A molti forse potrà apparire un’arbitraria commistione:
eppure c’è un nesso tra il manganellamento degli operai della Terni e l’inaudita
sentenza che assolve gli imputati del processo Cucchi, assoluzione avvenuta
attraverso l’inquietante formula della “insufficienza di prove”.
In verità la democrazia italiana non è mai stata granché dal
lato soprattutto della giustizia, delle forze dell’ordine, dell’inquinamento
nelle forme di correttezza e trasparenza dello Stato.
Basti a pensare alle grandi questioni del rapporto tra
settori dello stato e la malavita organizzata a partire da Portella della
Ginestra, ai misteri accumulati nel periodo del terrorismo tra gli anni’60 e
quelli ’80, le vicende Gladio, Piano “Solo” e quant’altro, i documenti redatti
dalla loggia massonica, P2, l’endemica questione morale, le ricorrenti vicende
di deviazione dei servizi segreti, la “tela di ragno” del cosiddetto “stato
duale”.
Adesso però ci troviamo, rispetto alle complesse situazioni
appena elencate (in forma e dimensione alquanto sommarie), in una situazione di
vero e proprio “salto di qualità”.
Un salto di qualità favorito dall’assenza dei grandi
contropoteri di massa rappresentati dai partiti e dai sindacati, dai quali
emersero nel corso degli anni fortissime spinte verso una compiuta
democratizzazione attraverso il concorso dei soggetti organizzati e l’affermazione
di un’adeguata dimensione politico – culturale: i risultati non furono
probabilmente all’altezza delle contraddizioni evocate ma quella spinta ci fu e
non deve essere negata o dimenticata.
E’ necessario prestare attenzione a un punto fondamentale:
la questione della democrazia, nella sua oggettiva incompiutezza di
espressione, non può essere soltanto un fatto di testi scritti da applicare e
rispettare: Costituzione e leggi, con particolare riferimento ai temi della
rappresentanza politica e dei corpi sociali.
La questione della compiutezza della democrazia è
soprattutto questione di autonomia e separatezza tra i diversi poteri.
Autonomia e separatezza che deve, prima di tutto,
rappresentare il punto di riferimento per l’applicazione piena dell’articolo 3
della Costituzione e, in secondo luogo, costituire l’elemento sul quale
poggiare per respingere i continui tentativo di inquinamento di corpi separati
intenzionati a violare non tanto e non solo la legalità ma la stessa essenza
della democrazia repubblicana.
Manganellamento degli operai e sentenza Cucchi ci riportano,
invece, in una situazione di consolidamento di quel “blocco autoritario” sulla
base del quale s’intende, da qualche tempo, governare questo Paese attraverso l’espressione
di una logica di dominio di classe e di conservazione e accrescimento del
potere da parti di ceti separati.
Dov’è finito, nel frattempo, quel richiamo esercitato
qualche settimana fa da parte del direttore del Corriere della Sera sull’odore
di massoneria?
Cosa sta avvenendo in Italia oggi nel momento di un
apparente punto di svolta rispetto alla lunga fase di transizione seguita all’implosione
dei grandi partiti di massa, all’avvento pieno del personalismo politico, alla
caduta di ruolo dei sindacati, all’evidente riduzione di spazi nel rapporto tra
politica e società?
Si consolida così un regime autoritario e ci stanno
aspettando tempi molto duri.
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