Le dichiarazioni rilasciate da Renzi al riguardo del ruolo
del sindacato e dello sciopero del 12 Dicembre rappresentano un punto
importante, quasi decisivo, nel suffragare l’analisi che insiste sul fatto che
in Italia si sia già formato un regime autoritario imperniato sul ruolo del PD
come “Partito della Nazione” all’interno di una sorta di “monopartitismo
imperfetto”.
Non può essere, infatti, in un frangente di questo genere
essere messo in discussione il ruolo negativo assunto dalla CGIL nel corso degli
ultimi anni sotto l’aspetto della capacità di mobilitazione, della
trasformazione del sindacato in agenzia di servizi, della ricerca sbagliata di un’impossibile
concertazione.
In discussione, infatti, nelle dichiarazioni di Renzi non c’era
la CGIL ma l’intero impianto democratico del Paese fondato sulla Costituzione,
la rappresentanza politica e sociale da parte dei partiti e dei corpi
intermedi, la stessa possibilità di espressione pubblica della rivendicazione
sindacale , della protesta e della proposta politica.
E’ evidente come l’impostazione fondata sul cosiddetto “uomo
solo al comando” stia prevalendo soprattutto in quei settori della società
sempre sensibili alle idee di “legge e ordine” e sempre pronte a schierarsi con
un demiurgo, di volta in volta proposto attraverso l’assordante battage
televisivo e della costruzione dell’immagine.
Questa volta l’occasione è ghiotta per i fautori della
rottura e della semplificazione autoritaria della democrazia costituzionale dal
documento della P2 in giù perché una parte rilevante del Paese, ormai sfibrata
dal peso di contraddizioni enormi vissute sulla propria pelle, potrebbe anelare
a una sorta di “pax romana” basata sulla distruzione della dialettica
democratica e della rappresentanza politica.
E’ su questo punto che ha valore lo sciopero del 12 Dicembre
come espressione del grande disagio sociale ed economico che attraversa la
società italiana nei suoi gangli vitali: perfino analisti e studiosi “liberal”
hanno individuato nella crescita delle diseguaglianze e nell’impoverimento
generale i fattori trainanti di una situazione pericolosa nella quale il PD
renziano sta infilandosi per limitare il confronto e ridurre lo spazio di contatto
tra la società e la politica.
Un’idea di “politica” all’interno delle cui strutture una
generazione di “professionisti rampanti” animati dal più puro individualismo e
disprezzo per gli altri sta provando a costruire un sistema diverso fondato sul
dominio, la prevaricazione, la sopraffazione.
Siamo ben oltre al semplice prodotto che potrebbe derivare
da riforme costituzionali in senso presidenzialista o di una legge elettorale
intensa semplicemente come strumento per garantire un eccesso di governabilità.
Per questi motivi lo sciopero del 12 Dicembre diventa uno
snodo fondamentale, ma il suo esito non sarà certo sufficiente per respingere l’attacco in
atto.
La questione è davvero totalmente politica e chiama in causa
il tema dell’opposizione, fin qui condotta a sinistra in modo possibilista,
blando, incerto.
Opposizione sociale e Opposizione politica: richiamarne la
necessità in questo momento potrebbe apparire semplicemente eufemistico.
C’è necessità e urgenza di un’opposizione che sappia
muoversi ben radicata anche sul piano politico e organizzativo: un’opposizione
che avrebbe bisogno di essere rappresentata ben oltre le semplici forme del
movimento.
E’ questo il richiamo dell’oggi da sviluppare con somma
urgenza, tenendo ben conto che non esistono più prospettive di incidenza
attraverso i classici meccanismi del confronto interno e delle prospettive di
formule politiche come quella del centro-sinistra nella sua varie versioni.
Serve, infatti, qualcosa di molto diverso di un indistinto
raggruppamento di protesta.
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