“La mutazione darwiniana del PD renziano”, sotto questo
titolo il Manifesto del 14 Ottobre dedica ampio spazio a un articolo di Enzo
Scandurra che finisce con il sollevare interrogativi piuttosto inquietanti.
La tesi che l’autore sostiene è contenuta, grosso modo, nel
catenaccio che recita: “Il partito democratico è il più adatto a sopravvivere
nella geopolitica italiana e europea. Capire perché vince è compito nostro se
la sinistra non vuole fare la fine dei dinosauri”.
E l’articolo si conclude con questa frase: “..Perché poi le
idee del PD –R (nel senso di Partito Democratico Renziano n.d.r.) siano le più
adatte ad avere successo è una storia ancora tutta da scrivere ma che faremmo
bene a capire al più presto -raccogliendo l’appello lanciato da Norma Rangeri –
se non vogliamo fare la fine dei dinosauri, i quali dopo aver dominato in
maniera incontrastata il pianeta per 160 milioni di anni, diventarono ecologicamente
insostenibili e si estinsero lasciando il campo ad altri viventi più adatti”.
Cosa significano queste parole?
Il mutare delle regole e delle condizioni nella convivenza
umana, cui l’agire politico è strettamente legato, sono da considerare fatti naturali
e quindi soggetti a mutamenti che non sono causati da fatti storici?
Esiste un “ambiente” neutro che muta le proprie condizioni
di abitabilità per via delle piogge, dei venti, della temperatura atmosferica,
dell’eruzione dei vulcani, della caduta delle meteoriti e sulla base delle
condizioni imposte da questo “ambiente” ci si adatta e di conseguenza si
agisce?
Sono sparite le grandi contraddizioni sociali, moderne e
post-moderne, sulla base delle quali si dovrebbe sviluppare l’azione politica
di soggetti diversi che seguono interessi complessi e articolati, in certi casi
alternativi tra di loro come quello dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo che
genera lo scontro di classe?
Lo scontro di classe, nel caso indicato da Scandurra,
resterebbe per così dire “congelato” all’interno del quadro delle condizioni
date alle quali i soggetti dovrebbero cercare di adattarsi, nell’impossibilità
di mutarle.
Sembrano perfino troppo per il PD renziano che non nasce da
un cataclisma tellurico, ma da precise scelte compiute da ceti sociali e
politici perseguenti l’intenzione di sopraffare determinati settori della
società e allargare il proprio potere.
Oppure siamo ad una sorta di “onnipotenza” da parte di chi è
capace di adattarsi all’ambiente circostante, traendo da questa sua capacità
una possibile sopravvivenza.
Spariscono in questo modo due riferimenti ai quali la
sinistra ha sempre guardato: l’idealismo hegeliano e il marxiano “abolire lo
stato di cose presenti”.
Davvero è difficile comprendere se ci troviamo dentro alla
facile categorie dei dinosauri usata da Scandurra (quasi il paio con la
“rottamazione” del Renzi antemarcia).
Più facile rendersi conto che le grandi contraddizioni
sociali delle quali la sinistra è chiamata ad occuparsi, sia per via
rivoluzionaria, sia per via riformista, sono tutte lì, in bella evidenza, nella
crudezza della sopraffazione e dello sfruttamento.
Dimenticare questo elemento decisivo dell’assoluta attualità
delle “fratture” sociali e politiche per assumere le sembianze necessarie per brucare
l’erba dai cespugli più bassi significa rinunciare davvero al senso della
storia e alla stessa dignità della lotta quotidiana necessaria per difenderci
e, possibilmente, avanzare.
Emerge dall’articolo di Scandurra (ma anche da quello della
Rangeri che è stato citato) un senso quasi “universale” dell’irrimediabilità
della sconfitta.
Siamo qui nell’Italia provinciale, lontana periferia
dell’Impero: ma adattarsi al PD perché “vincente” non pare proprio il caso,
rifiutando con grande nettezza questa logica assurda dei dinosauri.
Se si va in giro e si guarda alla materialità delle
condizioni di vita delle masse popolari si trovano mille ragioni per sentirsi
moderni, capaci di interpretare la realtà e proporsi di mutarlo questo fasullo
ambiente naturale che ci circonda.
Con l’obiettivo, come scrisse una volta Rossana Rossanda di:
“Cambiare questa società, pietra, su pietra”.
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