Mi
sembrano significative, e da osservare con interesse e favore le novità emerse
dalla manifestazione di SEL del 4 Ottobre, che alcuni hanno voluto, un po’
pomposamente ed impropriamente, battezzare come una sorta di “Patto dei Santi
Apostoli” alternativo al “Patto del Nazzareno”.
Ciò
detto, e ferma restando l’attenzione e la piena convinzione che si tratti di un
passo che va nella giusta direzione, mi sembra però opportuno tenere i piedi per
terra, evitando di attribuire ad un fatto, per quanto reale e positivo,
dimensioni e prospettive che sono ancora tutte da valutare. Si tratta di un
primo e necessario passo, ma del tutto preliminare. La sua importanza sta nel
fatto che, da parte di SEL, e da parte di un settore della minoranza PD che i
fatti dimostrano non essere ancora chiaro quanto sia vasto e quanto sia
determinato, si inizia a riconoscere la necessità di azioni comuni volte a
ricostruire la Sinistra.
Sottolineo
i due termini “comune” e “ricostruire”, perché è da qui che penso si debba
partire. Non essendovi infatti le condizioni per le quali nessuno possa pensare
di rivendicare per sé ed in via esclusiva tale responsabilità, non disponendo né
delle necessarie potenzialità, né di titoli indiscutibili, diventa condizione
necessaria l’avviare un percorso tale da far convergere, evitando facili
scorciatoie, esperienze, storie, sensibilità, diverse; ed occorre essere ben
convinti che una prospettiva per la sinistra italiana possa riaprirsi solo per
via di approcci culturali e metodi non ispirati passivamente a tradizioni ed
abitudini, e tali da evitare di ripercorrere strade costellate da errori di
strategia, settarismi, opportunismi, defezioni.
Deve
tra l’altro diventare chiaro il fatto che è venuto meno, ritengo in via
definitiva, l’alibi dello schema centrodestra/centrosinistra, e che il “Patto
del Nazzareno”, quali che siano le divergenze tattiche interne, prefigura
un’area politico-culturale tendente ad omogeneizzarsi. Questa vede nel
sincretismo populista di Matteo Renzi la capacità di cavalcare strumentalmente
le diverse manifestazioni della crisi italiana, non con la conseguenza del loro
superamento, ma con quella di perfezionare il ridimensionamento delle premesse
istituzionali, sociali, economiche, della nostra democrazia. Ridimensionamento
che la destra berlusconiana, sia pure in ritardo rispetto al conservatorismo
britannico e americano, aveva avviato senza riuscire a portare a compimento
definitivo.
Se,
pur passando per inevitabili contraddizioni -delle quali la fiducia votata al
Senato da parte di quasi tutta la sinistra PD è un esempio- i fatti
confermeranno che quanto è emerso il 4 Ottobre verrà progressivamente ad
assumere questi significati, saremo così davanti ad un primo, necessario ed
importante, passaggio. Ad avviare la messa in campo di una sinistra credibile,
occorre poi che vadano man mano maturando altre consapevolezze, cui si
riferiscono largamente i ragionamenti e le iniziative che, senza alcuna
rivendicazione di esclusiva al riguardo, “Iniziativa 21 Giugno” ha iniziato a
sviluppare.
·
Occorre
avviare un percorso largo ed aperto a tutte le realtà politiche, associative ed
individuali disponibili, senza primogeniture, fondato sulla partecipazione e
sulle capacità di aggregazione, proposta, presenza e lotta politica, e riguardo
al quale non può oggi essere immaginata una forma predeterminata. Più che ad un
nuovo partito, oggi occorre pensare a costruire un movimento che possa
caratterizzarsi per la capacità di aggregare esperienze e storie sinora separate
ed il più delle volte tra loro conflittuali.
·
E’
un carattere che non può derivare da altro che dalla capacità di rileggere
esperienze e storie in termini critici ed alla luce di fenomeni che hanno fatto
venir meno molte delle premesse e delle fiducie attorno alle quali si sono
sviluppate le democrazie industriali nel corso del XX° secolo.
Limiti
allo sviluppo, marginalizzazione del lavoro, finanziarizzazione dell’economia,
concentrazione della ricchezza, sviluppi oligarchici e tecnocratici, riflussi
populisti, stanno comprimendo in termini del tutto nuovi quegli spazi di
libertà, democrazia, giustizia sociale che, lentamente allargatisi sino agli
anni ’70, ci si era poi illusi di poter mantenere comunque e nonostante il
cedimento della capacità propulsiva delle forze di sinistra ed il conseguente
progressivo loro indebolimento e perdita di radicamento sociale e
territoriale.
·
Se
una forza di sinistra trova la sua ragion d’essere nel difendere, estendere e
generalizzare questi spazi, occorre allora che sappia sviluppare capacità di
analisi, di elaborazione e di proposta, innovative nel tener conto di questi
fenomeni e di come e quanto negli ultimi decenni si siano indebolite e
frammentate l’economia e la società italiane più di altre, avviando spirali
nelle quali cause ed effetti di crisi economica, sociale, politica,
istituzionale, si intrecciano ed amplificano vicendevolmente.
Più
che ricercare atti fondativi o costitutivi, dei quali è sin troppo piena la sua
storia, si tratta di mobilitare le forze disponibili sulla condivisione di
progetti ed iniziative che, muovendo da un rapporto con la realtà centrato sul
definire risposte concrete e credibili alle più evidenti ed immediate emergenze
del Paese, avviino però prospettive ampie di sviluppo, innovazione, mobilità e
crescita complessiva della società e dell’economia indirizzate a combattere una
stagnazione complessiva di sistema cui corrispondono dinamiche interne tendenti
a dividere ulteriormente la società comprimendo spazi di libertà e di
democrazia.
