Tristemente osservo la borghesia fare ciò che sa fare meglio, cioè
continuare ad arricchirsi sulle spalle di lavoratori e contemporaneamente
prepararsi alla guerra, ognuno per la sua cordata, perché i poveri, anche quando
non hanno più niente, hanno pur sempre la vita da “donare”, per trasformarla in
nuovo potere e denaro sonante per lor signori.
Ascolto i portavoce che si è
scelta nelle istituzioni del mio paese e li vedo procedere come rulli
compressori. E’ universalmente riconosciuto, più si è spietati e solerti, più
alte sono le prebende. Nulla di nuovo, si dirà e in effetti la sostanza non è
cambiata nei secoli. Certamente le forme sono diverse, oggi un semplice “Dio è
con noi” non sarebbe bastevole ad indorare il massacro sociale e a farlo credere
qualcosa di diverso. Ecco allora che lo stesso Dio si piega alle esigenze
moderne, tant’è che l’ultima versione è quella di un Dio che strepita contro la
disoccupazione, al pari di Renzi il quale la usa per giustificare lo sterminio
di quel poco che, in termini di principi sanciti, solo sanciti, per carità,
ancora arginavano la barbarie dei suoi committenti. Aggiungiamo a questo la
pletora dei cortigiani, parte nelle istituzioni, parte nel mondo dei media, che
fanno da cassa di risonanza e trasformano con uno stillicidio di “arricchimenti”
le fole del potere in verità assolute. Come si vede, il nuovo su questo
versante, in quanto semplicemente coperto da una patina sovrastrutturale, è
tutt’altro che tale e neanche poteva essere altro che così. A tristezza si
aggiunge tristezza se solo si fa tanto d’allungare lo sguardo a sinistra, a
quello che un tempo veniva considerato orgogliosamente, a torto o a ragione, il
“mondo comunista”, intendendo con questo coloro che vivevano, si organizzavano e
lottavano per cambiare davvero la società, relegando in un angolo della storia i
suoi parassiti. Alle metodiche culturali della borghesia, tutte tese a
mistificare la sua rapina sempre uguale nella sostanza, a sinistra ha
corrisposto, invece, un cambiamento sostanziale. Nulla di particolarmente
clamoroso, s’intende. Se si chiede ad ognuno di esprimersi nelle linee generali,
la risposta sarà sempre confacente alle aspettative, ma quando, fuori dagli
slogan, si scende sul piano della concretezza, si nota spesso l’incapacità
profonda di comprendere il ruolo insostituibile del partito comunista nel
processo rivoluzionario. Sto parlando del partito, non di cenacoli
intellettualistici, né tanto meno di corti rivoluzionarie costruite attorno al
capo. Non voglio soffermarmi su categorie morali che a volte si è tentati di
usare. Svierebbero il problema dalla sua essenza profonda: la penetrazione delle
favole della borghesia anche nella parte più avanzata della classe operaia. Esse
vanno demolite come condizione preliminare ad ogni processo rivoluzionario
credibile, pena il perpetuarsi all’infinito di questa società
iniqua.
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