Cari Compagne e Compagni,
In ogni società organizzata, i conflitti tra i suoi
membri sono qualcosa di patologicamente insito nell’organizzazione e sono
generati dallo scontro degli interessi contrapposti dei singoli.
Quando questi
conflitti superano gli individualismi per divenire scontri tra gli interessi di
gruppi, diventano automaticamente “Lotta di Classe”. Dapprincipio in un regime capitalistico i conflitti, necessariamente prendono forma di sperimentali azioni collettive miranti, in
modo disorganico, ad incidere sulle condizioni che sovrastano la classe
subalterna. Si ricorre pertanto all'unità dello sciopero, sì ricorre a forme di
lotta quali manifestazioni e contestazioni specifiche a singoli avvenimenti, si
ricorre anche al puro sabotaggio con danneggiamenti di varie forme. Queste spinte
e queste azioni che muovono la classe operaia essendo del tutto spontanee sono
necessariamente prive di strategia. In questa fase di sviluppo della lotta la
coscienza di classe è ancora allo stato embrionale. Proprio in questo frangente
storico, molto spesso, con operazioni di maquillage egregiamente gestite, si
tenta di condizionare o assopire l’emergente cercando di spostare il latente
conflitto sui binari della ricerca funzionale al miglioramento dei rapporti tra
i gruppi, promettendo (solo promettendo) di massimizzare il funzionamento
comportamentale degli stessi ad esclusivo vantaggio delle classi subalterne. La
trappola è ben congegnata! Alla base della stessa esiste il presupposto del
mantenimento dello stato di fatto e di diritto annacquando il tutto con
marginali concessioni, ininfluenti alla modifica dei sui rapporti di forza
consolidati.
Oggi le condizioni storiche, anche se diverse da
quelle descritte, perché successive alla catastrofica sconfitta del Movimento
Operaio ed al conseguente crollo dell’Unione Sovietica, pur con luci ed ombre unico
baluardo agli stati capitalistici, sono simili a quelle riscontrabili nella
fase embrionale della lotta di classe. La coscienza di appartenenza si è
assopita o persa del tutto nella cultura delle nuovi generazioni proletarie, il
suo posto è stato occupato dall’individualismo e da quanto esso si trascina
dietro, compreso il rifiuto di ogni forma politica organizzata. Il dissenso si
manifesta con la spontanea protesta, alcune volte anche violenta, e con la
contestazione su specifici avvenimenti, facilmente controllati dalle strutture al
servizio delle classi dominanti, e sotto il profilo repressivo che in quello
più subdolo operato dai media. In perimetro delimitante questo non senso
politico è rappresentato da una serie di confusi partiti della Sinistra
Radicale e da tutti quei soggetti più o meno organizzati che su questo humus
hanno radici di sussistenza.
Questa fase storica post novecentesca, necessariamente
deve superare il pensiero teorizzante la natura rivoluzionaria della classe
operaia, modificando l’assunto con il concetto dirigista proposto dal pensiero
Leninista. La questione organizzativa dei comunisti rimane il fulcro centrale
di ogni confronto e dibattito teorico. Senza il superamento di questo nodo
politico il Movimento Comunista nel suo insieme rimane nel limbo della
sconfitta trascinandosi dietro le classi che storicamente sono da esso
rappresentate. Oggi, per dare le risposte adeguate al superamento della
“Trampa” nella quale il proletariato si è ed è stato cacciato, occorre prendere
atto della globalità assunta del sistema capitalistico, dalla fusione del
capitale finanziario e industriale con l'apparato dello stato, del concetto che
l’imperialismo moderno ha raggiunto la fase suprema del capitalismo anche
attraverso il controllo diretto del debito dei paesi oggetto di controllo
attraverso la globalizzazione della finanza. Risposte che non possono essere
date da singoli momenti di aggregazione fini a se stesse su specifici e
limitati avvenimenti, ma necessariamente devono essere date nella loro
globalità e nell’insieme di una unica strategia di approccio ai problemi
globali presenti in questa fase storica in cui i nuclei dirigenti delle classi
subalterne sono chiamati ad operare. Compagni solo una solida struttura
politica che si sia dotata degli strumenti di analisi indispensabili ad
indirizzare ed organizzare nella globalità il dissenso, può affrontare l’immane
sfida col gigante capitalista cresciuto con ed a seguito della sconfitta subita
dalla classe operaia novecentesca. Oggi chi si misura in questa arena deve
essere cosciente e consapevole di non avere al suo fianco le aristocrazie
operaie che facevano capo ai partiti comunisti del secolo scorso, ma di dover
fare breccia su un proletariato diverso dove la precarietà e l’impoverimento
progressivo sono fattori predominanti, dove la progettualità del proprio futuro
è inesistente e dove il disincanto e la disaffezione politica sono fattori di
grosso spessore difficilmente aggirabili. Nessuno ha il diritto di illudersi e
di illudere che organizzazioni eteree possano risolvere i problemi appena
accennati, nessuno deve illudersi e deve illudere che baipassando i dettami
teorici, che regolano lo scontro di classe, si riesca ad ottenere i risultati
necessari al ribaltamento dei rapporti di forza presenti nelle società moderne.
No Compagni questi sono percorsi che non danno risultati ma che portano già il
germe della sconfitta. Per questi motivi dico no alla proposta che domani sarà
portata a Bologna alla verifica ed approvazione dell’Assemblea degli Iscritti
di Ross@.
Vincenzo Facciolo da Ross@ Savona
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