Invitiamo i nostri lettori di soffermarsi un attimo sull'articolo che troveranno di seguito, tratto dal Secolo XIX. La notizia ha davvero dell'incredibile: l'Autorità Portuale di Savona ( e qui si capisce perchè i maggiorenti dalla Città la difendono dall'accorpamento con Genova) accenderà un mutuo per salvare dal crac il gruppo Orsero? Se così avvenisse il caso savonese costuiterebbe senz'altro un fatto di portata nazionale. Un esempio calzante di privatizzazione dei profitti e di socializzazione delle perdite. Tutto ciò avviene in una città dominata da una oligarchia del denaro e del potere, immobile da decenni, nella quale le giunte del PD hanno favorito in ogni modo lo scambio deindustrializzazione/speculazione edilizia, dove i moli del porto storico sono stati ceduti gratis alla Costa Crociera. In una provincia dove i livelli di disoccupazione (non solo giovanile) stanno toccando i massimi storici.
Davvero è il caso di leggere
Savona - L’Autorità portuale chiederà un prestito alle banche per acquisire tutte le quote del gruppo Orsero nel Vio, la società che gestisce l’interporto di Vado.
Quindi, sulle casse dello Stato graveranno, oltre ai 23 milioni di euro
previsti per realizzare l’operazione, cospicui interessi sui mutui. Le
garanzie bancarie, si apprende da fonti dell’Authority, non sono un
problema, poiché le risorse destinate a questo scopo sono state già in
parte accantonate.
Nel bilancio dell’ente (togliendo i soldi già destinati ad altre spese) sono disponibili come avanzo di amministrazione 10,9 milioni di euro:
la base per accendere mutui e finanziare l’operazione. Ma
l’investimento di prospettiva di cui parla il presidente Gianluigi
Miazza, prefigurando una grande valorizzazione delle aree Vio come
retroporto della piattaforma Maersk, per ora assomiglia molto di più a
un bagno di sangue per la comunità.
In
un momento in cui il Paese sta disperatamente cercando di tagliare la
spesa pubblica, persino quella destinata alla salute dei cittadini, il
porto di Savona si lancia in un’impresa dai costi proibitivi. Come se
non bastasse, in aperto conflitto con le leggi vigenti, almeno secondo i
massimi esperti in materia portuale. Ma questa valutazione di 23
milioni di euro da depositare sul conto di Orsero, come nasce? C’è stata una perizia?
È stata quantomeno commissionata? A chi? Il Secolo XIX ha provato a ottenere una risposta da alcuni componenti del Comitato portuale.
Pare che in riunione Miazza abbia parlato genericamente di «puntuali
valutazioni, precedute da due diligence». In altre parole, secondo il
presidente, la valutazione massima di 23 milioni di euro, è
inattaccabile.
I più convinti sostenitori dell’operazione, poi, si spingono a sostenere che il maxi investimento serve a difendere l’autonomia dei porti di Savona che,
però, nei fatti, dovrebbe durare ancora per poco, salvo che il ministro
Lupi non vada in giro per l’Italia a sparare dichiarazioni a vanvera.
Chi non cede al sospetto che l’obiettivo vero dell’operazione sia salvare con denaro pubblico il gruppo Orsero dal crac,
sostiene che acquisendo il controllo del Vio la Port Authority chiude
il cerchio del sistema logistico fra gli scali di Savona e Vado,
dotandoli di un retroporto di dimensioni adeguate. Un sistema che, tra
l’altro, suggeriscono ancora i sostenitori del progetto di Miazza,
diventerebbe la chiave per mantenere l’autonomia grazie alla qualifica
di “porto core”. Nessuno pare porsi il problema che la legge vieta
l’operazione. In attesa, che la Corte dei conti si pronunci sulla
fattibilità finanziaria. Miazza guarda già oltre e non esclude l’ipotesi
di un ingresso successivo di nuovi soci, riequilibrando le quote dopo
il 2016, ossia dopo l’avvio della fase di cantiere per la costruzione
del nodo logistico.
«Penso sia strategico che un soggetto pubblico possa gestire direttamente queste aree –
commenta Roberto Speranza, segretario provinciale Fit-Cisl -. Un
soggetto pubblico, infatti, offre maggiori garanzie rispetto
all’indirizzo della politica portuale. Penso sia opportuno che porto e
retroporto viaggino sotto una stessa regia. Trovo, inoltre, paradossale
che qualsiasi proposta, finalizzata a incrementare l’occupazione, venga
bocciata a priori». Il Secolo XIX ha anche tentato di conoscere
l’opinione dei due deputati savonesi del Pd: Anna Giacobbe è stata irreperibile tutto
il giorno, mentre Franco Vazio ha detto di non conoscere la
questione. In fondo, si tratta solo di 23 milioni di denaro pubblico.
Intanto
a Savona si riaccende la polemica sullo spettro dell’accorpamento. «Il
nostro sistema portuale, con i nuovi investimenti su Vado, sarà un porto “core” e quindi dovrebbe essere salvo
- spiega il segretario della Cgil, Fulvia Veirana -. Il problema è che a
Savona tutto tace, nessun soggetto istituzionale del territorio,
scongiurato il pericolo di fine agosto, ha raccolto il lavoro fatto. A
questo punto auspichiamo che la Regione convochi al più presto un nuovo
tavolo».
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