Come spesso
accade è il giornale della Confindustria, Il Sole 24 Ore, a registrare con la
maggiore
puntualità
gli avvenimenti economici e istituzionali, cogliendone peraltro il senso
politico, così
è stato per
l’ultima iniziativa dell’Unione Europea, quella dell’unione bancaria, giudicata
come
il più
recente e di sicuro non l’ultimo atto del ‘restyling’ dell’architettura
dell’UE
. IgnazioVisco,
governatore della Banca d’Italia ed esponente di vertice dell’élite
tecnocratica, ha messo
in evidenza
che proprio la crisi dei debiti sovrani ha ‘provocato un salto in avanti nel
processo di
unificazione’
mettendo in moto la ‘più profonda ondata di innovazione istituzionale’ che sia
mai
avvenuta
nell’UE2
.
Abituati,
per un vizio culturale, a scrutare solo le istituzioni ‘politiche’ – il
parlamento, il governo,
i ministeri
… –, spesso si lasciano in un cono d’ombra quelle che contano nella sfera
decisionale
economica e
finanziaria. Per esempio, in un recente volume dal titolo Democracy and
subsidiarity
in the EU,
curato da Marta Cartabia Nicola Lupo e Andrea Simoncini3
(persone ben
addentro
alle cose
europee), si scandaglia il processo decisionale dell’UE trascurando gli
organismi in cui
si è andato
concentrando il potere sull’intero campo delle politiche economiche e di
bilancio:
Commissione,
ECOFIN, Eurogruppo, BCE in stretta coordinazione con i governi degli Stati
membri. Si
continua ad esaminare l’UE alla luce dei Trattati di Lisbona come se dal
settembre del
2010 non
fosse stata avviata una riorganizzazione, rivelatasi radicale, dei complessivi
meccanismi
decisionali
sia a livello europeo sia a livello nazionale. Nel settembre 2010 l’ECOFIN
avviò il
Semestre
Europeo per innovare le procedure di bilancio dei Paesi dell’Eurozona che
condusse nel
2011
all’emanazione del Six Pack, completato nel 2013 con il Two Pack, il tutto
accompagnato
da due
Trattati internazionali: il Fiscal Compact e l’ESM. Questa ristrutturazione dei
poteri
decisionali,
a partire da quelli economico-finanziari, in parallelo alle misure ‘non
convenzionali’
della BCE,
ha consentito all’UE di gestire la crisi dei mercati finanziari, dei debiti
pubblici e
dell’euro, e
di riorganizzare l’intero tessuto istituzionale.
L’Europa non
si farà di colpo, sosteneva Monnet, e aggiungeva che essa sarebbe stata il
risultato
delle crisi
che avrebbe via via incontrato: la sua visione è stata ‘profetica’ e il suo
‘funzionalismo’
si è
rivelato un metodo di azione vincente dato che nel fronteggiare anche la
presente crisi l’UE ha
portato
avanti l’integrazione sovranazionale.
Il processo
di ristrutturazione dei poteri dell’UE ha dato vita a un’oligarchia che decide
l’insieme
delle
politiche pubbliche. Oligarchia che vede insieme forze dell’imprenditoria
industriale e
finanziaria,
banche, BCE, governi nazionali, tecnocrazia dell’UE: un ceto elitario che
dispone
dei destini
di 500 milioni di persone. La sua ragion d’essere e le sue finalità sono
l’attuazione di
politiche
per il funzionamento del mercato unico, di cui l’euro è strumento necessario.
Le misure
monetarie
‘non convenzionali’ della BCE, che ha inondato le banche di liquidità a bassi
tassi di
interesse,
lungi dallo sciogliere l’intreccio tra banche e debiti pubblici hanno finito
per rinsaldarlo,
sia nella
fase di crisi acuta del 2011-2012 quando le banche con la liquidità fornita
dalla BCE hanno
comprato
titoli pubblici (salvando gli Stati), sia ora quando con il calo degli spread gli
‘investitori
internazionali’
comprano di nuovo titoli pubblici dei PIGS con il risultato di valorizzare
anche i
titoli
bancari. Banche e debito pubblico, da sempre, ‘insieme stanno e insieme
cadono’. Ciò perché
mediante le
transazioni tra BCE, banche e Tesoro quale emittente del debito pubblico si
crea e viene
gestita la
moneta unica necessaria per il ‘funzionamento efficace di tutti i mercati’
nella sua qualità
di valuta
per gli scambi e di riserva
Se le
rivoluzioni borghesi del Seicento e Settecento hanno avuto come obiettivo il
controllo delle
finanze
pubbliche, da sottrarre all’arbitrio delle monarchie assolute per devolverlo ai
parlamenti,
oggi nell’UE
questo controllo è nelle mani di un’oligarchia.
