Sono molto allarmato: reitero a tutti i soggetti della sinistra
comunista, anticapitalista, d’opposizione e d’alternativa un pressante invito a
trovare al più presto la strada per realizzare produttivamente un’adeguata
prospettiva di organizzazione politica.
Gli avvenimenti di questi ultimi mesi, con particolare
riferimento proprio a quelli più recenti, mi hanno suggerito una riflessione
molto particolare che cercherò di esporre in una maniera del tutto sintetica in
quest’occasione, utilizzando anche la prima persona singolare proprio per
sottolineare il carattere del tutto personale dell’analisi.
E’ mia precisa convinzione, infatti, che in Italia (in una
situazione del tutto specifica rispetto al contesto europeo) si stia affermando
un regime autoritario quale compimento di una lunga fase avviata, alla fine
degli anni’90, dopo l’implosione dei grandi partiti di massa, l’adozione del
sistema elettorale maggioritario, l’adozione di metodi di elezione diretta di
Sindaci e Presidenti di Provincia, l’affermazione definitiva del fenomeno della
personalizzazione della politica.
Il punto attuale è quello del compimento del progetto di
“Rinascita Nazionale” stilato dalla P2 di Licio Gelli nel 1975 (a proposito:
perché il “Corriere della Sera” non ha più ripreso l’editoriale di qualche
settimana fa scritto dal suo Direttore, dove si denunciava chiaramente “l’odore
stantio della massoneria”?).
Il documento del 1975 è stato pienamente realizzato per quel
che riguarda il ruolo dei corpi intermedi, con particolare riferimento ai
sindacati, alle forze economiche e dell’informazione: informazione in questo
momento pressoché totalmente asservita, in maniera davvero straordinaria per
compattezza, ai voleri del nuovo potere dominante.
Nuovo potere dominante incarnato, secondo i dettami del
“potere personale”, da questo personaggio interpretato dal Presidente del
Consiglio e Segretario del PD che ha svelato la maschera molto rapidamente: un
disvelamento che sta coinvolgendo una parte rilevantissima dei quadri politici
di questo Paese che ne stanno assumendo le sembianze e la concezione del potere
appresentandosi a una fase di dominio sulle istituzioni e la società. Un
dominio che reclama la cancellazione della dialettica democratica e del ruolo
dei consessi elettivi, riducendo la partecipazione politica a forme di assenso
plebiscitario.
Naturalmente, in un Paese complesso e dalle variegate
tradizioni e sensibilità politiche come l’Italia, quest’operazione non può
avvenire da un giorno all’altra e semplicemente attraverso la cooptazione di un
nuovo “establishment”.
Occorre mettere a tacere il cuore di una possibile
operazione: ovverosia chi, all’interno di un mondo del lavoro ormai tartassato
in maniera incredibile da decenni di malgoverno di centrodestra e di
centrosinistra, osa ancora pretendere un confronto, avanzare delle richieste
sul piano delle condizioni materiali di vita e della stessa democrazia.
Esiste dunque un’opposizione che va sconfitta ed emarginata
per arrivare all’affermazione piena di una svolta autoritaria che ristabilisca
il primato dei padroni, riduca il mondo del lavoro a poltiglia corporativa,
costringa i giovani a mendicare la propria sopravvivenza al di fuori da un
quadro di riferimento posto sul piano dei diritti sociali e politici rendendoli
totalmente assenti sul piano della rivendicazione di classe.
Tutto questo è facilitato dall’ignavia e dalla complicità di
parti rilevanti dei componenti del sistema politico a sinistra, rivelatisi del
tutto incapaci nel leggere i processi reali così come questi stanno avanzando e
molto spesso accecati da un deleterio trasformismo: questo dato vale anche per
molti che, formalmente si collocano all’opposizione, stando nel sindacato e nei
giornali ma, nella sostanza, finendo con il propugnare una sorta di
“accomodamento” nelle pieghe del regime oppure vagheggiando impossibili ritorni
a formule politiche del passato o a tentativi di “condizionamento” dall’interno
che risultano davvero velleitari e impossibili, data e non concessa la patente
di onestà intellettuale attribuibile a chi sta cercando (o facendo finta ) di
portarli avanti.
