Già agli albori della loro “resistibile ascesa” Renzi e
Grillo potevano essere accomunati in una comune logica di tipo sostanzialmente
“fascistoide” e, in verità, qualcosa sul tema era stato scritto (esempio: Renzi,
Grillo e il fascismo, pubblicato su questo blog il 26 ottobre 2013).
Oggi nel pieno dell’esercizio da parte di entrambi del
“segno del comando” è possibile approfondire l’analisi e convenire su di una
definizione di sostanziale omologazione tra i due all’interno di una forma
precisa di nichilismo.
Nichilismo inteso proprio nella versione nietzschiana della
“volontà di potenza, affidata a un superuomo”.
Nietzsche si contrappone in questa sua visione a quella di
Schopenhauer che, ne “Il mondo come volontà e rappresentazione”, appare ancora
nostalgicamente orientato al recupero del fondamento perduto nell’opposizione
tra mondo ideale e mondo sensibile.
Per Nietzsche (ma anche nella pratica politica di Renzi e
Grillo) si è ormai radicata una svalutazione dei valori tale da condurre a quell’“oblio
dell’essere” che trova la propria espressione più radicale nel dominio della
“tecnica di potenza”.
In questo modo si può
rovesciare il “niente” che questa società rappresenta nella sua affermazione
della vita sottratta a ogni valore trascendente: basta il dominio dell’ “io”
sugli altri.
Allora posso giudicare il valore degli atti umani, qualsiasi
atto: dalla maternità allo stendere uno striscione con il “mio” metro, quello
dell’espressione del “mio” dominio.
Gli spazi interiori sono così sottratti alla potenza
ordinativa del Leviatano e la strategia decisionistica esce dallo schema del
paradigma della modernità, quello che aveva dato origine alla democrazia nel
suo significato più originario: fosse questa democrazia “liberale” o
“democrazia “socialista”.
Si verifica su questo elemento un punto che già è stato
sollevato in altra sede (Enzo Scandurra sul “Manifesto” : Adattarsi al sistema
PD con risposta su questo blog: “Adattarsi al PD” il 14 Ottobre 2014): questa
condizione non può essere superata o contrastata attraverso la forma politica,
ma soltanto assumendolo come il nostro medesimo destino.
Negli atti politici concretamente fin qui compiuti Renzi e
Grillo tendono a dimostrare l’inesistenza della mediazione politica: per
adesso, in alcune occasioni vi si adattano per opportunità ma è evidente che la
tendenza che dimostrano si dirige verso un superamento di questo elemento di
costrizione nell’esercizio della loro forza assoluta.
Si sovrappongono, nella forma comune di esercizio del
comando, l’assenza di riconoscimento della condizione comune e l’idea
dell’impossibilità di apertura di una forma di libertà politica che limiti il
potere personale.
Si torna così alle origini, allo Stirner di “L’unico e la
sua proprietà” (1844): “ogni concetto ideale astratto che si contrapponga alla
concretezza irriducibile del singolo va destituito secondo una prospettiva
individualistica”.
L’individualismo come punto comune e fonte di un nichilismo
fondato sul “bel gesto” dell’esercizio del dominio del singolo sulle masse.
Renzi e Grillo per dirla con un termine di moda “antipolitica allo stato puro”.
Questo è il punto filosofico al riguardo della situazione
rispetto alle tendenze maggioritarie (ampiamente accettate) sul piano teorico
che corrono all’interno del sistema politico italiano.
A questo ci ha portato lo svilimento totale della funzione
die partiti e del loro sistema.
Quanto tempo dovremo aspettare perché emerga un qualche
segnale di consapevolezza e di messa in opera di una riflessione e di un’azione
assolutamente controtendenza?

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