Le banche
sono in una fase di ristrutturazione secondo modi e tempi dettati dal processo
di unione
bancaria,
che concentra a livello di UE e di BCE i poteri di regolamentazione,
sorveglianza e
risoluzione
delle crisi di insolvenza. A sostenere la riorganizzazione dell’economia, delle
banche e
della
finanza, sono finalizzate le nuove procedure del bilancio pubblico.
2.
Nell’Annual
Growth Survey 20145
, la
Commissione ha avvertito che la nuova governance, grazie
al Semestre
europeo, richiede ‘un pubblico consenso e l’accettazione della necessità delle
riforme’,
una più
stretta coordinazione ex ante delle politiche economiche dei paesi
dell’Eurozona al
fine di
incrementare la produttività e la competitività, l’attuazione delle
Raccomandazioni della
Commissione
emesse in relazione ai DEF nazionali, sia dei Paesi nel ‘braccio preventivo’
sia di
quelli nel
‘braccio correttivo’.
La
governance economica dei Paesi dell’Eurozona è regolamentata dal Six Pack e dal
Two Pack.
Il Six Pack
è costituito da cinque regolamenti e una direttiva: i regolamenti, identificati
dai numeri
1173, 1174,
1175, 1176, 1177 ed emanati nel novembre 2011, riguardano i paesi della Zona
Euro
mentre la
direttiva 2011/85/UE concerne tutti gli Stati membri disciplinandone le modalità
di
redazione
dei quadri del bilancio.
Il Two Pack,
che coinvolge i paesi della Zona Euro, si compone di due regolamenti del 2013,
che
portano i
numeri 472 e 473.
Per
riassumerne i contenuti, nella maniera più neutrale possibile, ricorro alla
sintesi offerta dal sito
della Camera
dei Deputati. Il Six Pack mira a un’applicazione più stringente del Patto di
stabilità e
crescita
sancendo:
• l’obbligo
per gli Stati membri di convergere verso l’obiettivo del pareggio di bilancio
con un
miglioramento
annuale dei saldi pari ad almeno lo 0,5%;
• l’obbligo
per i Paesi il cui debito supera il 60% del PIL di adottare misure per ridurlo
ad
un ritmo
soddisfacente, nella misura di almeno 1/20 della eccedenza rispetto alla soglia
del
60%,
calcolata nel corso degli ultimi tre anni;
• un
semi-automatismo delle procedure per l’irrogazione delle sanzioni per i Paesi
che
violano le
regole del Patto; le sanzioni sono raccomandate dalla Commissione e si
considerano
approvate dal Consiglio, l’ECOFIN, a meno che esso non la respinga con voto
a
maggioranza qualificata (‘maggioranza inversa’) degli Stati della Zona Euro
(senza tener
conto del
voto dello Stato interessato).
Ai Paesi che
registrano un disavanzo eccessivo si applica un deposito non fruttifero pari allo
0,2%
del PIL
realizzato nel’anno precedente, convertito in ammenda in caso di non osservanza
della
raccomandazione
di correggere il disavanzo eccessivo.
Il Two Pack
rende più vincolante la parte preventiva e quella correttiva del Patto di
stabilità e
crescita
attraverso:
• il
rafforzamento della sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri che
affrontano o
sono minacciati da serie difficoltà per la propria stabilità finanziaria;
• il
monitoraggio e la valutazione dei progetti di bilancio e per assicurare la
correzione dei
disavanzi
eccessivi degli Stati membri nella Zona Euro.
A questi
fini gli Stati membri sono tenuti a:
• pubblicare
i propri programmi di bilancio a medio-termine, basati su previsioni
macroeconomiche
fornite da un organismo indipendente;
• presentare
entro il 15 ottobre il progetto di bilancio per l’anno successivo;
• approvare
la legge di bilancio annuale non più tardi del 31 dicembre;
• istituire
un ente di controllo del bilancio indipendente.