Tutto questo non basta però per affermare definitivamente
l’orgia del potere assoluto che si sta realizzando: serve qualcosa di più,
serve l’incidente (come hanno dimostrato le provocazioni di Renzi nel corso del
comizio svolto agli industriali a Brescia) per provocare una forte reazione di
destra.
Una reazione di destra fondata sulle cariche della polizia
per rendere praticabile un progetto di sostanziale assolutismo, anche
attraverso l’approvazione di una legge elettorale assolutamente
antidemocratica, del tipo di quella utilizzata dai fascisti nel 1924.
Serve l’incidente per rovesciare quella che fu la logica del
Luglio’60 quando le cariche della polizia a Genova e in tutta Italia, fino ai
morti di Reggio Emilia suscitarono l’indignazione popolare e fecero cadere il
governo Tambroni in piazza.
Oggi “l’incidente” avrebbe, stante le condizioni economiche
e sociali, l’effetto opposto: quello del rintanarsi della società italiana
nell’idea della “legge” e “ordine” e del potere da consegnare ai padroni: certo
non ci sono più il PCI e il PSI di allora, ed è profondamente cambiata e
indebolita la CGIL in una società post-industriale nella quale diseguaglianze,
precarietà e paura appaiono come i connotati dominanti.
A questo punto è necessaria l’opposizione, sociale e
politica, ma appare del tutto indispensabile e urgente che l’opposizione
politica si organizzi attraverso la formazione di una soggettività adeguata al
momento storico, provvedendo a una propria identità, autonomia, capacità
organizzativa e di aggregazione.
Mi trovo costretto a
ribadire, ancora una volta, questo concetto-base relativo al soggetto politico
che mi pare francamente del tutto trascurato anche laddove si sta lavorando per
portare avanti una coerente iniziativa di opposizione a questo Regime.
Nelle prossime
settimane avremo importanti iniziative di lotta alle quali far corrispondere il
massimo possibile di mobilitazione.
Mi pare però troppo
forte il rischio , alla fine, tutto si sfilacci in una sottovalutazione complessiva.
Per questo motivo
reitero a tutti i soggetti della sinistra comunista, anticapitalista,
d’opposizione e d’alternativa un pressante invito a trovare al più presto la
strada per realizzare produttivamente una adeguata prospettiva di
organizzazione politica.
2 commenti:
Caro Franco, approvo appieno la lucidità della tua analisi che, come più volte detto, condivido pienamente.
Che si stia provando di tutto per inasprire il conflitto sociale è cosa oramai assodata, che l'indirizzo verso cui si muove questo governo fantoccio sia quello da te paventato e chiaro come l'acqua. Che si stia sperimentando in Italia, quanto da oltre oceano è stato più volte richiesto da soggetti politici ed economici "Il superamento delle Costituzioni antifasciste" credo sia cosa assolutamente esatta anche se non percepita dalla "gente comune"; non a caso proprio ieri sono stati ufficialmente aggiornati i protocolli paramilitari per il controllo delle manifestazioni di piazza da parte delle "Forze dell'ordine", compreso l'utilizzo di tutta una nuova serie di armi più pericolosi dei semplici manganelli, che oltretutto evitano il contatto diretto tra manifestanti e celerini.
Vedi caro Franco, gli elementi ci sono tutti e suscitano grave preoccupazione.
La necessità di individuare cosa "vogliamo fare da grandi" è impellente oltre che necessaria. Personalmente ritengo che l'impegno del nostro gruppo Comunista savonese, della ricerca e progettazione di un soggetto politico posizionato nel vuoto della sinistra italiana che possieda connotati marcatamente antagonisti sia il passo fondamentale per cercare di arginare il nuovo fascismo che ha bussato alla porta e di cui solo alcuni percepiscono il reale pericolo.
Vincenzo.
o ci si rende conto che è impellente e vitale la costituzione del soggetto politico, capace di essere all'altezza dello scontro di classe, oppure ben presto sentiremo il rumore degli stivali dietro la porta.
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