Il documento economico finanziario adottato per il 2015 dal
Governo Renzi non s’inserisce semplicemente nella linea neo-liberista e di pura
sudditanza alle centrali capitalistiche e finanziarie dell’UE sulla scorta dei
precedenti governi Monti e Letta.
La manovra per il 2015 accentua quei caratteri, ne porta a
compimento alcuni elementi ma, soprattutto, apre una nuova stagione di
sopraffazione di classe che rappresenterà la cifra portante della politica
economica e sociale della maggioranza PD in Italia, in supporto all’avviata
costruzione di una cornice politico – istituzionale di stampo autoritario.
Sono tre i punti da sottolineare con forza:
1) L’operazione
di classe: il combinato disposto tra i tagli alla spesa pubblica e l’unidirezionalità
degli alleggerimenti fiscali (e di conseguenza dei necessari appesantimenti che
da qualche altra parte – vedi tasse degli Enti Locali – si dovranno pur fare)
rappresenta il punto di saldatura di un’enorme operazione di crescita delle
diseguaglianze, già così fortemente accentuatesi
nel corso degli ultimi anni. Una vera e propria redistribuzione di reddito alla
rovescia dal basso verso l’alto che si configura davvero come una “operazione
di classe”;
2) Appare
del tutto ridicola l’esortazione agli imprenditori: adesso non avete più alibi
dovete assumere. Davvero una frase grottesca, da un sapore molto amaro. E’
evidente che gli imprenditori prenderanno la palla al balzo di questa
situazione per intensificare sfruttamento e precarietà (precarietà che non è
collegata automaticamente alla durata di un contratto: ma significa condizioni
di lavoro, tempi, ritmi, “filosofia” dell’operare). Manca completamente, dal punto
di vista del governo e della maggioranza PD anche soltanto una minima visione di tipo
keynesiano, dell’intervento pubblico (di cui pure ci sarebbe grande bisogno in
ambiti molto delicati come quelli delle infrastrutture e del territorio). Molto
di meno di un’idea “forte” di piani straordinari nei settori strategici dell’industria
come, invece, sarebbe necessario;
3) Dopo
le reiterate operazioni sulle pensioni adesso quella sul TFR (di cui valuteremo
gli effetti) sta a indicare un’ulteriore sottrazione di futuro per i giovani e
i meno giovani. L’idea del TFR in busta paga rappresenta un’indicazione da “tutto
e subito” in un’idea bulimica del consumo individualistico. Mentre le
precedenti operazioni sulle pensioni hanno allontanato per intere generazioni
la prospettiva di una sicurezza per il futuro. Per un cattolico come Renzi che
dovrebbe considerare la speranza (di cui si era riempito la bocca nei primi
tempi della sua ascesa) una “virtù teologale”, proprio non c’è male.
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