La
Commissione, qualora ritenga il progetto di bilancio di uno Stato membro non
conforme agli
obblighi
imposti dal Patto di stabilità e crescita, può chiedere, entro due settimane
dalla ricezione
del
progetto, la presentazione di un progetto di bilancio rivisto. Al termine
dell’esame del progetto
di bilancio,
al più tardi entro il 30 novembre di ogni anno, la Commissione adotta, se
necessario, un
parere sul
progetto stesso, da sottoporre alla valutazione dell’Eurogruppo6
.
Per la
sessione di bilancio 2014, oltre al Six Pack già vigente dal 2011, è entrato in
vigore il Two
Pack, per
questo 13 paesi dell’Eurozona hanno presentato il 15 ottobre 2013 i propri
progetti (i
Draft
Budgetary Plans), tranne quelli sottoposti ai ‘programmi di aggiustamento’ che
sono Cipro,
Grecia,
Irlanda e Portogallo, i cui bilanci sono monitorati quotidianamente dalla
Commissione o
dalla
Troika.
Con
puntualità il ministro Saccomanni ha spedito a Bruxelles il Draft Budgetary
Plan redatto
direttamente
in inglese. Basta esaminarne alcuni passi per rendersi conto di quanto profondo
sia il
cambiamento del luogo decisionale del bilancio pubblico. Vi si legge che «in
linea con le
prescrizioni
del Two Pack, per la corrente sessione di bilancio l’Italia presenta per la
prima volta il
Draft
Budgetary Plan per aggiornare le proiezioni macroeconomiche e di bilancio
pubblico indicate
nel
Programma di Stabilità pubblicato in aprile e per dare i dettagli delle misure
di aggiustamento».
Sono
elencate tutte le misure per condurre sane politiche fiscali e per tornare sul
‘sentiero della
crescita’,
indicando i tre indirizzi da seguire: la legge di bilancio del 2014 con il
rispetto dei
parametri
del deficit e del debito, il taglio del cuneo fiscale, i provvedimenti per
recuperare
competitività
e per riavviare le privatizzazioni7
.
Delle
Tabelle statistiche e delle Tavole riassuntive delle politiche italiane, che
formano la maggior
parte del
Draft Budgetary Plan, è utile leggere la Tavola I 1-14, perché in essa si dà
conto di come
la Legge di
Stabilità 2014 risponda alle Raccomandazioni che la Commissione e l’ECOFIN
hanno
rivolto
all’Italia nel giugno-luglio 2013. Le Raccomandazioni sono state tutte accolte
e soddisfatte,
e come prova
si indicano meticolosamente articoli e commi della Legge di Stabilità
relativamente
alla
riduzione del debito, all’efficienza della PA, al rafforzamento del sistema
finanziario, alla
flessibilizzazione
del mercato del lavoro, al sistema fiscale e alla competitività: non il Parlamento,
non le forze
sociali sindacali o associative e men che mai i cittadini sono i referenti del
governo,
solo la
Commissione è interlocutrice essendo essa anche il giudice dei bilanci
pubblici.
Soprattutto
giudice. Infatti nelle valutazioni che la Commissione ha emesso il 30 novembre
2013 le
misure italiane sono state giudicate insufficienti, e perfino le statistiche
economiche
sono state
messe all’indice in quanto non elaborate da un organismo autonomo. Afferma la
Commissione
che il Regolamento 473/2013 richiede che il bilancio sia redatto sulla base di
previsioni e
dati elaborati da un organismo indipendente, che in Italia sarà l’Ufficio
parlamentare
del
bilancio, che di parlamentare non ha altro che la sede e i finanziamenti
essendo un organismo
di
esperti’indipendenti’, come prescrive la legge n. 243/2012. Proprio in questi
giorni i presidenti
di Camera e
Senato hanno pubblicato il bando di concorso per la selezione degli esperti,
membri di
questo nuovo
Ufficio che sottrarrà al Parlamento perfino il potere conoscitivo non più
necessario
in quanto
non ha più poteri decisionali in tema di bilancio.
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie