sabato 4 ottobre 2014

LE RAGIONI DEL NO (lettera aperta ai compagni di Ross@ di Vincenzo Facciolo)




Cari Compagne e Compagni,
In ogni società organizzata, i conflitti tra i suoi membri sono qualcosa di patologicamente insito nell’organizzazione e sono generati dallo scontro degli interessi contrapposti dei singoli.
 
 Quando questi conflitti superano gli individualismi per divenire scontri tra gli interessi di gruppi, diventano automaticamente “Lotta di Classe”. Dapprincipio  in un regime capitalistico i conflitti, necessariamente prendono forma  di sperimentali azioni collettive miranti, in modo disorganico, ad incidere sulle condizioni che sovrastano la classe subalterna. Si ricorre pertanto all'unità dello sciopero, sì ricorre a forme di lotta quali manifestazioni e contestazioni specifiche a singoli avvenimenti, si ricorre anche al puro sabotaggio con danneggiamenti di varie forme. Queste spinte e queste azioni che muovono la classe operaia essendo del tutto spontanee sono necessariamente prive di strategia. In questa fase di sviluppo della lotta la coscienza di classe è ancora allo stato embrionale. Proprio in questo frangente storico, molto spesso, con operazioni di maquillage egregiamente gestite, si tenta di condizionare o assopire l’emergente cercando di spostare il latente conflitto sui binari della ricerca funzionale al miglioramento dei rapporti tra i gruppi, promettendo (solo promettendo) di massimizzare il funzionamento comportamentale degli stessi ad esclusivo vantaggio delle classi subalterne. La trappola è ben congegnata! Alla base della stessa esiste il presupposto del mantenimento dello stato di fatto e di diritto annacquando il tutto con marginali concessioni, ininfluenti alla modifica dei sui rapporti di forza consolidati.
Oggi le condizioni storiche, anche se diverse da quelle descritte, perché successive alla catastrofica sconfitta del Movimento Operaio ed al conseguente crollo dell’Unione Sovietica, pur con luci ed ombre unico baluardo agli stati capitalistici, sono simili a quelle riscontrabili nella fase embrionale della lotta di classe. La coscienza di appartenenza si è assopita o persa del tutto nella cultura delle nuovi generazioni proletarie, il suo posto è stato occupato dall’individualismo e da quanto esso si trascina dietro, compreso il rifiuto di ogni forma politica organizzata. Il dissenso si manifesta con la spontanea protesta, alcune volte anche violenta, e con la contestazione su specifici avvenimenti, facilmente controllati dalle strutture al servizio delle classi dominanti, e sotto il profilo repressivo che in quello più subdolo operato dai media. In perimetro delimitante questo non senso politico è rappresentato da una serie di confusi partiti della Sinistra Radicale e da tutti quei soggetti più o meno organizzati che su questo humus hanno radici di sussistenza.
Questa fase storica post novecentesca, necessariamente deve superare il pensiero teorizzante la natura rivoluzionaria della classe operaia, modificando l’assunto con il concetto dirigista proposto dal pensiero Leninista. La questione organizzativa dei comunisti rimane il fulcro centrale di ogni confronto e dibattito teorico. Senza il superamento di questo nodo politico il Movimento Comunista nel suo insieme rimane nel limbo della sconfitta trascinandosi dietro le classi che storicamente sono da esso rappresentate. Oggi, per dare le risposte adeguate al superamento della “Trampa” nella quale il proletariato si è ed è stato cacciato, occorre prendere atto della globalità assunta del sistema capitalistico, dalla fusione del capitale finanziario e industriale con l'apparato dello stato, del concetto che l’imperialismo moderno ha raggiunto la fase suprema del capitalismo anche attraverso il controllo diretto del debito dei paesi oggetto di controllo attraverso la globalizzazione della finanza. Risposte che non possono essere date da singoli momenti di aggregazione fini a se stesse su specifici e limitati avvenimenti, ma necessariamente devono essere date nella loro globalità e nell’insieme di una unica strategia di approccio ai problemi globali presenti in questa fase storica in cui i nuclei dirigenti delle classi subalterne sono chiamati ad operare. Compagni solo una solida struttura politica che si sia dotata degli strumenti di analisi indispensabili ad indirizzare ed organizzare nella globalità il dissenso, può affrontare l’immane sfida col gigante capitalista cresciuto con ed a seguito della sconfitta subita dalla classe operaia novecentesca. Oggi chi si misura in questa arena deve essere cosciente e consapevole di non avere al suo fianco le aristocrazie operaie che facevano capo ai partiti comunisti del secolo scorso, ma di dover fare breccia su un proletariato diverso dove la precarietà e l’impoverimento progressivo sono fattori predominanti, dove la progettualità del proprio futuro è inesistente e dove il disincanto e la disaffezione politica sono fattori di grosso spessore difficilmente aggirabili. Nessuno ha il diritto di illudersi e di illudere che organizzazioni eteree possano risolvere i problemi appena accennati, nessuno deve illudersi e deve illudere che baipassando i dettami teorici, che regolano lo scontro di classe, si riesca ad ottenere i risultati necessari al ribaltamento dei rapporti di forza presenti nelle società moderne. No Compagni questi sono percorsi che non danno risultati ma che portano già il germe della sconfitta. Per questi motivi dico no alla proposta che domani sarà portata a Bologna alla verifica ed approvazione dell’Assemblea degli Iscritti di Ross@. 
Vincenzo Facciolo da Ross@ Savona

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