giovedì 30 ottobre 2014

TERZO SETTORE di Marcello Pesarini




Quando si accusa Renzi ed accoliti di voler instaurare un regime non si fa gratuita propaganda, nè si usa un linguaggio adatto a tutte le stagioni.
 
 Mettere mano a leggi che hanno costruito il bene pubblico, che hanno lanciato le classi lavoratrici a dare il loro contributo al welfare e non solo a difendere i propri diritti: questo il metodo usato da Renzi, ben più che dal suo ventennale predecessore, perchè qui è la parte più “moderna” dell'impresa, quella che si considera come riassunto della società a comandare.
Sarebbe interessante seguire il cammino dei vari testi unici socio-assistenziali che verranno approvati nelle regioni, ed ancora di più del decreto legislativo n.155/2006, che dovrebbe regolamentare l'impresa sociale. L'Italia ha visto un rinascimento con la nascita del terzo settore quando era il PCI a produrre cultura sociale, ma ha a lungo confuso lo strumento, coop, associazione, onlus, con lo scopo, il diritto costituzionale, articoli 2, 3, 32 della Costituzione.
Inviterei a lanciare un approfondimento in materia, perchè c'è rischio che le normative sugli appalti, i criteri per distinguere le categorie svantaggiate, la stessa regolamentazione giuridica dei soggetti avvengano in un clima falsamente asettico che imbianchi gli occhi ai cittadini, in primis quelli protestatari e giustizialisti, in cerca di capri espiatori ma non di politiche di occupazione e giustizia sociale.
Il welfare è di tutti per tutti, e deriva da una lettura dinamica della società (cito per tutti Aldo Bonomi), che oggi vede l'età media aumentare e con essa la speranza di vita, e di conseguenza la necessità di welfare, ma domani con un avvenire da precario, non so cosa darà. Il welfare non ha confini in se stesso, ma si allunga nelle necessità di governo del territorio, di nuova acculturazione, di sperimentazione nella mediazione penale e civile: va coltivato, prima di essere regolamentato.

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