I
8
novembre 2014 - il manifesto
L’assalto
di Bassanini
Marco Bersani (Attac Italia)
Si intitola «Una nuova politica industriale dei servizi pubblici locali:
aggregare e semplificare»
la relazione svolta dal presidente
di Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini al convegno di
Federutility del 14 ottobre scorso a
Roma. Si tratta di 24 pagine in cui Bassanini enuclea le linee guida sui
servizi pubblici locali, non a caso divenute poi normative concrete con il
decreto «Sblocca Italia» e con la Legge di stabilità.
Qual è la filosofia
di fondo?
Trasformare i servizi pubblici locali, a partire dall’acqua, da garanti di
diritti universali in mercato redditizio e competitivo al servizio dei grandi
capitali finanziari. «L’obiettivo da perseguire
è quello di porre le condizioni perché nascano operatori di grandi
dimensioni, capaci di competere con i grandi players europei anche nei
mercati emergenti» dice Bassanini, rilevando come nei comparti energetico,
idrico e rifiuti operino attualmente 1.115 società territoriali che, nel
disegno suo e del governo, dovranno divenire non più di 4–5 colossi
multiutility. Tutto questo considerato necessario per garantire 5 miliardi
di investimenti/anno nei servizi idrici, altri 5 nell’igiene urbana e 1 nella
distribuzione del gas.
Impossibile
ricordare al “nostro” come gli investimenti, in questi anni di
società per azioni e di collocamento in Borsa, siano crollati a meno di
un terzo rispetto a quelli che facevano le vituperate municipalizzate,
perché Bassanini è troppo concentrato su un altro obiettivo: il taglio drastico
dei posti di lavoro: «(..) rispetto agli attuali
1.100 operatori complessivi dei tre comparti, occorre prevedere una loro
riduzione a 60–190, ed è auspicabile che si
arrivi ad un numero vicino all’estremo inferiore dell’intervallo».
Obbligo alla
fusione tra società di servizi pubblici locali, gestore unico per ogni ambito
territoriale ottimale (che vanno ridefiniti su scala almeno regionale), ruolo
di «controllo» esterno o con quote di assoluta minoranza degli enti pubblici e
aumento delle tariffe: ecco il puzzle per consegnare tutti i beni comuni
territoriali ai quattro colossi collocati in Borsa che già fremono ai
binari di partenza: A2A, Iren, Hera e Acea (con la chicca di prevedere per il
comparto rifiuti la costruzione di 97
inceneritori!). E per farlo, il governo Renzi ha inserito nella Legge di
stabilità la possibilità per gli enti locali di spendere fuori dal patto di
stabilità le cifre ricavate dalla vendita delle loro quote nei servizi pubblici
locali.
Ma chi investirà
nei servizi pubblici locali finalmente consegnati ai capitali finanziari? Cassa Depositi e
Prestiti, attraverso finanziamenti diretti (3 miliardi di euro già investiti
nel triennio 2011–2013) o con i propri fondi equity FSI (500 milioni a
disposizione per favorire le fusioni territoriali) e F21 ( già attivo nei
servizi idrici, nella distribuzione del gas, energie rinnovabili, rifiuti, in
autostrade, aeroporti e tlc). Naturalmente con interessanti joint venture con
capitali stranieri, a partire dal colosso cinese State Grid Corporation of
China, che, con la benedizione estiva di Renzi, ha acquisito il 35% di Cdp
Reti, la società di Cassa Depositi e Prestiti, che tiene in pancia il 30% di
Snam (gas) e il 29,85% di Terna (energia elettrica).
Come si può intuire, siamo di fronte al più pesante
attacco sinora tentato ai beni comuni e alla loro gestione territoriale e
partecipativa.
Vogliono chiudere definitivamente la straordinaria stagione referendaria. Vogliono
consegnare le nostre vite alla finanza.
Occorre reagire in
ogni luogo.
Il tempo è ora.
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Napoli, 27 ottobre 2014
ACQUA: SALVIAMO LA MADRE
di padre Alex Zanotelli
“Tra i tanti processi di privatizzazione dei servizi pubblici
in corso, quello dell’accesso all’acqua è il più criminale” ha
scritto l’attivista R. Lessio nel suo libro All’ombra dell’acqua.
“Un progetto folle a cui possono credere solo persone profondamente malate, ammalate del
nulla”.
E in questo paese sono tante le persone ‘ammalate del nulla’, che spingono di nuovo l’Italia verso la
privatizzazione dell’acqua. E questo nonostante il Referendum (11-12 giugno
2011), quando 26 milioni di italiani hanno sancito che l’acqua deve essere
tolta dal mercato e che non si può fare profitto su un bene così fondamentale.
A tutt’oggi il
Parlamento italiano è stato incapace di rispondere a questa decisione popolare
con un’appropriata legislazione. Eppure lo scorso anno 200 deputati hanno
preparato un disegno di legge che non si riesce a far discutere in
Parlamento. La ragione è che il governo Renzi sta perseguendo una
devastante politica di privatizzazioni. Con “Sblocca Italia” e la “Legge di
Stabilità”, Renzi offrirà incentivi agli enti locali che privatizzano i servizi
pubblici.
E’ il tradimento
del Referendum!
Il governatore
della Campania Caldoro ha fiutato bene questo clima e il 31 luglio ha fatto
votare al Consiglio Regionale la finanziaria con due maxi-emendamenti: uno, sul
condono edilizio e l’altro sulla privatizzazione dell’acqua. La Regione
Campania affida così alle società
operanti sul territorio, soprattutto alla GORI, non solo la gestione e
distribuzione dell’acqua, ma anche la captazione e l’adduzione alla fonte. Per
di più Caldoro ha deciso di costituire presso la giunta una Struttura di
missione con grandi poteri sulla gestione dei servizi idrici, togliendoli agli
enti locali.
