venerdì 3 ottobre 2014

IDENTITÀ POLITICA di Franco Astengo

La definizione di un’identità è il presupposto fondante di un soggetto politico, per lo sviluppo della sua iniziativa sul piano della produzione intellettuale e su quello dell’azione esterna.
Un’identità che deve comporsi di diversi elementi capaci di costruire una coscienza collettiva tale da consentire a quanti partecipano - in varie forme -  alla vita del soggetto di riconoscersi tra loro e di permettere anche una riconoscibilità complessiva.

Il linguaggio usato e i simboli esposti rappresentano elementi fondamentali per la costruzione dell'identità. Ma per evitare che ci si risolva in una semplice distinzione nominalistica è necessaria una visione critica del mondo nell’attesa dell’oggi e del futuro.

Tutta la critica marxiana dell’economia politica è fondata su questo principio, interpretando così la dottrina del materialismo storico–dialettico.

Ne consegue che il rapporto tra identità e ideologia non potrà che essere quello di una costante “critica” alla realtà esistente, per evitare di scivolare in una visione deteriore del pragmatismo. In questo modo si realizza una concretezza delle proprie azioni, attraverso le quali si possono raggiungere risultati (o sconfitte) da considerare sempre come parziali.

Non serve, in sostanza, limitarsi alla “critica delle idee” ma occorre una “critica della realtà” per evitare immagini e giustificazioni illusorie utilizzate allo scopo di evitare il confronto con la materialità delle cose.

La “capacità critica” rappresenta il difficile passaggio per arrivare a costruire una prospettiva che raccolga in sé sia l’utopia di una società futura perfetta che la materialità della lotta sociale interpretata nella logica dei tempi presenti.

Potrà essere così possibile fornire gli elementi di un’identificazione collettiva che non sia una semplice adesione all’immaginario, magari estemporaneo, un “credo” nelle virtù di un qualche "Ente Superiore" (sia questo il “partito” o un “Capo”, o tutti e due assieme com’è accaduto e accade anche con una certa frequenza), una passivizzazione nel rapporto di massa.

L’identità di un soggetto politico dunque rappresenta la base per la realizzazione di un’autonomia sostanziale sul piano delle idee: il solo presupposto indispensabile per realizzare il rapporto con gli altri, sia in termini di confronto che di scontro.

Sarebbero tanti gli esempi da portare in rilievo per sottolineare la validità di queste affermazioni nella contingenza dello scontro sociale e politico che stiamo vivendo: ci si può limitare, però, a quello dell’opposizione che è necessario realizzare concretamente a partire dall’attualità della situazione europea e italiana, contrassegnata dal formarsi di un vero e proprio “regime autoritario”.

Notiamo, tutti i giorni, l’insufficienza del contrasto che viene avanzato, politicamente e socialmente, a questo fenomeno politico così pericoloso: un’insufficienza che deriva, prima di tutto, dall’assenza d’identità dalla quale consegue l’incapacità di offrire sintesi politica e proposta compiuta da parte di chi intenderebbe opporsi ma non riesce a oltrepassare il “nominalismo” nella presunta affermazione di un proprio ruolo.

Identità e critica: binomio inscindibile per la definizione di una visione del mondo da sottoporre sempre al Tribunale della Ragione.
Ciò di cui, insomma, dovrebbe nutrirsi la politica nel suo quotidiano svolgersi e divenire.

3 commenti:

fottiti ha detto...

Il "movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti" è, per l'appunto, un movimento, un processo, all'interno del quale nascono e (continuamente si ridefiniscono) la/le identità. Il rapporto teoria-pratica è bidirezionale e in continua tensione: la teoria non si dà come un apriori, una "dottrina", altrimenti l'identità (presupposta) è autoreferenziale, forse può andar bene per la teologia politica, per una cosmologia (tolemaica) di stelle fisse, non per il materialismo storico. La soggettività (il partito, quando ci sono le condizioni per poterlo costruire) nasce nel movimento ed è una sua funzione INTERNA, non un ANTECEDENTE che si colloca AL DI SOPRA del movimento reale stesso. Almeno io così la penso, NON leninisticamente. Chiedo scusa per la perentorietà e il carattere asseverativo di queste mie proposizioni.

PERCHE' LA SINISTRA D'ALTERNATIVA RITORNI NEL PARLAMENTO ITALIANO ha detto...

Difatti: l'articolo è del tutto ispirato a quanto sostiene il compagno Casarino. Le funzioni non possono essere ordinate e sovraordinate tra identità e autonomia ma concatenate nell'accezione del materialismo dialettico. E il tutto è sottoposto al kantiano Tribunale della Ragione. Grazie Franco Astengo

PERCHE' LA SINISTRA D'ALTERNATIVA RITORNI NEL PARLAMENTO ITALIANO ha detto...

Aggiungo a conferma della giustezza delle opinioni del compagno Casarino e della coincidenza di impostazione con l'articolo questa frase che compare al centro dell'articolo stesso: Potrà essere così possibile fornire gli elementi di un’identificazione collettiva che non sia una semplice adesione all’immaginario, magari estemporaneo, un “credo” nelle virtù di un qualche "Ente Superiore" (sia questo il “partito” o un “Capo”, o tutti e due assieme com’è accaduto e accade anche con una certa frequenza), una passivizzazione nel rapporto di massa.Grazie Franco Astengo

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