SAVONA: ENNESIMA
TAPPA DELL’AREA INDUSTRIALE DI CRISI COMPLESSA DI Franco Astengo
Questa la
notizia di oggi
“Si è
tenuto questo pomeriggio in Regione Liguria l’incontro richiesto da Cgil, Cisl
e Uil di Savona con al centro l’iter dell’area di crisi industriale complessa
del Savonese. Erano presenti i funzionari della Regione, l’assessore regionale
Benveduti, il presidente della Provincia di Savona Pierangelo Olivieri,
l’Autorità di Sistema Portuale e Confindustria Savona.
“Buone
notizie, i bandi regionali per le nuove attività produttive – 12,5 mln di euro
– saranno disponibili a fine giugno per essere pronti a ricevere progetti nel
periodo di luglio settembre” afferma il segretario provinciale della Cgil di
Savona Andrea Pasa.”
E’
impressionante come si continui a seguire una strada che dal luglio 2016 (tre
anni fa) non ha prodotto alcun risultato mentre nel frattempo il numero dei
disoccupati è cresciuto, le residue principali industrie hanno conosciuto la
cassa integrazione, non si è mosso nulla sul terreno delle infrastrutture
necessarie a un rilancio industriale.
Tre anni fa
avevamo posto in partenza alcuni quesiti nell’ambito di un discorso molto più
complesso riguardante anche la natura giuridica della dichiarazione di area
industriale di crisi complessa.
Riportiamo di
seguito uno stralcio di quell’intervento che può ben essere giudicato ancora
come di attualità:
E insisteremo
a riproporlo fino a quando non ci saranno risultati tangibili.
LUGLIO 2016
Manca la comprensione dello strumento
economico complessivo di riconversione del modello di sviluppo territoriale.
Oltre, infatti, a un rischio commissariamento Regione -Invitalia, che va
scongiurato con patti seri e certificabili, c’è la questione delle risorse
strutturali disponibili. Guardiamo ad esempio il destino dei fondi ex FAS, oggi
coesione e sviluppo che possono rientrare nella cornice dell’accordo sulle aree
a crisi complessa. Per sbloccare questi fondi bisogna capire quando c'è
"disponibilità di bilancio in conseguenza delle scelte del legislatore
(Governo e Parlamento) nella determinazione delle manovre correttive di finanza
pubblica e delle annuali sessioni di bilancio".
Il rischio che si corre e che è già stato segnalato da situazioni
analoghe è quindi di legarsi ad accordi di governance dove, ci venga scusato il
gioco di parole, non si governa. Magari si partecipa come oggetto
dell’intervento di crisi, come oggetto d’intervento su fondi e politiche d’immediata
emergenza. Ma dove, alla lunga, i soggetti forti sono altri, come la sinergia Regione
-Invitalia, e dove i fondi reali appaiono fortemente vincolati dalle politiche
di tagli del governo.
Ci sono poi
altre questioni di fondo che non possono essere trascurate. Questioni che non
ci risultano finora essere state discusse, in modo approfondito, in sede
istituzionale. Prima tra tutte: si ha un’idea dell’impatto che ha un accordo
sulle aree a industrializzazione complessa ha sull’economia complessiva del
territorio?
C’è poi la
questione della sinergia politica industriale -ambientale (tema particolarmente
delicato nel frangente) e politica economica complessiva del territorio e
strumenti finanziari (dalla macro e microcredito).
Di conseguenza è necessario porsi alcune questioni:
- Se la richiesta dell’ottenimento di aree di crisi industriale complessa sia più adatta per l’emergenza, vedi questione fondi che la Regione può attivare, che non per la programmazione reale.
- Se non ci siano delle criticità rispetto a un ruolo subordinato degli enti locali entro questo genere di architettura istituzionale. Se l’architettura istituzionale che vede un ruolo forte della possibile sinergia Invitalia -Regione sia adatta per le esigenze della nostra città.
- Se ci siano effettivamente fondi adatti a programmare in tempi certi, e da parte di chi, la riconversione e la bonifica del territorio e in quali tempi.
- Quanto queste politiche possano produrre saldi occupazionali positivi, di lungo periodo ed economicamente significativi. Quale modello possa poi coprire il resto ovvero la parte significativa di popolazione che non verrà raggiunta dalle politiche industriali e del lavoro.
- Come in sede locale si possa ricavarsi un proprio incisivo spazio di governance multilivello fatto concretamente di collaborazioni, sinergie, istituzioni che cercano e indirizzano fondi bypassando lo spazio nazionale. E sterilizzando il primato dell’impresa così come è previsto dal diritto comunitario.
- Quale modello complessivo di territorio emerga anche su un punto non eludibile: l’uscita di Vado Ligure dalla situazione di nocività ambientali.
I risultati
finora stanno a zero e nessuna risposta è venuta a questi nostri interrogativi.
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