La bocciatura delle “Costituzione Europea” operata da
Francesi ed Olandesi con i referendum del 2005, fu il punto di partenza della
modifica e della successiva approvazione degli attuali “Trattati Europei” votati
solo, dai Parlamenti degli stati membri dell’Unione, dal Parlamento Europeo e
dal Parlamento delle isole Aland evitando le necessarie e democratiche
verifiche popolari. Con l’entrata in vigore dei nuovi Trattati, il traballante capitalismo
europeo si è ristrutturato pesantemente ai danni dei singoli Paesi dell’Unione.
La ristrutturazione capitalistica operata in Europa
nel solco di un’evoluzione complessiva della globalizzazione economica, anche
se oggetto di una profonda crisi, entra in aperto stato di conflitto con
l’ancora non saldamente consolidato capitalismo russo e con quello americano, oggetto,
anch’esso, di violenta crisi, provocata dallo scoppio della bolla speculativa
successiva alle politiche ultra liberiste di stampo Tatcheriano.
Limitando l’analisi, ai soli rapporti tra questi tre
competitori globali emerge che il confronto - scontro diventa inevitabile,
generando ad est momenti di forte tensione forieri di possibili soluzioni anche
violente degli stati di crisi, tensioni, tra l’altro ancora in fase di estrema
fluidità, alla quale si sta tentando, con scarso successo, di mettere ordine. Mentre
ad ovest gli stretti ed sinergici rapporti, tra le strutture economiche americane
ed europee, anche se particolarmente tese, tendono ad essere normalizzati da
nuovi e più avanzate regole, attraverso la formalizzazione di un trattato bilaterale
attualmente in corso di elaborazione; il poco noto “TTIP” (Transatlantic Trade
and Investstment Partnership) il cui proponimento e quello di creare un’immensa
area di libero scambio tra Europa e Stati Uniti “favorendo conseguentemente” la
crescita economica dei paesi aderenti.
Se questa è la premessa c’è da chiedersi e da chiedere
ai responsabili politici americani, europei e nazionali, come un’ulteriore e
più massiccia liberalizzazione e deregolamentazione dei mercati produttivi,
economici e finanziari possa garantire la crescita economica alle singole
nazioni ed ai continenti da essa interessati, se la stessa “Deregulation”,
operata sull’onda delle riforme economiche di Tatcheriana memoria, è stata l’unica
responsabile della profonda crisi globale attuale come ogni seria analisi
economica assevera. Quelle di Nouriel Rubinì su questi temi sono, sotto certi
aspetti, illuminati.
La definizione dei campi operativi, delle regole, della
durata, delle reciproche concessioni e dei limiti operativi di questo nuovo trattato
sono, al momento, segretate; il lavoro preparatorio è riservato ed è eseguito
da un ristrettissimo numero di tecnocrati il cui incarico, a quanto ci è dato
sapere, è stato dato da alcuni governi nazionali (Germania inclusa) e dalle
multinazionali interessati al libero commercio nell’enorme area d’intervento,
che la definizione di questo trattato dovrebbe creare. La ratifica finale dello
stesso non avverrà con mandato popolare come auspicabile, sarà invece effettuata
dai Parlamenti, quello Americano e quello Europeo; per buona pace di quella
democrazia, vanto dei governi occidentali quando si tratta di esportarla sulla
punta delle lance e mantenerla a fil di spada.
Da quanto lasciato trapelare sullo stato dell’opera
del Trattato, sembra che le grandi aree d’intervento riguarderebbero quelle
Sanitarie–alimentari, quelle Finanziarie-speculative, quelle Energetiche e
quelle Democratiche.
L’introduzione di prodotti, logistiche e strutture
speculative, oggi non presenti nei mercati dell’Unione, con l’approvazione del
TTIP avrebbero libero accesso e libertà operativa anche in contrapposizione con
eventuali legislazioni restrittive operanti nei singoli stati dell’UE, limitando
ulteriormente le Sovranità Nazionali a tutto vantaggio delle multinazionali,
principalmente americane. Le stesse controversie insorgenti tra Stati ed
Operatori Economici non sarebbero più oggetto di giudizio legale, regolate
attraverso Tribunali Internazionali, bensì oggetto di arbitrati internazionali
inappellabili, con pareri emessi da giurie, facilmente controllabili essendo
per propria natura nominate dalle stesse parti, con la sola, probabile ma non
vincolante, esclusione della Presidenza delle stesse.
Questo lo scenario che si prospetta per il futuro,
questo è il quanto, con cui, le future generazioni dovranno misurarsi; un’enorme
piovra economica i cui tentacoli strozzeranno, più di quanto già stanno
facendo, ogni e qualunque atto democratico, a tutto vantaggio di un elitario
nucleo di famiglie detentrici della quasi totalità della ricchezza del pianeta.
Su questi temi una sinistra illuminata e lungimirante dovrebbe costruire la propria
azione politica educando le Masse attraverso la presa di coscienza dell’enorme
pericolo incombente, poi mobilitandole conflittualmente, per evitare che
progetti di portata globale possano creare i presupposti per moderne forme di
dittatura planetaria gestita dalla finanzializzazione dell’economia globale di
cui già si vedono spuntare pericolosamente le prime spine.
Soluzioni di piccolo cabotaggio quali mobilitazioni conflittuali
su specifiche questioni che si prefiggono l’obbiettivo di aggregazione del “Blocco
Sociale”, come ho già avuto occasione di dire, portano all’irreparabile ultima
e tombale sconfitta del movimento Comunista italiano ed europeo, proprio per la
limitatezza tattica e strategica dell’ottica operativa. Oggi la Sinistra
Antagonista e Comunista o riesce ad assumersi l’incombenza di una lotta globale
alla globalizzazione ed a tutto ciò che da essa discende, elaborando alte analisi
politiche e proponendo soluzioni alternative globali di ampio respiro ed al
passo coi tempi, rispetto ai problemi posti dalla classe dominante, o sarà
irrimediabilmente e definitivamente cancellata dalla Storia, perché soluzioni
transitorie non esistono, ne sono mai esistite, come la stessa Storia, con la
sua saggezza, ci insegna.
E su questi temi che invito i Compagni e riflettere e
pronunciarsi.
2 commenti:
e non dimenticare che a sud stanno lavorando per TPP un area di libero scambio tra il sud est del mondo e parte dell' amenrica latina (cile e peru) con scambio negli usa, dei corridoi attti ad ostacolare i progetti cino russi sugli scambi tra est e ovest dei continenti asiatico ed europeo, l'imperialismo made in usa stà cercando di mantenere la sua supremazia mondiale essendo minacciata dalla crescente forza internazionale cinese, il wto fallimento dello scambio cino usa ue ne è una dimostrazione tangibile dell' operato cinese. stefano
Concordo con quanto affermi, io ho solo analizzato una parte del problema, quella circoscritta al TTIP. L'insieme della penetrazione capitalistica finanziaria occidentale va ben oltre il singolo trattato, anche perché oggi e costretta a misurarsi con un altro più terribile e primitivo capitalismo, quello Russo-Cinese. Proprio su questo tema di invito a leggere un altro mio scritto pubblicato credo tra luglio ed agosto sul blog "Perché la sinistra", il cui titolo è "Dicotomia e terzo escluso". In quell'analisi cerco di affrontare il problema dei rapporti Oriente-Occidente nella loro quasi globalità. Grazie del commento Stefano, ma quale Stefano visto che ne conosco tanti?
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