1) La
situazione politica italiana, all’interno di un quadro internazionale ed
europeo che non può assolutamente essere considerato come “a parte” ma come
elemento determinante di ciò che sta accadendo, si sta evolvendo verso la
trasformazione da quello stato di “svolta autoritaria” di cui si è scritto
qualche tempo fa in un vero e proprio “regime”, il cui architrave è determinato
dalla definitiva trasformazione del PD (soggetto politico “architrave” del
sistema a “pensiero unico”) in un partito personale nel quale il segretario ,
che è anche presidente del Consiglio, punta prima di tutto a smantellare l’impianto
politico – istituzionale disegnato dalla Costituzione Repubblicana per
affermare il potere assoluto di determinati gruppi economico – finanziari sul
modello disegnato dal documento di “Rinascita Nazionale” redatto dalla P2 di
Licio Gelli nel 1975, in anticipo sull’ondata reaganian-tachteriana . Il
tachterismo poi adottato da Blair e Schroeder rimane, comunque, il riferimento portante per
quel che riguarda agli assetti economico – sociale del sistema. E’ stato fatto
cenno al precedente del fascismo: certo in forme diverse da quelle del
ventennio, ma dal punto di vista della sostanza siamo lì;
2) La
risposta a questo drammatico procedere delle cose appare del tutto inesistente.
Quando si legge (in un’intervista al “Manifesto”) che l’obiettivo è quello di “una
sinistra repubblicana che abbia a cuore l’alternanza e un rapporto diretto con
i propri concittadini, non in senso populistico ma politico”. Ponendo come
obiettivo, in questo senso: un PD e un centrosinistra diversi e non una forza
di opposizione tout court, si dimostra semplicemente o di essere complici
oppure di non aver proprio capito nulla di ciò che sta accadendo. Il fatto è
che sono molti a cullarsi in queste pie illusioni, mentre cresce la
devastazione sociale, politica, morale;
3) Quella
che fu la cosiddetta “sinistra radicale” figlia della tragedia dell’Arcobaleno
non esiste più, distrutta dagli errori storici compiuti sul piano – opposto –
del rapporto con il governo e con i movimenti. I tentativi che si stanno
sviluppando, in questa direzione, sono frenati e deviati dal tentativo di
raccogliere i cocci di una presenza politica e culturale che rappresenta un
retaggio fortemente negativo, intriso di tatticismi e politicismi del tutto
fuori del quadro reale ed esistenti soltanto nella mente di esponenti di un
ceto politico che cerca il proprio personale riciclaggio;
4) E’
possibile indicare un solo obiettivo: quello di dar voce e forma politica all’opposizione.
Un’opposizione che si nutra delle lotte sociali ma offra anche una visione
alternativa “di sistema” comprendendo e ponendo ben in chiaro che non sono
possibili, in questa fase, combinazioni di governo sia in sede nazionale sia (a
maggior ragione) a livello locale presentando, invece, la necessità di una
presenza (nella prospettiva anche istituzionale) di opposizione
quale espressione, insieme, di un rifiuto dell’esistente e di una sintesi d’alternativa;
5) Questa
possibilità di dar voce all’opposizione non può nascere dal nulla limitandosi
alla raccolta spuria dei movimenti sociali, con l’appoggio di qualche gruppo
politico non strutturato. Serve subito mettere in moto il meccanismo più utile
per costruire un soggetto politico compiuto che offre possibilità di
aggregazione, sintesi, proposta politica avendo alle spalle un retroterra
teorico adeguato. Non servono, in questa fase, “agenzie di servizio” o nuovi “suggeritori
del principe” o semplici “organizzatori di manifestazioni”. Proprio perché l’andamento
del sistema politico (e mediatico, non dimentichiamolo) è quello dell’asservimento
al regime dell’uomo solo al comando e del pensiero unico occorre muoversi in
direzione alternativa (riconoscendo di essere “alieni” in questo
sistema) e proponendo una rinnovata strutturazione dell’agire politico di
massa.
1 commento:
Chiaro come il sole.
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