Per porre le basi della costruzione di una nuova soggettività dei comunisti e della sinistra d'alternativa, fondata sui tre elementi che continuiamo a ritenere fondativi di questo progetto: autonomia teorica e d'iniziativa, alternativa di società in termini anti-capitalistici e opposizione allo stato di cose presenti.
mercoledì 29 ottobre 2014
ONORE E INFAMIA (A proposito delle botte agli operai) di G.Angelo Billia
Ho ancora negli occhi il volto sanguinante di un operaio, pestato perché colpevole d’aver difeso il posto di lavoro e il Tg mi rimanda l’immagine di Fassino in conferenza stampa: i comuni protestano per le misure governative, vogliono un tavolo di confronto.
Onore e infamia. L’onore di chi affronta gli sgherri del regime, senz’altra arma che il suo diritto ad una vita di lavoro dignitosa e l’infamia di chi ha contribuito alla costruzione del regime stesso.
Che fare? Ancora una volta “alzare alta la voce della protesta”, oppure ritornare a disquisire sull’ingiustizia?
Ci sarebbe anche l’ipotesi di continuare a coltivare le tante preferenze personali: denuncia delle malversazioni; il Parlamento incostituzionale; l’Euro fonte di tutti i mali; le banche che non danno prestiti; la degenerazione del Pd; il futuro negato alle nuove generazioni; il ricordo della Costituzione repubblicana; la disoccupazione; le pensioni da fame e quelle da ricchi; i tagli ai fondi per disabili; ecc.
Ponendomi questi interrogativi, che derivano da una personale lettura dei fermenti che attraversano la sinistra, noto la loro inadeguatezza rispetto al problema centrale che si pone oggi. A che serve, mi domando, parcellizzare un problema che proprio i fatti odierni dimostrano essere, al contrario, riconducibile all’insieme del regime.
Non serve neppure fare, per l’ennesima volta, l’elenco dei tanti motivi che sono alla base di questo ragionamento. Le botte di oggi, più ancora che quelle del passato, sono il sigillo di un regime che non indietreggerà di fronte a nulla per imporre le sue scelte al popolo lavoratore. Il pluripresidente e il partito che è andato affermandosi grazie alle sue scelte, facendo a meno anche dell’avallo elettorale, sono la mano politica di chi, oggi, ha deciso di riprendersi lo stesso diritto alla vita dei cittadini.
Il paese e con esso gli altri paesi, europei, ma non solo, affonda nelle tenebre di una dittatura che fa a meno delle camicie nere (per ora), ma che, per le sue moderne peculiarità promette di essere più feroce di quelle conosciute in passato.
Mentre chi ha perso il lavoro muore, spesso non solo civilmente, e viene manganellato, mentre anche la semplice attuazione della giustizia penale, cioè quella contenuta nel codice, da anni dà segni sempre più evidenti d’omologazione (basterebbe per tutti l’esempio del processo G8, o il processo con l’imputazione di terrorismo per i no TAV) e mentre l’esercito e le forze di polizia, in modo sempre più impune zittiscono violentemente il dissenso, provando con l’evidenza dei fatti di rispondere ad orientamenti politici precisi del regime, credo davvero non abbia più senso, né la frammentazione della sinistra, né, tantomeno, l’annullamento delle energie rincorrendo rincorrendo questo o quell’obiettivo parziale.
La protervia renziana-presidenziale è lì, a dimostrare che il nemico è uno e indivisibile. A mio giudizio non se ne esce, o si comprende questo oggi, o lo capiremo domani, quando il numero dei nostri caduti sarà divenuto insopportabile anche per le “anime belle” della sinistra.
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