mercoledì 5 novembre 2014

UNA RISPOSTA ALL'ARTICOLO DI GIORGIO CREMASCHI: riprendiamo a fare politica di VINCENZO FACCIOLO


Ho letto l’articolo del compagno Cremaschi, dove sono analizzate le scelte del governo presieduto dal signor Renzi e le conseguenti azioni di contrasto che il più grande Sindacato italiano, la CGIL, dovrebbe mettere in campo per mobilitare i lavoratori ed ottenere così la caduta del governo Renzi, allontanando la sua perniciosa e pericolosa deriva autoritaria.


Senza alcuno spirito polemico vorrei rilevare, come peraltro lo stesso compagno Cremaschi afferma, che non è nella “Ragione sociale” di un Sindacato la contrapposizione a livello politico a questo o quel governo, guai se così fosse. Se si dovesse commettere questo errore, il Sindacato fallirebbe la sua missione, che è quella di contrastare e respingere quanto di non accettabile sia proposto ed attuato a danno dei lavoratori. Questo è lo spirito e la missione di qualunque Sindacato bianco, giallo o rosso che sia.

In questo frangente storico, dove l’opposizione ad un governo che persegue chiari obiettivi post fascisti, è lasciata a movimenti populisti e qualunquisti o a partiti reazionari occorre chiedersi cosa sta succedendo nel vuoto esistente a sinistra dello schieramento politico italiano.

E’ quel vuoto che bisogna occupare e presidiare; occuparlo innanzi tutto culturalmente, proponendo soluzioni nuove ad alta progettualità per poi presidiarlo con l’unico strumento indispensabile, cioè con un soggetto che sia espressione delle classi che naturalmente si contrappongono in maniera antagonista a quanto oggi, la “Liberal-democrazia” sta utilizzando e adoperando per consolidare le posizioni conquistate dopo la storica sconfitta del movimento operaio.

Delegare ad altri quanto è compito della politica è un altro errore storico che denota, oltretutto, l’incapacità di un’elaborazione complessiva alternativa al modello di sviluppo che l’attuale recessione economica sta mettendo in profonda crisi, nonché quella che alcuni Compagni definiscono “Sindrome della sconfitta” che a partire dalla Bolognina serpeggia dannosamente nei gangli della sinistra italiana.

Vincenzo Facciolo di Ross@ Savona

04 novembre 2014


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