Renzi in tv: 80 euro alle neomamme
Renzi
ha detto: «Dal prossimo anno gli 80 euro andranno anche a tutte le mamme, o i
papà, per i primi tre anni di vita del loro figlio. So cosa significa comprare
pannolini, biberon e spendere per l’asilo. È una misura che non risolve un
problema ma è un segnale»
La politica fascista sulla maternità e l’infanzia
La
politica fascista sulla maternità e l’infanzia rientra nell’ambito di un
progetto più ampio avente lo scopo di riportare l’Italia ai fasti
della Roma imperiale restituendole il ruolo centrale che, secondo
Mussolini, essa meritava nello scacchiere internazionale. Il militarismo
e certo razzismo che caratterizzano l’ideologia fascista nonché
l’aggressiva politica imperialistica del regime sono legati a doppio
filo al progetto antropologico fascista di rigenerare la popolazione
italiana creando un ‘uomo nuovo fascista’, adatto a dominare le altre
‘razze’.
Il noto Discorso dell’Ascensione
pronunciato da Mussolini alla Camera dei Deputati il 26 maggio 1927 può
essere letto come premonitore in questo senso. Partendo dalla premessa
che sia compito dello Stato occuparsi della salute della sua
popolazione, Mussolini si lancia in una audace assimilazione tra il
corpo sociale e i corpi degli italiani e tra la salute ‘morale’ e quella
fisica. A seguito di una trionfalistica elencazione dei risultati
ottenuti sia sul piano della profilassi nazionale con l’eliminazione
delle ‘infettive’ opposizioni politiche, che su quello dei provvedimenti
sanitari veri e propri e del risanamento del territorio, il duce
osserva però che lo stato di salute della popolazione italiana non è
ancora soddisfacente. Infatti, oltre ai problemi sanitari, ben più gravi
problemi morali affliggevano – e rendevano malsana – la nazione, tra
questi le nefaste influenze di certe culture straniere liberali e
‘decadenti’ e l’immancabile serpeggiante bolscevismo. Tra le colpe di
certe culture liberali, vi era quella – secondo Mussolini – di aver
posto in secondo piano il ruolo della famiglia, tollerato
l’omosessualità e per aver parzialmente elargito alla donna da una parte
il diritto di autodeterminazione, in materia di procreazione, e
dall’altra la possibilità di dedicarsi ad attività extrafamiliari e
prettamente ‘maschili’, come il lavoro fuori casa. Per rettificare
quelle che il fascismo considerava ‘deviazioni’ e anomalie importate
dall’estero, il regime adottò una serie di misure concrete atte a
contrastare queste tendenze e diffuse una propaganda martellante e senza
precedenti, che rimarcava in maniera inflessibile i confini dei generi e
i rispettivi ambiti di azione.
Del
resto, già dalla seconda metà degli anni Venti la stampa più
conservatrice aveva lanciato una campagna contro la cosiddetta ‘donna
crisi’, indipendente e ‘mascolinizzata’; una campagna poi fatta propria
dal fascismo nei primi anni Trenta per contrastare le tendenze estetiche
del decennio precedente, che promuovevano modelli femminili filiformi e
dunque associati all’idea della sterilità.
Mussolini,
nello stesso discorso, attribuisce il declino del tasso di natalità
alla ‘vigliaccheria morale delle classi superiori’ e all’urbanizzazione
delle classi rurali. E’ infatti nella vita rurale e nel suo essere
tradizionale e impermeabile alle tendenze della modernità che il duce
vede una delle soluzioni a quello che considera ‘il problema dei
problemi’. Alla figura della ‘sterile’ e ‘isterica donna crisi’ viene
quindi opposta la serena e prolifica massaia rurale, su cui sarebbe
ricaduta la principale responsabilità di produrre le nuove generazioni
di giovani da mandare al fronte e nelle colonie. Il governo propose
addirittura di affidare gli orfani alle famiglie rurali e, quando ciò
non era possibile, di creare delle colonie rurali basate sul sistema di
autorità della famiglia rurale. In pratica, però, gli orfani rimasero
negli orfanotrofi.
