma partendo da una posizione di minoranza va da subito messo in atto un agire politico che presupponga, prefiguri, realizzi una prospettiva di cambiamento dello scenario di governo.
Allo scopo di incamminarci per questa via deve essere inteso che il punto propedeutico risiede in un progetto di diverso modello di società: progetto sulla base del quale si riesca a riprendere il tema dell'egemonia culturale riuscendo a svolgere una funzione pedagogica al confronto dello sfrangiamento sociale in atto, del modello individualistico basato sul consumo immediato delle idee, del suolo , della vita nel suo complesso.
In questo senso la sinistra è chiamata a fronteggiare la crisi delle democrazie liberali mutando di segno elementi della propria identità ormai superati nel tempo: questioni come quelle del governo della scienza e della tecnica in tempi di intelligenza artificiale, della globalizzazione in un quadro di forte tensione verso una ricostituzione di "blocchi" sul piano delle relazioni geopolitiche, del superamento di un modello di sviluppo onnivoro di risorse non possono essere affrontate per "single issue".
Serve - appunto - un progetto globale sul piano della "società sobria" e del "socialismo delle finitudine" senza concedere nulla all'illusione della "decrescita felice" e comprendendo la necessità di affrontare l'inedito intreccio che si sta concretizzando tra struttura e sovrastruttura svoltando dall'antico concetto dell'infinità dello sviluppo.
Con questa premessa i temi di fondo della situazione politica italiana possono essere cosi' rapidamente riassunti:
2) tornare alla politica estera riflettendo sulla realtà degli organismi sovranazionali nei quali è impegnata l'Italia: ruolo dell'ONU, sviluppo dell'Unione Europea e - in tempi di guerra - coincidenza tra Europa e Nato e schieramento all'interno di questa rinnovata "logica dei blocchi" che sembra aprirsi nella contraddizione tra BRICS e G7. Si sta prefigurando uno scontro dai tratti inediti tra Oriente e Occidente con il Sud America e parti dell'Africa assegnati ad un Oriente a guida a mezzadria tra Cina, India e Brasile e le non sopite ambizioni imperiali russe, mentre a Occidente declina il ruolo USA di unico gendarme del mondo. Inoltre c'è da riflettere su ciò che è avvenuto e sta avvenendo in Palestina che sta determinando uno spostamento "storico" nella percezione che ha sempre sostenuto Israele dalla sua fondazione ad oggi in esito alla tragedia della seconda guerra mondiale e i riflessi che si determineranno rispetto a una zona strategica come quella del Medio Oriente;
3) la questione costituzionale che significa: la tenuta del principio fondamentale della Repubblica parlamentare (e dovrà essere questo il significato profondo del contrasto alle ipotesi di elezione diretta) perché è stata la scelta della Repubblica parlamentare fatta alla Costituente (assieme a quella della legge elettorale proporzionale) ad assumere dentro di sé il tema della Repubblica antifascista,. Difesa e affermazione della centralità del parlamento e della rappresentanza politica costituiscono una della principali ragioni di fondo su cui basare l'alternativa.
4) Questa stringatissima sintesi tiene dentro moltissime questioni (prime fra tutte quelle di carattere economico, dello stato sociale e della cultura) che avranno bisogno di essere esplicitate attraverso una riflessione attenta e puntuale. Questo tentativo di sintesi ci può però portare ad una considerazione conclusiva: di fronte alle scadenze molto pressanti che ci attendono almeno nei primi mesi del prossimo anno è necessario sicuramente un fronte largo delle opposizioni. Si riparla di Nuovo Ulivo e di "federatori" all'opera: è però necessario porci un interrogativo al riguardo dell'articolazione dello schieramento sulla presenza della sinistra all'interno di una dimensione e articolazione ideale e sociale che possa concretamente (e ragionevolmente) aspirare a svolgere una forte aggregazione sul piano culturale e sociale rifuggendo da fuorvianti vocazione tardo - movimentiste o neo - populiste.
Un contributo in questa direzione potrebbe venir fornito da quelle aree politico - culturali ancora legate alla tradizione della sinistra storica che non intendono rassegnarsi alla residualità e sono in grado di proporre una visione di presenza e di partecipazione da esprimersi come componente di una proposta politica non minoritaria e testimoniale.
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