Genova ha visto sfilare per le vie del suo centro i
partecipanti alla manifestazione indetta in coincidenza con lo sciopero
generale proclamato dall’Unione Sindacale di Base per il 24 Ottobre.
E’ stato un corteo partecipato, colorato chiassoso e pieno
di slogan che ha fornito la misura di una presenza del Sindacato di Base
sicuramente consistente e rappresentativa di settori importanti del mondo del
lavoro, in particolare servizi, pubblico impiego e trasporti (avevano aderito
anche OR.SA e Unicobas).

Non è il caso di entrare nel dettaglio delle singole
specificazioni contenute nella piattaforma rivendicativa che stava alla base
delle motivazioni dello sciopero: job act, intensificazione dello sfruttamento,
precarietà, riferimenti europei riassumibili nel dominio della troika.
Riferendoci al piano generale sono 3 i punti da sollevare
dopo aver partecipato alla manifestazione di oggi:
1) Si
è trattato del primo atto concreto di opposizione al governo Renzi senza
infingimenti o obiettivi “spuri” di spostamento del quadro politico come sarà,
invece, nella manifestazione romana della CGIL del 25 Ottobre. Uno sciopero
questo dell’USB realizzata in piena autonomia dal punto di vista dell’espressione
di contenuti e di prospettiva politico – sindacale nel solco della quale far
seguire il complesso delle lotte necessariamente da impostare nella prossima
fase;
2) E’
indispensabile estendere il piano delle “lotte di opposizione” al complesso
delle strutture sindacali non confederali puntando alla costruzione, in un
periodo relativamente breve, di un sindacato confederale di classe che oggi
appare strumento indispensabile proprio nel momento in cui la gestione
capitalistica del ciclo porta all’intensificazione dei meccanismi di dominio e di
sfruttamento con il conseguente acutizzarsi degli elementi fondamentali della
lotta di classe;
3) Non
è possibile che il quadro delle lotte sociali in corso non trovi uno sbocco di
natura politica, di rappresentanza concreta sul terreno dell’organizzazione e
della relativa aggregazione. Va aperto urgentemente un dibattito sui nodi veri
della situazione che, al di là dei fondamentali temi di carattere economico –sociali
trova il suo punto di saldatura nella prospettiva, specifica nel “caso italiano”
all’interno del quadro internazionale, di una svolta autoritaria in atto.
Trascurare il piano politico significa sottovalutare colpevolmente lo stato di
cose in atto e consentire lo scivolamento in uno stato di riduzione sostanziale
degli spazi di democrazia. Questo governo rappresenta un vero e proprio punto
di vera e propria deprivazione nichilista del sistema di valori repubblicano,
puntando a sostituirlo con la politica di potenza dell’uomo solo al comando,
instaurando una nuova qualità di totalitarismo. E’ urgente costruire uno
strumento che si contrapponga direttamente a questa drammatica prospettiva.
1 commento:
Caro Franco sono d'accordo con te.
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