Con il Discorso dell’Ascensione
il duce lanciò ufficialmente la cosiddetta ‘battaglia demografica’: un
progetto complesso finalizzato a un aumento forzato della popolazione e
sviluppato su più fronti. Uno ‘negativo’, atto a inibire il celibato e
il matrimonio tardivo e a punire le pratiche contraccettive e
l’interruzione di gravidanza, e uno positivo che incoraggiasse il
matrimonio, le nascite, e la creazione di famiglie numerose. Una delle
prime misure della campagna fu l’introduzione della tassa sul celibato, e
quindi sul matrimonio tardivo, nel 1927. I celibi vennero definiti i
‘disertori della paternità’, ma la tassa in realtà non influì in maniera
significativa sull’incremento dei matrimoni né sulla loro
anticipazione. Una campagna, invece, contro i metodi contraccettivi e
l’aborto venne inaugurata nel 1925, allorché diventò un crimine
diffondere informazioni su tali pratiche, vendere farmaci contraccettivi
e diventò obbligatorio segnalare i medici che praticavano l’aborto. Il
Codice Rocco del 1930 incluse la contraccezione e l’aborto tra i crimini
contro l’integrità della stirpe, ma l’aborto era già stato dichiarato
illegale dal Codice penale Zanardelli del 1889. Anche nel campo delle
arti e della cultura la censura intervenne affinché sparissero da film e
romanzi riferimenti a contraccezione e aborto.
Questi
provvedimenti rappresentarono una trasformazione radicale rispetto al
passato, perché ponevano le basi per il dissolvimento del confine tra la
sfera pubblica e quella privata e trasformavano, dal punto di vista
legislativo, la famiglia in un’istituzione statale sociale e politica,
la riproduzione in un dovere verso lo Stato e la mancata riproduzione in
un reato. Seguendo il motto totalitario ‘tutto nello Stato, niente
contro lo Stato, nulla al di fuori dello Stato’, il regime e la
popolazione dovevano essere uniti per portare a compimento la
rivoluzione fascista, anche tramite la generazione di figli destinati a
diventare soldati per il fronte o le colonie.
Tra
i provvedimenti atti a promuovere la riproduzione, il mercato del
lavoro fu ridisegnato per legge in modo che le donne fossero
gradualmente escluse sia dal settore pubblico che privato, e che gli
avanzamenti di carriera, gli aumenti di stipendio e i premi di natalità
fossero riservati agli uomini sposati e con prole. Anche
nell’assegnazione degli alloggi pubblici furono privilegiati gli uomini e
le donne sposate. Infine, furono istituiti dei premi di natalità in
denaro e dei pubblici riconoscimenti per le coppie prolifiche e le
famiglie numerose. Le coppie sposate ricevettero agevolazioni fiscali e
per i prestiti, sconti per i viaggi di nozze e affitti a canone
agevolato. Tra gli altri incentivi a livello locale, concorsi
demografici, sussidi per l’allattamento al seno e per le gravidanze.
In Italia il dibattito sull’eugenetica negativa (sterilizzazione e controllo
delle nascite) trovava pochi simpatizzanti, personaggi per lo più
legati al mondo delle scienze antropologiche e criminologiche. Fu nella
seconda metà degli anni Trenta, con lo sviluppo della politica
coloniale, razziale e antiebraica, che furono adottati provvedimenti
atti a preservare la ‘stirpe italica’ dalla ‘contaminazione’ con altre
‘razze’. Il fascismo italiano sviluppò quindi la sua via alla ‘difesa
della razza’ principalmente tramite l’incremento quantitativo, il
sostegno alla maternità e il miglioramento delle condizioni delle
puerpere e dei nuovi nati.
Il
provvedimento più significativo, in questo campo, fu l’istituzione, il
10 dicembre 1925, dell’ONMI, Opera Nazionale Maternità e Infanzia,
derivato dall’Istituto di Igiene, Previdenza e Assistenza Sociale
fondato da Ettore Levi nel 1922. L’obiettivo principale dell’agenzia era
di tutelare madri e bambini nati al di fuori della famiglia che non
potevano essere assistiti dai padri biologici o i cui padri non erano
disposti a riconoscere i figli, allo
scopo di ridurre il tasso di mortalità dei figli illegittimi, molto più
elevato della media della mortalità infantile. L’ONMI offriva controlli
gratuiti e sussidi alle donne gravide; educava le giovani madri a
occuparsi dei bambini e a non abbandonarli; offriva assistenza legale
per ottenere il riconoscimento del figlio da parte del padre e agevolare
il matrimonio della coppia, aiutava le giovani madri a trovare lavoro.
