lunedì 6 ottobre 2014

TESSERE PRONTO USO di G.Angelo Billia


Solo chi non c’era non può ricordare le alchimie “tesseresche” della
DC o del PSI di Craxi. Chi all’epoca c’era, alla relativamente recente
“notizia”  delle “primarie” con due milioni di voti (e quindi di
tesserati) del PD, aveva già classificato la cosa.



Ci sono diversi modi d’approccio al tesseramento per una forza
politica, di quello che vuole le tessere raccolte fra persone che
aderiscono convinte di farne parte, perché ne condividono la politica
e scelgono di esserne anch’essi promotori sul piano operativo, non
parlerò. Troppo classicamente onesto e “ideologico”.
Così come i tesserati d’imperio defunti rientrano direttamente
nell’altrettanto classico imbroglio.
Mi limito quindi a ripescare nelle altre esperienze dei partiti su menzionati.
Intanto, il numero delle tessere raccolte, è sempre direttamente
proporzionale alla gestione nazionale e locale del potere. E’ facile
tesserare chi spera di avere l’aiutino per le cose più disparate: la
pratica tecnicamente borderline; l’appalto per tappare due buchi sulla
strada; la speranza dell’aiuto nel concorso locale; la raccomandazione
per l’assunzione del figlio disoccupato; la speranza dell’artigiano
nullatenente di entrare nel gota dell’imprenditoria; il “pagamento”
del “favore” che a volte si ritiene ricevuto solo perché l’hanno fatto
credere, la speranzella di essere candidati in qualcosa perché “molto
dotati”, ecc.
Questa contiguità, quasi sempre spuria, al potere, può essere
tranquillamente classificata sotto la voce  corruzione spicciola.
Sotto la stessa voce si possono catalogare le corti personali dei
singoli politici, alle quali a volte bisogna aggiungere, però,
l’autopromozione psicologica: “sono amico di chi conta, quindi conto
anch’io”.
Accanto e frammisto a questo primo filone ve n’è un altro. E’ quello
relativo al peso delle “bande”, cioè gruppi di potere all’interno del
gruppo di potere centrale, il partito. Lì ci si può sbizzarrire ancora
di più, perché sempre ci si trova di fronte a suddivisioni pseudo
ideologiche ( sinistra contro destra, centro contro tutt’e due, ecc.),
divisioni che fanno capo, sempre e comunque, ad interessi
economico-politici di potere, delle singole bande e dei relativi
capibanda.
Queste sono le ragioni non ammissibili del PD, che dice che le tessere
non sono un problema. Oggi la “crisi” del tesseramento PD, ha una sola
spiegazione, nota a chi la vuol vedere: non servono. Ma si può star
certi che all’occorrenza, magari per ridare una lustratina
“democratica” al dittatorello di turno, le tessere torneranno a
piovere.
Se qualcuno, avendo presente questo quadro, critica i “tesserati”
perché “non capiscono nulla” sbaglia, perché alimenta l’imbroglio
mediatico secondo il quale si tratta di democrazia, quando in realtà è
solo la spia  della marcescenza che sempre s’accompagna alle
dittature.


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