Quando si accusa Renzi ed accoliti di voler instaurare un
regime non si fa gratuita propaganda, nè si usa un linguaggio adatto a tutte le
stagioni.
Mettere mano a leggi che hanno costruito il bene pubblico, che hanno
lanciato le classi lavoratrici a dare il loro contributo al welfare e non solo
a difendere i propri diritti: questo il metodo usato da Renzi, ben più che dal
suo ventennale predecessore, perchè qui è la parte più “moderna” dell'impresa,
quella che si considera come riassunto della società a comandare.
Sarebbe interessante seguire il cammino dei vari testi unici
socio-assistenziali che verranno approvati nelle regioni, ed ancora di più del
decreto legislativo n.155/2006, che dovrebbe regolamentare l'impresa sociale.
L'Italia ha visto un rinascimento con la nascita del terzo settore quando era
il PCI a produrre cultura sociale, ma ha a lungo confuso lo strumento, coop,
associazione, onlus, con lo scopo, il diritto costituzionale, articoli 2, 3, 32
della Costituzione.
Inviterei a lanciare un approfondimento in materia, perchè
c'è rischio che le normative sugli appalti, i criteri per distinguere le
categorie svantaggiate, la stessa regolamentazione giuridica dei soggetti
avvengano in un clima falsamente asettico che imbianchi gli occhi ai cittadini,
in primis quelli protestatari e giustizialisti, in cerca di capri espiatori ma
non di politiche di occupazione e giustizia sociale.
Il welfare è di tutti per tutti, e deriva da una lettura
dinamica della società (cito per tutti Aldo Bonomi), che oggi vede l'età media
aumentare e con essa la speranza di vita, e di conseguenza la necessità di
welfare, ma domani con un avvenire da precario, non so cosa darà. Il welfare
non ha confini in se stesso, ma si allunga nelle necessità di governo del
territorio, di nuova acculturazione, di sperimentazione nella mediazione penale
e civile: va coltivato, prima di essere regolamentato.
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