sabato 18 ottobre 2014

TTIP DEMOCRAZIA E SOCIALISMO di Vincenzo Facciolo





La bocciatura delle “Costituzione Europea” operata da Francesi ed Olandesi con i referendum del 2005, fu il punto di partenza della modifica e della successiva approvazione degli attuali “Trattati Europei” votati solo, dai Parlamenti degli stati membri dell’Unione, dal Parlamento Europeo e dal Parlamento delle isole Aland evitando le necessarie e democratiche verifiche popolari. Con l’entrata in vigore dei nuovi Trattati, il traballante capitalismo europeo si è ristrutturato pesantemente ai danni dei singoli Paesi dell’Unione.

 Costringe gli Stati a cedere alle strutture dell’UE una quota consistente della propria “Sovranità”, sottraendo, tra l’altro, alle singole Banche Centrali, la prerogativa di emettere moneta, accentrando tale potere in un’unica struttura comunitaria, la BCE, direttamente controllata da una ristretta cerchia di banchieri privati attraverso propri organi saldamente inseriti nella tecnostruttura delle Istituzioni dell’Unione. Tale salto qualitativo dei rapporti di classi, segna lo spartiacque istituzionale tra il capitalismo industriale, possessore delle risorse e dei beni di produzione ed una più sofisticata forma di capitalismo, quello finanziario, che assoggetta alle proprie necessità, attraverso il controllo dei flussi finanziari, l’economia d’interi continenti. 
La ristrutturazione capitalistica operata in Europa nel solco di un’evoluzione complessiva della globalizzazione economica, anche se oggetto di una profonda crisi, entra in aperto stato di conflitto con l’ancora non saldamente consolidato capitalismo russo e con quello americano, oggetto, anch’esso, di violenta crisi, provocata dallo scoppio della bolla speculativa successiva alle politiche ultra liberiste di stampo Tatcheriano.
Limitando l’analisi, ai soli rapporti tra questi tre competitori globali emerge che il confronto - scontro diventa inevitabile, generando ad est momenti di forte tensione forieri di possibili soluzioni anche violente degli stati di crisi, tensioni, tra l’altro ancora in fase di estrema fluidità, alla quale si sta tentando, con scarso successo, di mettere ordine. Mentre ad ovest gli stretti ed sinergici rapporti, tra le strutture economiche americane ed europee, anche se particolarmente tese, tendono ad essere normalizzati da nuovi e più avanzate regole, attraverso la formalizzazione di un trattato bilaterale attualmente in corso di elaborazione; il poco noto “TTIP” (Transatlantic Trade and Investstment Partnership) il cui proponimento e quello di creare un’immensa area di libero scambio tra Europa e Stati Uniti “favorendo conseguentemente” la crescita economica dei paesi aderenti.
Se questa è la premessa c’è da chiedersi e da chiedere ai responsabili politici americani, europei e nazionali, come un’ulteriore e più massiccia liberalizzazione e deregolamentazione dei mercati produttivi, economici e finanziari possa garantire la crescita economica alle singole nazioni ed ai continenti da essa interessati, se la stessa “Deregulation”, operata sull’onda delle riforme economiche di Tatcheriana memoria, è stata l’unica responsabile della profonda crisi globale attuale come ogni seria analisi economica assevera. Quelle di Nouriel Rubinì su questi temi sono, sotto certi aspetti, illuminati.
La definizione dei campi operativi, delle regole, della durata, delle reciproche concessioni e dei limiti operativi di questo nuovo trattato sono, al momento, segretate; il lavoro preparatorio è riservato ed è eseguito da un ristrettissimo numero di tecnocrati il cui incarico, a quanto ci è dato sapere, è stato dato da alcuni governi nazionali (Germania inclusa) e dalle multinazionali interessati al libero commercio nell’enorme area d’intervento, che la definizione di questo trattato dovrebbe creare. La ratifica finale dello stesso non avverrà con mandato popolare come auspicabile, sarà invece effettuata dai Parlamenti, quello Americano e quello Europeo; per buona pace di quella democrazia, vanto dei governi occidentali quando si tratta di esportarla sulla punta delle lance e mantenerla a fil di spada.
