L'opposizione comincia a farsi sentire nelle piazze: oggi a Brescia è stato fortemente contestato Matteo Renzi che ha accusato il sindacato di "voler dividere il Paese".
Deve essere chiaro che "a dividere il Paese" è questo governo fiancheggiatore del disegno europeo di sopraffazione sociale e dei soliti "padroni del vapore" di casa nostra.
Casa nostra nella quale riesplode la "questione morale" con il "caso Verdini" il personaggio trait-d'union tra Renzi e il piduista Berlusconi.
Questo governo divide sì il Paese, aumentando le diseguaglianze, impoverendo milioni di persone, accrescendo il fossato tra Nord e Sud: è un governo che divide con le armi della sopraffazione e delle cariche della polizia.
L'opposizione deve farsi sentire in maniera molto più forte di quanto non stia avvenendo, in maniera più organica e incisiva dimostrando come tutta la rabbia dei lavoratori, dei disoccupati, dei pensionati debba trasformarsi in un progetto d'alternativa.
Due mesi dopo aver inaugurato il nuovo
stabilimento della Rubinetterie bresciane di Aldo Bonomi a Gussago,
Matteo Renzi è di nuovo a Brescia per visitare altre tre aziende (la
Palazzoli in città, la nuova Italcementi di Rezzato e la Omr del
presidente di Aib Marco Bonometti) .
Alle 10 il premier è arrivato nella sede della Palazzoli. “Le
dinamiche parlamentari le vedremo alla Camera nelle prossime settimane,
nei prossimi giorni. Se ci sarà bisogno di mettere la fiducia la
metteremo. L’importante è che la fiducia non la perdano quelli che
devono creare lavoro in Italia”. Così il premier Matteo Renzi ha aperto
una giornata dedicata ai temi del lavoro e dell’economia. Dal palco
dell’Assemblea ha sottolineato la necessità di portare avanti le
riforme: “Si è aperta un’opportunità pazzesca, non coglierla sarebbe un
errore gravissimo. Se facciamo ciò che siamo in grado, l’Italia dei
prossimi anni sarà locomotiva in Europa. Ma bisogna aver coraggio di
dire che è finito il tempo dei si farà: ora o mai più. Ecco il senso
dell’urgenza che muove me e il mio governo”.
“Eravamo una banda di ragazzini senza
esperienza, senza futuro – ha continuato Renzi rispondendo alle critiche
mosse al suo governo. In tre mesi abbiamo smesso di essere ragazzini
siamo diventati espressione dei poteri forti. Siamo diventati uomini
solo al comando. Non c’è un uomo solo al comando: c’è un popolo che
chiede di cambiare per sempre”. E ha aggiunto: “C’è un disegno per
spaccare in due l’Italia, dividerla fra padroni e lavoratori. Io dico no
al rischio di rendere il lavoro il luogo dello scontro politico. E’
un’idea che ha bloccato l’Italia in questi anni. Io sono qui a dire che
non c’è una doppia Italia. C’è un solo Paese indivisibile”.
Tra gli strumenti del cambiamento, il
presidente del Consiglio cita anche l’Italicum. Per il premier, con la
riforma della legge elettorale, sapere chi vince non deve essere “più un
terno al lotto”. “Anch’io non sono stato eletto dai cittadini, ma sono
qui nel rispetto della Costituzione”. E ha parlato anche della ‘tassa
dei comuni’: “Ci sarà nel 2015 una sola tassa, è una tassa della città,
c’è in tutto il mondo, che comprende anche la discussione sui capannoni,
che sarà affidata al sindaco di quel comune e non vedrà più lo stato
metterci bocca”.
Squinzi a favore di Renzi. All’incontro
è presente anche il presidente di AIB Marco Bonometti e da quello di
Giorgio Squinzi, leader di Confindustria. ”Renzi sta dimostrando
leadership e autorevolezza. Ci dà fiducia ma adesso serve uno sforzo in
più”. E ha ringraziato il premier: “Lei si è assunto il pesante
fardello di far uscire l’italia dalle secche di regole e culture
sorpassate che sappiamo ci condurrebbero a un lento ma inarrestabile
declino. Di questo arduo impegno non possiamo che esserle grati. Se ne
sentiva la necessità”
Dura la risposta della CGIL.