Abbiamo reagito con
forza come comitati acqua della Campania con una vivace campagna mediatica.
Anche il governo ha impugnato il maxi-emendamento perché in contrasto con i
principi fondamentali della legislazione statale
in materia. “Troveremo un’intesa con il governo”, ha replicato Caldoro, che è
deciso a procedere sulla via della
privatizzazione.
Tutto questo mette
in pericolo l’ABC (Acqua Bene Comune) di Napoli, un comune che è passato da una
gestione SPA ad un’Azienda Speciale, uno strumento che non permette di fare
profitti.
Napoli è l’unica
grande città in Italia che ha obbedito al Referendum ed ha dimostrato che si possono gestire i servizi idrici con un’Azienda
Speciale. Lo sbaglio del sindaco De Magistris è stato che, nonostante le
pressioni dei comitati, non ha “messo in sicurezza” l’ABC. Così anche l’acqua
di Napoli potrebbe capitolare alla spinta privatizzatrice di Caldoro.
A raccogliere i
frutti di questa operazione di Caldoro sarà l’ACEA (Roma) di Caltagirone
che si sta espandendo in Toscana e
ora tenta di prendersi l’acqua del Meridione. L’ACEA detiene il 37% delle
azioni della GORI, che ha una gestione molto contestata di 76 comuni dell’area
vesuviana.
Al Nord sono in
atto le stesse manovre di
unificazione fra IREN (Torino-Genova) e A2a (Milano –Brescia) a cui guarda con
interesse HERA (Emilia Romagna). Rischiamo così di avere una grande
multiutility, che gestirà l’acqua del Nord.
Quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi è di una
gravità estrema.
E’ la negazione del
Referendum. Davanti a questo scenario, mi viene spontaneo
chiedermi: "Dov’è il grande movimento
dell’acqua? Dove sono i 26 milioni
di italiani che tre anni fa hanno votato per la ripublicizzazione dell’acqua?
Ma soprattutto dov’è la chiesa italiana, le chiese, le comunità cristiane su un tema così fondamentale come l’acqua, la
Madre di tutta la vita sul pianeta Terra?
”
La chiesa si batte
contro l’aborto, l’eutanasia e la pena di morte in nome del ‘Vangelo della
Vita’, così deve oggi battersi per il diritto all’acqua come ‘diritto
alla vita’ come afferma la teologa americana Christiana Peppard nel suo
volume Just Water. E’ questo
il tempo opportuno per credenti e non, per riprendere con forza l’impegno per
proclamare l’acqua diritto fondamentale umano.
Per questo chiedo a
tutto il movimento per l’acqua pubblica di ricompattarsi e di rimettersi insieme sia a livello locale, regionale, nazionale ed
europeo. Mettiamo da parte rancori e scontri
e continuiamo a camminare insieme!
A livello regionale
dobbiamo contrastare la spinta alla privatizzazione dell’acqua e opporci alle multiutilities.
A livello nazionale, dobbiamo fare
pressione sul Parlamento italiano
perché discuta subito la Legge sull’acqua, firmata da 200
parlamentari. E’ possibile che il movimento Acqua del Lazio si impegni a dei
“sit-in” davanti a Montecitorio? Dobbiamo batterci contro le politiche del
Governo Renzi contenute in “Sblocca Italia” e nella “Legge di Stabilità”, che spingeranno i Comuni a privatizzare i servizi
pubblici.
A livello europeo, dobbiamo fare
pressione sui parlamentari a Bruxelles,
perché boccino il “Piano Acqua Europa 2027”, noto come “Water Blueprint” e
contestino la Commissione Europea che si
è rifiutata di prendere in considerazione l’iniziativa dell’ICE (Iniziativa dei
cittadini europei ) sull’acqua, che ha ottenuto oltre un milione e mezzo di
firme in sette paesi.
A livello
internazionale
continuiamo a sostenere come movimento Acqua, il vasto movimento contro il T-TIP
(Partenariato Transatlantico per gli Investimenti e il Commercio tra USA e UE)
e il TISA (Trattato sui servizi pubblici sotto l’egida del WTO), che spingono verso la privatizzazione di tutti i
servizi pubblici.
Infine, in un
momento così grave, chiediamo alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
di dichiarare che l’acqua è un diritto fondamentale, invitando tutte le
comunità cristiane a impegnarsi a fianco del movimento per l’Acqua pubblica in
Italia e a scrivere una lettera come quella del vescovo cileno Luis Infanti
della Mora: "Dacci oggi la nostra Acqua
Quotidiana".
"La crescente politica di privatizzazione è moralmente
inaccettabile – scrive il vescovo Luis Infanti (che con il suo
popolo ha impedito che l’ENEL costruisse 5 dighe in Patagonia) - quando cerca di impadronirsi di elementi così vitali come
l’acqua, creando una nuova categoria:gli esclusi! Alcune multinazionali che
cercano di impadronirsi di alcuni beni della natura, e
sopratutto dell’acqua, possono essere legalmente padrone di
questi beni e dei relativi diritti, ma non sono eticamente proprietarie di un
bene dal quale dipende la vita dell’umanità. E’ un’ingiustizia
istituzionalizzata che crea ulteriore fame e povertà, facendo sì che la natura
sia la più sacrificata e che la specie più minacciata sia quella umana, i
più poveri in particolare”.
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