Milano 8 Ottobre.
Abbiamo partecipato al corteo dei metalmeccanici lombardi e
al presidio - e successivo corteo - dei sindacati di base (USB,USI,CUB) organizzati
per contestare il “summit” sul lavoro dei capi di governo europei che si è
svolto nella sede della vecchia Fiera d Milano, nel corso del quale Renzi
voleva presentare l’approvazione della legge delega sul famigerato “job act”.
Si sono visti sfilare giovani operaie e operai, esodati,
cassintegrati e gli striscioni “storici” della classe operaia da Arese a Sesto
San Giovanni.
Gli striscioni erano sorretti da poche compagne e compagni:
laddove un tempo agivano la grande massa della classe operaia “forte”, “stabile”, “concentrata”, adesso si avvertono i segni del declino.
laddove un tempo agivano la grande massa della classe operaia “forte”, “stabile”, “concentrata”, adesso si avvertono i segni del declino.
La questione centrale non è certo soltanto e semplicemente
quella dell’articolo 18: si sono sentiti gridare slogan e richiami
all’occupazione delle fabbriche nelle quali sono aperte vertenze per
l’occupazione e il salario.
E’ emersa, in una grigia mattinata milanese, tutta
l’attualità della contraddizione di classe, senza sfuggire il peso delle
difficoltà, delle sconfitte subite, dell’impoverimento generale.
Pesano i cedimenti delle confederazioni e le ambiguità della
stessa dirigenza FIOM (che fino a qualche settimana non ha mancato di ammiccare allo stesso
Renzi), l’abbandono del mondo del lavoro da parte della politica della
governabilità e del decisionismo, l’assenza di un progetto di cambiamento
radicale posto sul piano generale e collocato ben oltre lo specifico dato della
resistenza sociale.
Per chi ha vissuto la storia del conflitto di classe in
Italia nel corso della storia repubblicana la sensazione è stata quella di
essere tornati “poveri”, a una condizione quasi ottocentesca, da proletari.
E’ questo, di un pauroso arretramento sociale e politico, il
motivo portante per riprendere il filo rosso delle ragioni della lotta di
classe e della conseguente necessità di una proiezione politica organizzata,
che oggi manca nel panorama di una asfittica e residuale sinistra italiana.
Sono prossime altre scadenze: il 24 Ottobre ci sarà lo
sciopero dell’USB, il giorno dopo la manifestazione nazionale di una CGIL che
rimane, comunque, debole e incerta.
Non basta, in questo caso, un retorico richiamo
all’unificazione delle lotte.


2 commenti:
Va bene che era una manifestazione sindacale, ma rappresentanze politiche ne avete visto? qualche rappresentanza di Ross@ era presente? Perché se non era presente ... altro che "blocco sociale"! "Sblocco sociale" diventa
In realtà rappresentanze politiche vere e proprie non se ne sono viste nè al corteo dei meccanici, nè al presidio dei sindacati di base. Qualche bandiera sparsa ma molto rara. Franco Astengo
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