Le donne venivano istruite con nozioni di economia domestica,
puericultura e igiene. In generale, l’operato dell’ONMI e della rete di
professionisti che creò, contribuì a diffondere nuovi standard di cura
pre- e post-natale, igiene e alimentazione. Promosse l’allattamento al
seno, ma istruì anche all’utilizzo del latte in polvere, insieme a
detergenti e cibi pronti per infanti, dietro la pressione delle grandi
aziende farmaceutiche straniere come la Nestlè. Le condizioni generali
dei neonati, in generale, migliorarono tra le due guerre, e il tasso di
mortalità infantile diminuì. L’ONMI fu responsabile anche della
medicalizzazione del parto, ancora prevalentemente praticato in casa e
spesso solo in presenza di levatrici. Il ruolo dell’ostetrica cambiò e
fu subordinato a quello del medico, e nel 1926 le levatrici furono
organizzate in un sindacato proprio.
Infine,
un altro aspetto della politica demografica riguardò l’emigrazione. A
dispetto della fattuale sovrappopolazione, della grave situazione
economica e degli alti tassi di disoccupazione, a partire dal 1926 il
regime cominciò a varare dei provvedimenti atti a bloccare il flusso
migratorio all’estero incoraggiando i rientri e dirottandolo, in
seguito, verso le colonie africane. In quello che è stato definito il
suo ‘delirio demografico’, Mussolini quindi, quasi incurante delle
condizioni critiche in cui viveva la maggior parte della popolazione
italiana, continuò a insistere sulla necessità della crescita
demografica e sul suo essere cruciale per evitare la ‘decadenza’ e
raggiungere gli obiettivi imperiali del fascismo.




3 commenti:
Questa in ordine cronologico di solito viene appena prima dell'oro alla Patria.
E' palese che quelle di Renzi siano furbate propagandistiche, mirate a costruirsi un'aura di "grande protettore" ed evitando il nocciolo dei problemi. Ma l'accostamento all'aberrante politica demografica del fascismo mi pare alquanto artificioso. E' interessante l'excursus storico dell'articolo, ma non vedo cosa c'entri con "gli 80 euro che andranno anche a tutte le mamme, o i papà, per i primi tre anni di vita del loro figlio". Le contraddizioni e le deviazioni del governo Renzi nell'affrontare la crisi italiana e le inadeguatezze, oltretutto a senso unico, dei provvedimenti che esso vara sono più che evidenti, ma ritengo che il pezzo pubblicato pecchi di paranoia dietrologica e di forzato parallelismo tra due situazioni storicamente e socialmente estremamente diverse tra loro, rischiando così di svilire la serietà di un'opposizione concreta e costruttiva insieme.
Mimmo Filippi
Quel che segue è ciò che penso, quindi opinabile, ovviamente
L'accostamento è davvero artificioso?
Dunque: Renzi annuncia in TV, nel programma di Barbara D'Urso della rete berlusconiana la trovata degli 80 euro alle neo-mamme/papà.
Tralasciamo la metodologia che già basterebbe ed avanzerebbe e che si associa ad una prossimità elettorale di bieco spessore, prendendo la gente per il collo grazie alla miseria che infligge con l'altra mano derubandola di servizi sanitari, lavoro, cultura e istruzione, oltre che impedendo, come avviene e avverrà, che vi sia una rappresentanza sociale, sindacale ed anche politica parlamentare plurale.
1) Renzi non pare conoscere (???) la normativa che regola l'assenza dal lavoro (quando lo si ha) per maternità/paternità;
2) Renzi scavalca per la seconda volta la contrattazione nazionale e decentrata dei lavoro, contrattazione per alcune categorie ferma dal 2010, se non antecedente. Come mai? Perchè?
Questo significa che allo stipendio o a parte di questo ci pensa direttamente il Presidente del consiglio. Credo sia chiaro lo stravolgimento generale in atto.... o no?
Nessuna paranoia, o meglio: purtroppo nessuna reazione che forse meriterebbe maggior e più efficace risposta.
Solo una modesta decodifica, forse inusuale, che da sola non risponde e non organizza. Una decodifica che tenta un parallelo con l'unico precedente storico italiano dell'ultimo secolo.
Ma necessaria.
Non si tratta di inadeguatezze, contraddizioni, deviazioni del governo Renzi: guai a definirle tali!
Si tratta di un capovolgimento a 180° della storia repubblicana. Se non si ha consapevolezza di questo la risposta - a parer mio - non potrà che essere di risulta, marginale e dunque inefficace.
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