PIAGGIO E
BOMBARDIER TRA VISITE E MANIFESTAZIONI D’INTERESSE di Franco
Astengo
Nella
giornata del 17 maggio si sono verificati fatti importanti per le difficili
vicende di Piaggio e Bombardier, ultimi avamposti dell’industria nella provincia
di Savona.
A Vado
Ligure si è avuta la visita (elettorale) del ministro dello Sviluppo Economico,
mentre a Villanova il Commissario Straordinario della Piaggio ha resocontato al
riguardo delle 39 manifestazioni d’interesse ricevute circa un ingresso in
azienda di nuovi partner.
Sviluppata
una premessa fondamentale al riguardo della necessità assoluta di difendere la
presenza sul nostro territorio di entrambi i siti industriali (con relativo
indotto) quale base minima per poter pensare a una continuità di presenza
produttiva è il caso di entrare nel merito su due punti.
Entrambe
le situazioni, quella di Piaggio e Bombardier, presentano analogie proprio sul
delicato terreno della continuità produttiva.
Le
questioni fondamentali, come ammesso dallo stesso commissario straordinario
Piaggio e come insegna la vicenda dello scorporo del reparto ingegneria in
Bombardier sono queste:
1)
Il
mantenimento di quello che un tempo si definiva “unitarietà del ciclo”. Pare
infatti che la maggior parte delle dimostrazioni d’interesse per Piaggio si
rivolgano soltanto a un ramo dell’azienda e non al “toto”; La premessa cioè del
tanto deprecato “spacchettamento”.
2)
L’adeguamento tecnologico. Per quel che
riguarda Bombardier da questo punto di vista appare assolutamente indispensabile
l’accordo con Hitachi.
Dal
piano industriale delle ferrovie dello scorso 10 maggio per Bombardier sarebbero
potenzialmente confermati:
- 14 treni Frecciarossa 1000 in collaborazione con
Hitachi - ex Ansaldo Breda (due anni di lavoro a detta dei
sindacati);
- 100 nuovi locomotori merci di nuova generazione (da
capire quanti ne resterebbero da produrre visto che 40 sono già in produzione o
se questi 100 locomotori sarebbero una nuova ulteriore commessa da mettere in
gara).
L'anticipazione al 2023 della consegna di 239 convogli
regionali necessiterebbe di capacità produttive addizionali in cui si potrebbe
configurare l'accordo con Hitachi, più volte invocato.
3)
Al riguardo della vicenda relativa all’area di crisi
industriale complessa di cui è si è chiesto l’accelerazione dell’iter (il
decreto relativo risale ormai a circa 3 anni fa) è necessario sviluppare un giudizio molto preciso: istituzioni e sindacati (questi ultimi
in particolare) hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa di proclamazione,
per alcuni comuni della provincia in particolare Vado Ligure e Val Bormida, di
“area industriale di crisi complessa”. A giudizio dello scrivente quell’adesione
mascherava semplicemente l’opportunità – per l’appunto molto gradita dalle OO.SS
– di poter usufruire di agevolazioni dal punto di vista degli ammortizzatori
sociali. Il sistema “Invitalia” ha mostrato, in assenza di un piano industriale
preciso, tutte le lacune che già si erano evidenziate nell’azione di
quest’agenzia statale in altre parti d’Italia.
Con questo
intervento si trascurano, per ragioni di spazio, una serie di considerazioni che
pure dovrebbero essere svolte al proposito di diversi argomenti (invecchiamento
della popolazione, migrazione, fuga dei cervelli, importante presenza di piccola
industria e artigianato) si rilancia un’idea che finora è apparsa del tutto
trascurata: L’idea sarebbe quella di
riflettere su di una “vertenza industria” da supportare con un’adeguata capacità
di programmazione, individuando settori e aree d’insediamento e partendo da
Piaggio e Bombardier; assicurando la presenza di questi due stabilimenti sul
nostro territorio e curandone la capacità tecnologica di competitività a livello
internazionale.
Tutto
quanto però sostenuto da una forte continua mobilitazione dell’intero
territorio, da non interrompere ogni qualvolta si sente uno stormir di fronde da
parte del Ministero: stormir di fronde che fin qui si è rivelato un segnale di
ulteriore rinvio.
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