La definizione di un’identità è il presupposto fondante di un soggetto politico, per lo sviluppo della sua iniziativa
sul piano della produzione intellettuale e su quello dell’azione esterna.
Un’identità che deve comporsi di diversi elementi capaci di
costruire una coscienza collettiva tale da consentire a quanti partecipano - in varie forme - alla
vita del soggetto di riconoscersi tra loro e di permettere
anche una riconoscibilità complessiva.
Il linguaggio usato e i simboli esposti rappresentano
elementi fondamentali per la costruzione dell'identità. Ma per
evitare che ci si risolva in una semplice distinzione nominalistica
è necessaria una visione critica del mondo nell’attesa dell’oggi e del futuro.
Tutta la critica marxiana dell’economia politica è fondata
su questo principio, interpretando così la dottrina del materialismo storico–dialettico.
Ne consegue che il rapporto tra identità e ideologia non
potrà che essere quello di una costante “critica” alla realtà esistente,
per evitare di scivolare in una visione deteriore del pragmatismo. In questo modo si realizza una concretezza delle proprie azioni, attraverso le quali si possono
raggiungere risultati (o sconfitte) da considerare sempre come parziali.
Non serve, in sostanza, limitarsi alla “critica delle idee” ma occorre una “critica
della realtà” per evitare immagini e giustificazioni illusorie utilizzate allo
scopo di evitare il confronto con la materialità delle cose.
La “capacità critica” rappresenta il difficile passaggio per
arrivare a costruire una prospettiva che raccolga in sé sia l’utopia di una società
futura perfetta che la materialità della lotta sociale interpretata nella logica
dei tempi presenti.
Potrà essere così possibile fornire gli elementi di un’identificazione
collettiva che non sia una semplice adesione all’immaginario, magari estemporaneo, un “credo” nelle virtù
di un qualche "Ente Superiore" (sia questo il “partito” o un “Capo”, o tutti e
due assieme com’è accaduto e accade anche con una certa frequenza),
una passivizzazione nel rapporto di massa.
L’identità di un soggetto politico dunque rappresenta la
base per la realizzazione di un’autonomia sostanziale sul piano delle idee: il
solo presupposto indispensabile per realizzare il rapporto con gli altri, sia
in termini di confronto che di scontro.
Sarebbero tanti gli esempi da portare in rilievo per
sottolineare la validità di queste affermazioni nella contingenza dello scontro
sociale e politico che stiamo vivendo: ci si può limitare, però,
a quello dell’opposizione che è necessario realizzare concretamente a partire dall’attualità
della situazione europea e italiana, contrassegnata dal formarsi di
un vero e proprio “regime autoritario”.
Notiamo, tutti i giorni, l’insufficienza del contrasto che
viene avanzato, politicamente e socialmente, a questo fenomeno politico così
pericoloso: un’insufficienza che deriva, prima di tutto, dall’assenza d’identità dalla quale consegue l’incapacità di offrire sintesi politica e proposta compiuta da parte di chi
intenderebbe opporsi ma non riesce a oltrepassare il “nominalismo” nella
presunta affermazione di un proprio ruolo.
Identità e critica: binomio inscindibile per la definizione
di una visione del mondo da sottoporre sempre al Tribunale della Ragione.
Ciò di cui, insomma, dovrebbe nutrirsi la politica nel suo
quotidiano svolgersi e divenire.
3 commenti:
Il "movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti" è, per l'appunto, un movimento, un processo, all'interno del quale nascono e (continuamente si ridefiniscono) la/le identità. Il rapporto teoria-pratica è bidirezionale e in continua tensione: la teoria non si dà come un apriori, una "dottrina", altrimenti l'identità (presupposta) è autoreferenziale, forse può andar bene per la teologia politica, per una cosmologia (tolemaica) di stelle fisse, non per il materialismo storico. La soggettività (il partito, quando ci sono le condizioni per poterlo costruire) nasce nel movimento ed è una sua funzione INTERNA, non un ANTECEDENTE che si colloca AL DI SOPRA del movimento reale stesso. Almeno io così la penso, NON leninisticamente. Chiedo scusa per la perentorietà e il carattere asseverativo di queste mie proposizioni.
Difatti: l'articolo è del tutto ispirato a quanto sostiene il compagno Casarino. Le funzioni non possono essere ordinate e sovraordinate tra identità e autonomia ma concatenate nell'accezione del materialismo dialettico. E il tutto è sottoposto al kantiano Tribunale della Ragione. Grazie Franco Astengo
Aggiungo a conferma della giustezza delle opinioni del compagno Casarino e della coincidenza di impostazione con l'articolo questa frase che compare al centro dell'articolo stesso: Potrà essere così possibile fornire gli elementi di un’identificazione collettiva che non sia una semplice adesione all’immaginario, magari estemporaneo, un “credo” nelle virtù di un qualche "Ente Superiore" (sia questo il “partito” o un “Capo”, o tutti e due assieme com’è accaduto e accade anche con una certa frequenza), una passivizzazione nel rapporto di massa.Grazie Franco Astengo
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