Quella intrapresa da Renzi “non è la strada giusta. Al contrario, è
proprio quella che divide il Paese”. Così la Cgil replica alle ultime
affermazioni del premier, oggi a Brescia. “C’è molto nervosismo nelle
parole del presidente del Consiglio che ancora una volta evoca fantasmi e
complotti,lancia invettive e ammonimenti ma evita accuratamente di dire
– sostiene il sindacato guidato da Camusso in una nota come si crea
lavoro e come si rilancia il Paese”. “Il governo continua a non avere
una politica per l’occupazione”.
Corteo di 800 lavoratori.
Restano tesi i rapporti con CGIL e FIOM, che accusano il premier di
visitare aziende dove l’agibilità sindacale incontra ostacoli,
e accusano i vertici della Palazzoli di avere messo gli operai in ferie
“forzate” il giorno della visita di Renzi. Sono circa 800 i lavoratori
in sciopero della CGIL e FIOM fuori dalla fabbrica che hanno atteso
l’arrivo del premier. Molti gli striscioni con slogan contro il governo
(“80 euro in busta paga poi tagliano i servizi”, altri contro Jobs
act). Il corteo degli operai però si è sciolto dopo gli scontri
avvenuti tra forze dell’ordine e rappresentati dei centri sociali che si
sono infiltrati nella manifestazione sindacale, creando non pochi
problemi e disagi all’ordine pubblico.
Tensione al corteo fuori dallo stabilimento.
Tensione al corteo dei centri sociali a Brescia per l’arrivo di Renzi.
Un gruppo di manifestanti ha deviato il percorso tentando di avvicinarsi
il più possibile alla Palazzoli, l’azienda che ospita l’assemblea degli
industriali dove è presente anche il premier. Un gruppo di manifestanti
ha provato a sfondare il cordone di polizia e gli agenti hanno respinto
i manifestanti. Nei tafferugli con i centri sociali sono rimasti feriti
un agente di polizia e un carabiniere al quale i manifestanti avrebbero
tentato di strappare lo scudo difensivo. I due sono stati medicati.
Circa duecento i manifestanti che hanno utilizzato fumogeni, petardi e
lanciato sassi e bottiglie. I centri sociali hanno poi tentato di
aggregarsi al corteo della FIOM che ha però rifiutato. I manifestanti
dei centro sociali hanno provato a sfondare il cordone i polizia per
avvicinarsi all’azienda, sede dell’Assemblea AIB. Spintoni e
manganellate da parte degli agenti che hanno utilizzato lacrimogeni.
“Assediamo Renzi e le sue politiche”, hanno gridato i manifestanti.
“Renzi non hai mai lavorato, giù le mani dal sindacato”: è questo il
testo di uno degli striscioni esposti dalla FIOM che ha manifestato
contro Renzi fuori dall’azienda di Brescia.
Altra protesta a Palermo, lavoratori precari sul tetto del Comune. Attimi
di tensione a Palermo, in piazza Pretoria. Alcuni operai sono riusciti a
entrare a Palazzo delle Aquile, sede del Municipio del capoluogo
siciliano, raggiungendo il tetto dell’edificio e minacciando di buttarsi
giù. A quanto si apprende si tratterebbe di due o tre persone. Durante
le fasi concitate dell’irruzione un impiegato è rimasto ferito in modo
lieve (e trasportato in ospedale per accertamenti). Il portone del
Palazzo è stato quindi chiuso, mentre entravano in azione gli agenti
della DIGOS, per condurre una delicata trattativa per convincere gli
operai a desistere e a lasciare il tetto. La protesta degli operai, a
quanto si apprende è la conseguenza della decisione della scorsa
settimana di azzerare i fondi per i precari ex DL 24 del Comune di
Palermo. C’è il concreto rischio che il Comune vada in dissesto e si
decida, quindi, di non rinnovare i contratti dei precari. Il lavoratori
che manifestano sono poi preoccupati che dopo il
mancato finanziamento del Coime (ex dl 24) tocchi agli lSU e dunque
complessivamente vengano cancellate da Roma le somme per circa 3.300 lavoratori.

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