E’ il caso, considerato il gigantesco livello di
mistificazione che pervade la comunicazione di massa al riguardo delle vicende
politiche in Italia di cercare di andare a fondo circa il fenomeno più attuale :
quello dell’assunzione di potere da parte di una corrente politica che fa capo
al potere personale del Presidente del Consiglio e Segretario del PD Matteo
Renzi.
Non si tratta di farne un “caso” personale bensì di scavare
su qual è l’ideologia di fondo che ha animato il disegno della cosiddetta “rottamazione”
e, di seguito, l’assunzione di un ruolo
di governo da parte di un gruppo che sta
costruendo una situazione del tutto
inedita nel dopoguerra italiano e definibile – come c’è già capitato tante
volte di scrivere – di drastica riduzione degli spazi di democrazia.
Insomma: su quali basi teoriche rispetto a quali riferimenti storico –
politici si è discusso alla Leopolda?
I personaggi politici del passato citati sono quasi sempre
democristiani: nel suo discorso conclusivo lo stesso Renzi ha citato Adenauer e
De Gasperi. Ma queste citazioni sembrano essere fatte più per vezzo di
infiorettatura del discorso che per riferimento a uno studio effettivo dell’opera
dell’uomo politico citato.
Insomma, per prima cosa si avverte molta superficialità e
approssimazione.
Andando però nel merito si constata questo:
1) Alla
base di tutto c’è l’individualismo. L’individualismo più sfrenato, quello “competitivo”
rispetto agli altri in tutti i campi e non solo in politica. Certo: in politica
questo fenomeno assume dimensioni vistose, sia nell’idea della
personalizzazione, sia del rapporto con l’avversario che non viene misurato per
la diversità delle idee ma soltanto perché il confronto “dà fastidio” e mette
dubbi, laddove dubbi sull’affermazione della propria personalità non dovrebbero
essercene;
2) Sul
piano dei contenuti politico – programmatici si affermano elementi
contradditori come quelli di una sorta di ritorno al nazionalismo e, insieme,
all’atlantismo. Roba da anni’50 in sostanza anche perché il sottofondo è quello
dell’iperliberismo assunto in toto (salvo le venature populistiche sull’austerità),
in perfetta linea con l’idea “competitiva”. Pur citando i democristiani non
risulta inoltre alcun accenno alla dottrina sociale della Chiesa;
3) L’essenza
di tutta la prospettiva politica è però contenuta nell’idea del potere. Una
prospettiva politica che ha finito con il far degenerare nell’ossessione del
potere quel concetto di “governabilità” quale fine esaustivo dell’azione
politica di cui tanto si è discusso negli anni scorsi. Tutta l’azione politica
è finalizzata non tanto e non solo all’esercizio del potere ma anche alla sua
continua esternazione fino a far assumere ai protagonisti atteggiamenti, già un
po’ ridicoli, da vecchio “regime” nell’assunzione di simboli davvero demodè;
4) La
mistificazione più colossale riguarda però l’assunzione di un criterio di
stampo quasi arditesco e futurista nell’idea “giovanilista” della presa del
potere (quasi come se una qualsiasi elezione primaria diventasse una sorta di “impresa
fiumana”). Mistificazione perché dietro
questa facciata si nasconde invece, al di là dell’età e dei precedenti, la
voracità famelica di un gruppo (che via via va ingrossandosi considerato il
vizio italico del salire sul carro del vincitore) di accaparratori trasformisti
(si veda la nomina più recente: quella del Ministro degli Esteri).
In sostanza la faccenda si può riassumere in questo modo: politica
da anni’50 (job act e manganellamento degli operai esempi classici di questo
tipo di politica); logica di “clan” per l’acquisizione di posizioni di
privilegio; individualismo “competitivo” esercitato anche rispetto a coloro che
sul piano delle idee potrebbero essere considerati vicini e invece sono
valutati sempre e comunque quali ingombranti avversari; lotta per il potere
quale unica prospettiva dell’azione politica; grande mistificazione anche negli
stessi, pur reclamati, riferimenti generazionali; subalternità ossequiosa ai
grandi poteri dell’economia e della finanza.
Insomma, un grande inganno e un grande pericolo per ciò che
rimane della nostra democrazia.
A sinistra: quando arriveremo a valutare compiutamente
questo drammatico stato di cose?
1 commento:
purtroppo nella nostra stramaledetta sinistra, prevale la competizione fra le diverse organizzazioni che ritengono di rappresentare gli interessi dei ceti sociali subalterni; come vedi la competitività fa morire la speranza!
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