·
Ciò
comporta il considerare come obbiettivi prioritari ed immediati: 1)- difendere
la democrazia, con riferimento alla rappresentanza, alle sue regole, alle
istituzioni, sia al centro che nelle realtà civiche, e con riferimento al
funzionamento del sistema politico e dei partiti; 2)- avviare la discussione e
la messa a punto di politiche di sviluppo aventi l’obbiettivo immediato di
superare le emergenze economiche (quella del lavoro in particolare), e quello di
prospettiva di modernizzare il Paese correggendone i più evidenti squilibri
sociali e le molte arretratezze, organizzative e materiali; 3)- riportare il
concetto di programmazione, finalizzata allo sviluppo, all’innovazione, al
riequilibrio territoriale, al centro dei compiti e dei metodi delle pubbliche
amministrazioni; 4)- affermare, con indicazioni concrete, il principio di una
concezione complessiva ed inscindibile dei diritti e dei doveri individuali,
civili, sociali.
·
Si
tratta di obbiettivi da inquadrare in un’assunzione di responsabilità di respiro
nazionale ed europeo, che richiede di sviluppare e praticare senza opportunismi
e senza sconti una solida cultura delle istituzioni democratiche, delle regole,
della giustizia, e della buona amministrazione della cosa pubblica e dei beni
comuni. Occorre ridare fiducia al Paese promuovendone, anche in sede
comunitaria, un interesse generale che confligge con l’immobilità sociale, con
l’allargarsi delle disparità, col formarsi di caste chiuse e che si
autoriproducono mortificando la modernizzazione e la valorizzazione di meriti,
capacità, potenzialità. Ciò comporta la necessità di politiche per l’innovazione
e lo sviluppo, per l’istruzione, per la rivalutazione del lavoro, per i diritti,
e per la tutela dei più deboli, nella convinzione che queste siano
nell’interesse generale della comunità e condizioni per la sua crescita, e che
costituiscano le basi sulle quali si fonda e sviluppa la democrazia.
Il
fatto che, in termini concettuali, di metodo, di proposta, maturino larghe
consapevolezze in tal senso non è percorso facile e che possa procedere senza
contraddizioni e resistenze, dovute anche alle obiettive diversità di ruoli e
funzioni tra partiti e loro settori, sindacati, associazioni, che è inutile
nascondere; si tratta di procedere, un passo dopo l’altro, senza velleità
dogmatiche o aspirazioni ad annettere, verso una sinistra più larga possibile e
sviluppata nel rispetto reciproco.
Il
fine comune non può limitarsi alla critica dell’operato di questo governo nella
logica e nell’auspicio del tanto peggio, tanto meglio; perché il peggio sarebbe
comunque quello dell’intero Paese ed il meglio potrebbe venir colto o da una
destra dichiaratamente autoritaria, o da coloro che, pur non convinti del nuovo
corso imboccato da Renzi, sperano ancora nella possibilità di ripristinare un
centrosinistra debole nella testa e nelle gambe, ed attendono il momento di
poter preparare un: “Matteo, stai sereno” di palazzo.
Prescindendo
dalla tenuta o meno di questo governo, dall’eventualità di un soccorso azzurro,
dal ricatto elettorale, non può esservi altro fine che quello di riaffermare in
Italia la presenza politica di una sinistra configurata secondo criteri non
difformi da quanto si è accennato. Perché questa è una condizione comunque
necessaria: o per poter condurre una credibile battaglia di opposizione in quel
che resterà del Parlamento e nel Paese; o, nel caso, a far sì che possa
configurarsi un centrosinistra “forte” e dotato di reale capacità di riforma.
In
tal senso, mi pare necessario il metodo che “Iniziativa 21 Giugno” ha iniziato a
proporre e sviluppare, attraverso la capacità di rapportarsi a diverse
esperienze di una sinistra frammentata e prescindendo da ogni condizionamento
derivante da questa o da quell’altra provenienza, ed utile il suo ruolo. Se
infatti è evidente la necessità di adeguati approfondimenti concettuali, non ci
si può fermare a questi, ma occorre sviluppare la capacità di proposta, la
costruzione di rapporti politici, la promozione o partecipazione di/ad
iniziative e campagne politiche, in sede nazionale e, cosa altrettanto
importante, nelle diverse sedi locali ove ne sussistano le condizioni.
Il
che non può avvenire per effetto del semplice incollaggio orizzontale di
spezzoni di politica, quanto come risultato di un processo che mira sì
all’aggregazione, ma che considera questa possibile solo se conseguenza logica
di comuni approfondimenti analitici e di proposta, e di comuni iniziative; il
viceversa sarebbe con tutta probabilità destinato al fallimento. Le iniziative
ed i comportamenti che sinora “Iniziativa 21 giugno” ha avviato, vanno in questa
direzione. Altre dovranno seguirne.
1 commento:
un documentone questo qua, adatto agli addetti ai lavori da intellettuali; i quali intellettuali sanno trovare le giuste argomentazioni per riproporre alla fine una costituente della sinistra riformista, che è sempre perdente; però i veri perdenti finiscono con l'essere i lavoratori e gli sfruttati, in quanto tanti intellettuali trovano poi come vivere nelle tante stanze del palazzo del potere della borghesia; non me ne voglia l'estensore del documentone, ma non ci ho trovato una sola volta, mi pare, il sostantivo socialismo; né una menzione sulla sinistra di classe, e sul ruolo egemone che deve avere per impedire che le sconfitte si susseguano alle sconfitte; personalmente non ho alcuna fiducia in sel e nei dissidenti (?) del pd, il perchè lo dimostrano le loro scelte politiche; ed in politica contano i fatti e pesano come macigni scaraventati sulle teste degli sfruttati; sarò settario?; meglio settario che opportunista.
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie