mercoledì 22 ottobre 2014

EGEMONIA? IN RISPOSTA ALL'ARTICOLO DI PAOLO REGOLINI di G.Angelo Billia


Ho appena letto un pezzo del compagno Paolo Regolini di Ross@ Genova, postato dal compagno Sergio Cararo. Non l’ho di proposito commentato, per non confondere con le mie osservazioni le molte cose che condivido. Ritengo però, che qualche elemento di riflessione, come dire, aggiuntivo, si ponga.


Come già detto, l’impianto dell’intervento mi trova concorde su molti punti politici, ma noto che, fondamentalmente, l’insieme del discorso non tiene conto della questione centrale, cioè la natura di Ross@ così com’è andata definendosi nell’assemblea di Bologna.
Il riferimento agli snodi operativi, troppo poco trattati da Ross@, onestamente devo dire che mi ha lasciato basito. Il compagno parla di alleanze anche fra non consanguinei e della necessità di definire politiche e criteri operativi e lo fa omettendo la cosa più ovvia: Ross@ a Bologna ha scelto di reiterarsi come un’alleanza, fra affini, certo, ma non necessariamente consanguinei.
La cosa di per sé legittima, nell’impianto del discorso sviluppato dal compagno assume un valore dicotomico riferendosi alle alleanze che Ross@ dovrebbe fare.
Dall’intervento si estrapola una concezione che, se esplicitata, salta a piè pari l’intera esperienza storica del movimento comunista, negando l’utilità stessa dell’organizzazione comunista, cioè il Partito. Ciò è ovviamente del tutto legittimo, ma qualcosa non torna.
Per sostenere questa tesi occorre dimostrare la superiorità delle associazioni, rispetto a quella del partito.
La prima questione che si pone è relativa all’assurdità dell’assunto secondo il quale l’associazione stipula alleanze con i compagni di strada. Capisco che, forse, a questa espressione diamo valenze diverse, ma per quel che mi riguarda i compagni di strada sono tali per i comunisti.
La seconda si riferisce al concetto astruso, secondo il quale un’associazione è promotrice di associazioni.
Il terzo, non in ordine d’importanza, è costituito dall’atto di fede secondo il quale tutte queste alleanze sarebbero in grado di esercitare egemonia.
Ora, per non lasciare nulla al caso, è pur vero che un’associazione può amalgamare, non solo culturalmente, i propri aderenti, ma forse è il caso di chiedersi se questo comporta la capacità di condividere l’obiettivo strategico: la liberazione dell’umanità dai propri parassiti. Se questo in un’associazione non fosse possibile, e credo di no, anche il concetto stesso di egemonia viene travisato. Al massimo, in siffatta situazione, sempre che vada tutto bene, il concetto di egemonia si fissa sugli obiettivi contingenti: la lotta al renzismo; all’Europa come si è definita oggi; alla disoccupazione; ecc.
E’ facile prevedere che le sorti di un movimento così concepito, ammesso che si affermi, porta diritto a quella di tanti altri movimenti, nel passato, sgonfiatisi appena raggiunta una parvenza d’obiettivo, per la semplice ragione che mancava l’egemonia tutt’intera del progetto comunista.
Non voglio dare patenti psicologiche a chi è fautore di queste teorie, ma credo di poter dire che il cuore al di là dell’ostacolo per i comunisti non è la ricerca di scorciatoie.
Senza l’elaborazione politica propria dei comunisti, senza il partito all’interno del quale viene sviluppata e acquisisce le gambe per affermarsi, le scorciatoie, nel migliore dei casi portano al nulla.

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