“Forza Italia non esiste più e sostengo Raffaella Paita
(assessore regionale uscente, supercandidata alle primarie del PD n.d.r.) ”.
Parole e musica di Franco Orsi, sindaco di Albisola
Superiore, ex-senatore ed ex-vicepresidente della Regione ai tempi della giunta
di centrodestra guidata da Sandro Biasotti: ex-democristiano, proconsole di
Scajola per l’area centrale della Regione.
Una dichiarazione di particolare importanza a dimostrare
come la vocazione alla “gestione del potere” in Liguria continui a esercitarsi
in una situazione di vero e proprio “Laboratorio Politico”.
E’ la piena affermazione del modello Burlando/CARIGE: ce n’è
per tutti, un poco, in proporzioni giuste, ma ce n’è per tutti.
Se si pensa che l’attuale maggioranza regionale tiene
assieme tutti dalla Federazione della Sinistra all’UDC con l’esercizio di un’opposizione
che definire particolarmente blanda è un semplice eufemismo.
Un Laboratorio di larghe intese, questo della Liguria, ben
dimostratosi tra l’altro nell’occasione delle recenti elezioni “da ceto
politico a ceto politico” per il consiglio della Città Metropolitana di Genova,
laddove l’alleanza comprendeva dalla Lista Doria (una Lista “arancione”
derivante dalla stagione di quello che doveva essere un grande cambiamento) al
Nuovo Centro Destra.
Una trasversalità “opaca” quella eternamente in sella alla
Regione Liguria, alimentatasi di cementificazioni e porticcioli nel corso degli
anni ed erede di una grande storia: quella degli anni ’80, delle “giunte
bilanciate” fino al clamoroso “affaire Teardo”, 1983 la primogenitura non
riconosciuta di Tangentopoli.
Poi le Colombiane e tanti altri passaggi significativi,
almeno dal punto di vista che cerchiamo di esporre.
Adesso, dopo tanti sottobanco siamo all’outing, alla
dichiarazione finale: Forza Italia confluisce nel PD e appoggia la candidata
più forte del lotto di aspiranti alle primarie.
Lotto di aspiranti alle primarie all’interno del quale non
si ravvede comunque uno sprazzo di una qualche diversità: il “competitor”
dichiarato, infatti, è Federico Berruti, sindaco di Savona, un “renziano del
cemento” che nel corso di questi anni ha continuato imperterrito sulla strada
dei suoi predecessori.
E La Sinistra radicale e SeL? in giunta naturalmente, in
Regione come al Comune di Savona. Pronti, magari, a uscire dalla sala giunta
quando arrivano le pratiche scomode. Una tattica che ha reso celebre un
pluri-poltronista di Rifondazione che ha svolto, nella legislatura precedente
all’attuale, addirittura l’incarico di Assessore all’Ambiente in una giunta
comprendente Claudio Burlando e Carlo Ruggeri (ex- sindaco di Savona e padre –
padrino della costruzione degli ecomostri oggi in vista nella Darsena della
Città della Torretta). Quella giunta nata appunto da un tanto "ventilato" e "vociferato" patto Burlando _ Scajola.
Una sinistra radicale che ha fatto efa politica”: quella del
posticino garantito. Listino o assessore nominato dal Presidente o dal Sindaco
non fa differenza: l’importante è il posticino.
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