Il tema del cambiamento climatico appare quello più urgente e drammatico da affrontare per il futuro dell'umanità. Si moltiplicano i segnali d'allarme, gli studi, le analisi gli appelli ma la logica del profitto, prevalente in tutti i sistemi politici e frutto della stortura della cieca concezione accumulatrice e sviluppista dell'iper capitalismo dominante appare del tutto egemone.
Soltanto un mutamento di fondo nella concezione stessa dei paradigmi della vita stessa del genere umano potrà realizzare un'inversione di tendenza e assicurare un futuro che potrà essere soltanto di rispetto dell'ambiente e di eguaglianza economica e sociale.
Il rapporto degli esperti del Gruppo
intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc).
"Concentrazioni di gas serra ai massimi livelli da 800.000 anni".
"Evitare che superi la soglia dei 2°C" - Da La
Repubblica del 02/11/2014
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COPENHAGEN – Le
concentrazioni di gas serra nell'atmosfera sono ai massimi livelli da
"800.000 anni a questa parte". Tra il 1880 e il 2012 la temperatura
della superficie terrestre e degli Oceani è salita di 0,85°C, a un ritmo
troppo veloce. Resta poco tempo per intervenire e mantenere il riscaldamento
globale sotto la soglia dei 2°C. A lanciare l'allarme gli esperti del Gruppo
intergover-nativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc), presentando il
rapporto sul riscalda-mento globale delle Nazioni Unite.
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Il documento racchiude le conclusioni di tre precedenti
studi. Oltre all'impatto dell'uomo, analizza come i cambiamenti climatici siano
già in corso e possano diventare irreversibili a meno che le emissioni di gas
serra non siano tagliate. Secondo l'Ipcc, gli scienziati sono certi al 95% che
l'aumento dei gas serra dovuto a combustione di carboni fossili e la
deforestazione siano le principali cause del riscaldamento dalla metà del
ventesimo secolo.
Ridurre le emissioni del
40-70%. Le emissioni mondiali di gas serra dovranno
essere ridotte del 40-70% fra il 2010 e il 2050, e scomparire entro il 2100,
secondo l'Ipcc. "L'influenza umana sul sistema climatico è chiara,
dobbiamo agire rapidamente e in modo decisivo, e abbiamo i mezzi per limitare
cambiamenti climatici e costruire un futuro migliore", ha detto il
segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon.
Frattura fra Paesi in via di
sviluppo e sviluppati. L'Ipcc è stato
istituito nel 1988 per affrontare il tema del riscaldamento globale e il suo
impatto. I delegati hanno lavorato fino all'ultimo minuto ieri sera per stilare
i documenti finali dopo una settimana di incontri a Copenaghen. Qui si è
registrata una frattura tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo, sulle parti
del testo che discutono quali livelli di riscaldamento globale possono essere
considerati pericolosi. I delegati non sono giunti a un accordo e alcuni testi
sono stati eliminati dal rapporto, con il disappunto degli scienziati. "Se
i governi vogliono che l'Ipcc faccia il suo lavoro, non devono farsi
coinvolgere in lotte che non hanno nulla a che fare con l'Ipcc", ha
dichiarato Michael Oppenheimer, principale autore del secondo rapporto.
L'omissione di questa parte ha fatto sì che la parola 'pericoloso' scomparisse
del tutto dalla sintesi dello studio. Compare infatti solo due volte in un
rapporto più lungo, rispetto alle sette volte delle bozza prodotta prima
dell'incontro di Copenaghen. La parola 'rischio' viene invece utilizzata 65
volte nella sintesi finale di 40 pagine.
L'impegno continua. L'impegno
internazionale sul tema continuerà il prossimo mese a Lima, in Perù, ultimo
appuntamento prima del summit che si terrà a Parigi il prossimo anno, dove
dovrebbe essere adottato un accordo globale sulle azioni da intraprendere in
materia di clima. La sfida più difficile sarà decidere chi dovrà fare cosa. Ma
già si prevede una lotta tra i Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo. I
primi chiederanno a tutti di abbracciare obiettivi ambiziosi, mentre i secondi
potrebbero continuare a sostenere che ci sono nazioni che storicamente hanno maggiori
responsabilità e dovrebbero essere in prima linea per aiutare i Paesi più
poveri a far fronte all'impatto del riscaldamento globale. L'Ipcc finora ha
evitato di prendere parte alla disputa, sottolineando solo che i rischi dei
cambiamenti climatici "generalmente sono maggiori per i popoli e le
comunità svantaggiati nei Paesi a tutti i livelli di sviluppo".
[Non appena sarà disponibile
il testo originale del rapporto Ipcc, ne verranno pubblicati i passi salienti.]
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