Una situazione che assume accenti di gravità inaudita.
La Comunità Internazionale sembra tacere: sarà troppo augurarci un intervento più deciso di una semplice tentativo di "moral suasion"?
Una proposta di legge vuole far diventare Israele "lo stato-nazione del popolo ebraico" o "stato della nazione ebraica". Il provvedimento è stato approvato domenica mattina dall'esecutivo di Benjamin Netanyahu nonostante la feroce opposizione di sette ministri, tra i quali la ministra della giustizia Tzipi Livni. Uno di essi, Yair Lapid, ha minacciato le dimissioni. 15 ministri hanno invece appoggiato il premier.
Secondo la proposta, nel corpo legislativo israeliano sarà inserito il nuovo status di Israele che, pur ospitando cittadini di origine palestinese e cittadini musulmani, sarà identificato appunto come "stato-nazione del popolo ebraico". Il testo, che riunisce due proposte di legge distinte, è stato avanzato da tre parlamentari conservatori che nel recente passato si sono contraddistinti per posizioni molto radicali contro i palestinesi.
Aprendo il dibattito, Netanyahu ha assicurato che i diritti civili di ciascun cittadino di Israele saranno garantiti; ma al tempo stesso occorre ribadire che Israele è lo Stato nazionale del popolo ebraico in quanto - ha osservato - ciò viene sempre più spesso messo in questione, da più parti.
Un dirigente del Likud, Zeev Elkin, ha osservato che se la Palestina sarà lo Stato nazionale dei palestinesi occorre al tempo stesso ribadire che "Israele è lo Stato nazionale del popolo ebraico". Un altro esponente nazionalista, il ministro Naftali Bennett, ha lasciato intendere che questa legge è stata elaborata in reazione a recenti sentenze della Corte Suprema israeliana. Una volta approvata, ha fatto notare, i legislatori e giudici dovranno ispirarsi maggiormente "ai valori dell'ebraismo".
In un animato dibattito in seno al governo, il ministro delle Finanze Yair Lapid ha affermato che il Likud di oggi si è spostato talmente a destra che anche il suo fondatore Menachem Begin si troverebbe ormai a disagio. Il leader dell'opposizione laburista Yitzhak Herzog ha accusato Netanyahu di "irresponsabilità" per aver sollevato una questione del genere mentre sono particolarmente elevate le frizioni fra ebrei e non in Israele. La leader del partito Meretz (sinistra sionista) Zahava Galon ha da parte sua accusato il governo di aver compiuto "un crimine" contro la democrazia israeliana.
Posizione condivisa dal Procuratore generale di Israele Yehuda Weinstein, secondo il quale la proposta dell'esecutivo attenta allo spirito democratico di Israele.
Nelle ultime settimane si sono intensificati gli attacchi solitari di terroristi palestinesi a Gerusalemme contro cittadini israeliani di fede ebraica. L'ultimo terribile episodio è avvenuto all'interno di una sinagoga dove 4 rabbini sono stati uccisi a colpi di ascia e pistola, in una azione poi lodata da Hamas e condannata da Abu Mazen.
Allo stesso tempo i palestinesi - e non solo - accusano le autorità israeliane di implementare misure che ricordano l'apartheid, come i bus israeliani vietati ai residenti della Cisgiordania per paura di attentati.
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