I dati parlano chiaro: l'Italia è bloccata, non ci sarà la ventilata crescita del più 0.8% del PIL (la stima attuale è di un calo dello 0,3%), la disoccupazione giovanile si trova ai minimi storici dal 1977, tutti gli indicatori sono stati ritoccati al ribasso.L'Italia vive uno "storico" momento di difficoltà economica e politica e il Presidente del Consiglio e Segretario del PD (arrivato al Governo per via di palazzo e non di elezioni) non trova di meglio che irridere i suoi avversari di partito e i sindacati, riducendo il tutto a un mero e sterile confront dialettico. Da parte nostra non difendiamo certo la minoranza del PD e la CGIL, corresponsabili di questo disastro, ma l'idea che il tutto sia ridotto ad un politicismo di bassa lega, senza alcun elemento di concreto interesse per le condizioni materiali delle persone e che l'insieme sia sovrastato da una enorme sete di potere fine a se stessa in un quadro di avolta autoritaria ci pare quella plausibile per descrivere lo stato delle cose in atto rilevando come un discorso di seria e concreta "opposizione di sistema" non riesca a decollare neppure in quegli ambienti della sinistra italiana che dovrebbero risultare maggiormente sensibili a un discorso di questo tipo.
Renzi va avanti perseguendo l'obiettivo della crescita delle diseguaglianze, della riduzione dei diritti, della cancellazione dello stato sociale perchè , in fondo, anche gli apparentemente più tenaci movimentisti glielo lasciano fare.
Non concede facili speranze il nuovo quadro macroeconomico tendenziale, recepito dal Consiglio dei ministri in occasione dell’approvazione della Nota di Aggiornamento del Def – Documento di Economia e Finanza 2014/2015.
Palazzo Chigi ha infatti ritoccato al ribasso tutti gli indicatori, a partire dal pil. Il 2014 non sarà infatti l’anno della ripresa: il prodotto interno lordo scenderà del -0,3%,
per poi risalire del +0,6% nel 2015, grazie all’impulso della Legge di
stabilità.E dire che le stime di aprile davano un incremento del Pil del
+0,8% per il 2014… «I vincoli chiesti dall'Europa vengono pienamente
rispettati», ha sottolineato Pier Carlo Padoan: secondo il
ministro dell’Economia, con Bruxelles «ci sarà normale dialogo, sia con
commissione uscente sia con quella entrante».
ALLARME DISOCCUPAZIONE. Dati negativi arrivano anche per la disoccupazione si attesterà al 12,6% nel 2014 e al 12,5% nel 2015, ma l’emergenza è sopratutto sul fronte giovanile: ad agosto ha toccato quota 44,2% crescendo di un punto percentuale rispetto a luglio 2014 e di ben +3,6% nel confronto tendenziale. Il dato è il più basso mai registrato tra i giovani dal 1977 a oggi.
Non va meglio in materia di indice dei prezzi, scesi del -0,3% a settembre rispetto al mese precedente. Infine, slitta al 2017 il pareggio strutturale di bilancio: il rapporto tra debito e Pil si attesterà al 131,7% nel 2014 e al 133,4% nel 2015.
«Siamo
in una situazione che richiama le cosiddette circostante eccezionali,
crescita negativa con tre anni consecutivi di recessione e crescita dei
prezzi vicina allo zero», spiega Padoan, «questo implica che nell'ambito delle regole europee è lecito immaginare un rallentamento del processo di aggiustamento
del saldo strutturale che avverrà in misura positiva, anche se ridotta
rispetto a quanto immaginato nel Def di aprile di quest'anno».

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