Da molti mesi stiamo cercando di analizzare la torsione
autoritaria che, in un quadro già fortemente disastrato sul piano democratico,
il sistema politico italiano sta subendo dall’ingresso sulla scena del governo
Renzi.
Oggi possiamo ben dire che sotto quest’aspetto siamo a un
punto di svolta, di vera e propria suffragazione dell’esistenza di questo
regime: regime che non può più essere sottovalutato e considerato un passaggio
politico tra i tanti.
Sono due gli elementi che rendono plausibile l’affermazione
riguardante il vero e proprio compimento di un percorso:
1) La
notizia assunta dai giornali che domani il Governo presenterà la questione di fiducia
sulla delega relativa il job act. Si tratta, considerata la delicatezza e la
complessità della materia, di un vero e proprio atto di chiusura (non tanto di
disprezzo e di dispregio) verso il Parlamento: l’equivalente del “potevo
trasformare quest’aula sorda e grigia per il bivacco dei miei manipoli”. I
deputati del PD che voteranno questa fiducia debbono sapere che si assumono una
responsabilità storica, quasi come quella dei deputati dell’SPD che nel 1914
votarono i crediti di guerra al Kaiser. Dopo la votazione di domani, se la
vicenda andrà nel modo ipotizzato, le speranze di salvare l’istituzione
Parlamento dopo i colpi subiti nel corso di questi ultimi anni saranno davvero
ridotte al lumicino;
2) La
frase pronunciata dal Presidente del Consiglio (e segretario del PD) in
relazione alla vicenda del calo verticale del tesseramento nel suo partito: “meglio
una tessera falsa in meno, ma un’idea in più”. C’è, in questo tutta la “summa”
quasi la sublimazione dell’antipolitica: altro che Grillo e Berlusconi messi
assieme: le tessere di prima erano false, mancavano le idee. Adesso è arrivato
il signore dei voti che da solo sa portare due milioni di persone a votare le
primarie e quando non c’è lui...Una situazione drammatica che fa leva sulle
disastrose condizioni culturali, morali, economiche, sociali in cui versa questo Paese.
Arrivano così a compimento alcuni passaggi portati avanti
del resto da più parti nel corso degli ultimi 20 anni, a partire cioè non solo
e non tanto dall’implosione dei grandi partiti di massa ma dalla trasformazione
del sistema elettorale da proporzionale a maggioritario;
1) Il
definitivo spostamento della sede dell’iniziativa legislativa dal Parlamento al
Governo
2) Il
nesso personalizzazione/sistema delle comunicazioni di massa che ormai ha dato
vita a una realtà collocata già oltre il tanto paventato presidenzialismo.
Siamo oltre anche al vecchio conflitto Costituzione materiale/ Costituzione
formale evocato tante volte dallo stesso Silvio Berlusconi;
3) Con
l’esaurimento delle funzioni parlamentari (il laticlavio quale semplice
onorificenza, quasi una croce da Cavaliere) sono al capolinea del loro essere
anche i cosiddetti corpi intermedi : sindacati (che nello specifico si meritano
ampiamente la sorte di sparire, almeno così come sono), associazioni datoriali,
corporazioni di mestiere, ordini professionali. Un tassello importante nella
prospettiva del dialogo diretto tra il Capo e la folla;
4) La
riduzione alla sola “area larga” della maggioranza della rappresentanza
politica e istituzionale. Su questo punto è necessario un chiarimento: anche
chi si sta muovendo per un’idea di presunta sinistra del centrosinistra
pensando a un “PD e a un Governo diversi” è complice di questo stato di cose,
dell’involuzione autoritaria del sistema. Questo va affermato per dovere di
chiarezza e di onestà intellettuale,
Così stanno le cose: c’è da invocare subito un’Opposizione
che abbia caratteristiche di vera e propria Resistenza.
C’è poco da
aggiungere, se non per ricordare che sono assenti i luoghi politici all’interno
dei quali sviluppare concretamente questo tipo di analisi: intanto il regime
procede in avanti.
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