Da quanto lasciato trapelare sullo stato dell’opera del Trattato, sembra che le grandi aree d’intervento riguarderebbero quelle Sanitarie–alimentari, quelle Finanziarie-speculative, quelle Energetiche e quelle Democratiche.
L’introduzione di prodotti, logistiche e strutture speculative, oggi non presenti nei mercati dell’Unione, con l’approvazione del TTIP avrebbero libero accesso e libertà operativa anche in contrapposizione con eventuali legislazioni restrittive operanti nei singoli stati dell’UE, limitando ulteriormente le Sovranità Nazionali a tutto vantaggio delle multinazionali, principalmente americane. Le stesse controversie insorgenti tra Stati ed Operatori Economici non sarebbero più oggetto di giudizio legale, regolate attraverso Tribunali Internazionali, bensì oggetto di arbitrati internazionali inappellabili, con pareri emessi da giurie, facilmente controllabili essendo per propria natura nominate dalle stesse parti, con la sola, probabile ma non vincolante, esclusione della Presidenza delle stesse.
Questo lo scenario che si prospetta per il futuro, questo è il quanto, con cui, le future generazioni dovranno misurarsi; un’enorme piovra economica i cui tentacoli strozzeranno, più di quanto già stanno facendo, ogni e qualunque atto democratico, a tutto vantaggio di un elitario nucleo di famiglie detentrici della quasi totalità della ricchezza del pianeta. Su questi temi una sinistra illuminata e lungimirante dovrebbe costruire la propria azione politica educando le Masse attraverso la presa di coscienza dell’enorme pericolo incombente, poi mobilitandole conflittualmente, per evitare che progetti di portata globale possano creare i presupposti per moderne forme di dittatura planetaria gestita dalla finanzializzazione dell’economia globale di cui già si vedono spuntare pericolosamente le prime spine.
Soluzioni di piccolo cabotaggio quali mobilitazioni conflittuali su specifiche questioni che si prefiggono l’obbiettivo di aggregazione del “Blocco Sociale”, come ho già avuto occasione di dire, portano all’irreparabile ultima e tombale sconfitta del movimento Comunista italiano ed europeo, proprio per la limitatezza tattica e strategica dell’ottica operativa. Oggi la Sinistra Antagonista e Comunista o riesce ad assumersi l’incombenza di una lotta globale alla globalizzazione ed a tutto ciò che da essa discende, elaborando alte analisi politiche e proponendo soluzioni alternative globali di ampio respiro ed al passo coi tempi, rispetto ai problemi posti dalla classe dominante, o sarà irrimediabilmente e definitivamente cancellata dalla Storia, perché soluzioni transitorie non esistono, ne sono mai esistite, come la stessa Storia, con la sua saggezza, ci insegna.
E su questi temi che invito i Compagni e riflettere e pronunciarsi.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

e non dimenticare che a sud stanno lavorando per TPP un area di libero scambio tra il sud est del mondo e parte dell' amenrica latina (cile e peru) con scambio negli usa, dei corridoi attti ad ostacolare i progetti cino russi sugli scambi tra est e ovest dei continenti asiatico ed europeo, l'imperialismo made in usa stà cercando di mantenere la sua supremazia mondiale essendo minacciata dalla crescente forza internazionale cinese, il wto fallimento dello scambio cino usa ue ne è una dimostrazione tangibile dell' operato cinese. stefano

Unknown ha detto...

Concordo con quanto affermi, io ho solo analizzato una parte del problema, quella circoscritta al TTIP. L'insieme della penetrazione capitalistica finanziaria occidentale va ben oltre il singolo trattato, anche perché oggi e costretta a misurarsi con un altro più terribile e primitivo capitalismo, quello Russo-Cinese. Proprio su questo tema di invito a leggere un altro mio scritto pubblicato credo tra luglio ed agosto sul blog "Perché la sinistra", il cui titolo è "Dicotomia e terzo escluso". In quell'analisi cerco di affrontare il problema dei rapporti Oriente-Occidente nella loro quasi globalità. Grazie del commento Stefano, ma quale Stefano visto che ne conosco tanti?

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