Per porre le basi della costruzione di una nuova soggettività dei comunisti e della sinistra d'alternativa, fondata sui tre elementi che continuiamo a ritenere fondativi di questo progetto: autonomia teorica e d'iniziativa, alternativa di società in termini anti-capitalistici e opposizione allo stato di cose presenti.
mercoledì 22 ottobre 2014
ROSS@ : DOPO BOLOGNA, OBIETTIVI DI LOTTA: QUAL’E’ IL CRINALE TRA ROTTURA E UNITA’? di Paolo Regolini (Ross@ - Genova)
Ne avevamo parlato invero anche prima, a Roma il 27 settembre, domandandoci se il documento politico non dovesse allungarsi -quantomeno in termini di massima- sugli snodi operativi, cioè su programmi, piattaforme, possibili alleanze e forme di lotta: insomma sulla politica da impegnare subito nei territori e a livello nazionale.
Avevamo però convenuto nella Commissione Politica che questo sarebbe stato lo spazio della relazione introduttiva di Cremaschi, lasciando allo stesso il compito di “calare” il documento nel contingente e su questo avviare il dibattito a Bologna.
Così non è stato, e il dibattito si è sviluppato ben al di sotto di quanto la situazione richiede e troppo riduttivamente rispetto all'impianto del documento politico: se non usciamo da questo impasse, temo ci condanniamo ad una sorta di limbo delle buone intenzioni, senza possibilità di agire e di intervenire sulle numerose scadenze già programmate.
Mi sembra che in poche realtà riusciamo a raggiungere la soglia critica in grado di produrre mobilitazioni: possiamo proporre iniziative, ma poi dobbiamo cercare di costruire un fronte minimamente più ampio. Del resto, non mi pare che il Controsemestre europeo, pur promosso con altre sigle, sia valso a offrire spunti di iniziative politiche significative sul territorio.
In sintesi estrema ritengo che vada definita una piattaforma politica su cui confrontarsi con i possibili compagni di strada per costruire alleanze realisticamente affidabili e aprire VERTENZE/LOTTE capaci di un minimo di EGEMONIA e di un massimo di efficacia contro il governo Renzi/Pd e di riflesso contro l'Unione Europea.
Affermarsi inequivocamente contro Renzi e il PD non è sufficiente per coinvolgere e mobilitare lavoratori e cittadini.
Occorre tradurre questa scelta in obbiettivi precisi, chiari, intermedi ovviamente e anche minimali ma capaci di aggredire il meccanismo perverso del liberismo sfrenato e, in questa fase, di far maturare le coscienze La patrimoniale al di sopra di un determinato livello di ricchezza per finanziare il reddito minimo garantito, le opere urgenti -e utilissime- di manutenzione del territorio e degli edifici pubblici nonché i pubblici servizi ridotti allo stremo sono una delle possibilità concrete di mettere i piedi nel piatto: obiettivi sbandierati solo ritualmente dalla CGIl, ma non fatti oggetto di lotte concrete, puntuali.
Concentrarsi su obbiettivi di questo genere - o su altri magari migliori e più efficaci, quali il rinnovo contrattuale nella pubblica amministrazione, le pensioni, la nazionalizzazione dell'ILVA e di alcune banche,- offre un' ulteriore opportunità di muoversi politicamente, che è quella non eludibile delle alleanze.
La rottura senza riserve col PD è scelta necessaria e fuori discussione ma sull'unità abbiamo detto poco e niente.
Benissimo USB e Sinistra Anticapitalista ma temo non basti: penso che dobbiamo guardare con più attenzione e meno snobismo a quello che si muove nella FIOM e nella CGIL (in fase di ripensamento [di loro] e comunque costrette a cambiare musica dalla pressione che gli scaraventa addosso Renzi) e pure al poco che resta della galassia Tsipras. Nei quadri intermedi della CGIL si fa strada la consapevolezza di essere ormai privi di un partito di riferimento.
Disponendo di un progetto politico chiaro e limpido, non corriamo il rischio di sbiadire nelle alleanze o nei compromessi tattici il nostro punto di vista: per quanto queste aree non ci siano politicamente consanguinee, non ci sono necessariamente “nemiche” e resta comunque incontrovertibile che le alleanze si fanno, appunto, con i diversi da sé.
La gravità della situazione e la disparità nei rapporti di forza con l'avversario non ci consentono di stare alla finestra con supponenza ma ci chiedono di attrezzare un fronte il più ampio possibile (che non significa generico né moderato) per difendere i lavoratori e spezzare almeno qualche maglia delle catene in cui Renzi/PD con la UE ci stanno ingabbiando.
Diversamente, temo, saremmo condannati alla marginalità e alla irrilevanza politica, cui già ci spinge di per sé la nostra consistenza quantitativa.
Al contrario -e a dispetto dei pochissimi che siamo- “tuffarci” abilmente nella mischia ci consentirebbe di spendere con efficacia tutta la valenza della nostra elaborazione e di far crescere il livello del dibattito nel faticoso sforzo di decriptare la cortina fumogena che avvolge la realtà, impedendone la percezione reale.
Ovviamente, vista la dimensione europea della battaglia, sarebbe sbagliato e perdente limitarsi all'orizzonte italiano: dobbiamo da subito attivare contatti con la Linke (e con la GUE, che non è peraltro la nostra proiezione europea), con greci, francesi, spagnoli e portoghesi e con altri ancora (a Bologna non se ne è parlato) per coordinare le rispettive iniziative e avviarne di comuni.
In questi termini sulla manifestazione del 25 ottobre e sullo sciopero generale (pregiudizialmente indispensabile) dobbiamo pronunciarci immediatamente, provando caparbiamente a forzarne i limiti e spremerne tutta la potenzialità.
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