mercoledì 12 marzo 2014

UE: la nuova architettura istituzionale di Franco Russo



Come spesso accade è il giornale della Confindustria, Il Sole 24 Ore, a registrare con la maggiore
puntualità gli avvenimenti economici e istituzionali, cogliendone peraltro il senso politico, così
è stato per l’ultima iniziativa dell’Unione Europea, quella dell’unione bancaria, giudicata come
il più recente e di sicuro non l’ultimo atto del ‘restyling’ dell’architettura dell’UE
 
. IgnazioVisco, governatore della Banca d’Italia ed esponente di vertice dell’élite tecnocratica, ha messo
in evidenza che proprio la crisi dei debiti sovrani ha ‘provocato un salto in avanti nel processo di
unificazione’ mettendo in moto la ‘più profonda ondata di innovazione istituzionale’ che sia mai
avvenuta nell’UE2
.
Abituati, per un vizio culturale, a scrutare solo le istituzioni ‘politiche’ – il parlamento, il governo,
i ministeri … –, spesso si lasciano in un cono d’ombra quelle che contano nella sfera decisionale
economica e finanziaria. Per esempio, in un recente volume dal titolo Democracy and subsidiarity
in the EU, curato da Marta Cartabia Nicola Lupo e Andrea Simoncini3
(persone ben addentro
alle cose europee), si scandaglia il processo decisionale dell’UE trascurando gli organismi in cui
si è andato concentrando il potere sull’intero campo delle politiche economiche e di bilancio:
Commissione, ECOFIN, Eurogruppo, BCE in stretta coordinazione con i governi degli Stati
membri. Si continua ad esaminare l’UE alla luce dei Trattati di Lisbona come se dal settembre del
2010 non fosse stata avviata una riorganizzazione, rivelatasi radicale, dei complessivi meccanismi
decisionali sia a livello europeo sia a livello nazionale. Nel settembre 2010 l’ECOFIN avviò il
Semestre Europeo per innovare le procedure di bilancio dei Paesi dell’Eurozona che condusse nel
2011 all’emanazione del Six Pack, completato nel 2013 con il Two Pack, il tutto accompagnato
da due Trattati internazionali: il Fiscal Compact e l’ESM. Questa ristrutturazione dei poteri
decisionali, a partire da quelli economico-finanziari, in parallelo alle misure ‘non convenzionali’
della BCE, ha consentito all’UE di gestire la crisi dei mercati finanziari, dei debiti pubblici e
dell’euro, e di riorganizzare l’intero tessuto istituzionale.
L’Europa non si farà di colpo, sosteneva Monnet, e aggiungeva che essa sarebbe stata il risultato
delle crisi che avrebbe via via incontrato: la sua visione è stata ‘profetica’ e il suo ‘funzionalismo’
si è rivelato un metodo di azione vincente dato che nel fronteggiare anche la presente crisi l’UE ha
portato avanti l’integrazione sovranazionale.
Il processo di ristrutturazione dei poteri dell’UE ha dato vita a un’oligarchia che decide l’insieme
delle politiche pubbliche. Oligarchia che vede insieme forze dell’imprenditoria industriale e
finanziaria, banche, BCE, governi nazionali, tecnocrazia dell’UE: un ceto elitario che dispone
dei destini di 500 milioni di persone. La sua ragion d’essere e le sue finalità sono l’attuazione di
politiche per il funzionamento del mercato unico, di cui l’euro è strumento necessario. Le misure
monetarie ‘non convenzionali’ della BCE, che ha inondato le banche di liquidità a bassi tassi di
interesse, lungi dallo sciogliere l’intreccio tra banche e debiti pubblici hanno finito per rinsaldarlo,
sia nella fase di crisi acuta del 2011-2012 quando le banche con la liquidità fornita dalla BCE hanno
comprato titoli pubblici (salvando gli Stati), sia ora quando con il calo degli spread gli ‘investitori
internazionali’ comprano di nuovo titoli pubblici dei PIGS con il risultato di valorizzare anche i
titoli bancari. Banche e debito pubblico, da sempre, ‘insieme stanno e insieme cadono’. Ciò perché
mediante le transazioni tra BCE, banche e Tesoro quale emittente del debito pubblico si crea e viene
gestita la moneta unica necessaria per il ‘funzionamento efficace di tutti i mercati’ nella sua qualità
di valuta per gli scambi e di riserva
Se le rivoluzioni borghesi del Seicento e Settecento hanno avuto come obiettivo il controllo delle
finanze pubbliche, da sottrarre all’arbitrio delle monarchie assolute per devolverlo ai parlamenti,
oggi nell’UE questo controllo è nelle mani di un’oligarchia.
Le banche sono in una fase di ristrutturazione secondo modi e tempi dettati dal processo di unione
bancaria, che concentra a livello di UE e di BCE i poteri di regolamentazione, sorveglianza e
risoluzione delle crisi di insolvenza. A sostenere la riorganizzazione dell’economia, delle banche e
della finanza, sono finalizzate le nuove procedure del bilancio pubblico.
2.
Nell’Annual Growth Survey 20145
, la Commissione ha avvertito che la nuova governance, grazie
al Semestre europeo, richiede ‘un pubblico consenso e l’accettazione della necessità delle riforme’,
una più stretta coordinazione ex ante delle politiche economiche dei paesi dell’Eurozona al
fine di incrementare la produttività e la competitività, l’attuazione delle Raccomandazioni della
Commissione emesse in relazione ai DEF nazionali, sia dei Paesi nel ‘braccio preventivo’ sia di
quelli nel ‘braccio correttivo’.
La governance economica dei Paesi dell’Eurozona è regolamentata dal Six Pack e dal Two Pack.
Il Six Pack è costituito da cinque regolamenti e una direttiva: i regolamenti, identificati dai numeri
1173, 1174, 1175, 1176, 1177 ed emanati nel novembre 2011, riguardano i paesi della Zona Euro
mentre la direttiva 2011/85/UE concerne tutti gli Stati membri disciplinandone le modalità di
redazione dei quadri del bilancio.
Il Two Pack, che coinvolge i paesi della Zona Euro, si compone di due regolamenti del 2013, che
portano i numeri 472 e 473.
Per riassumerne i contenuti, nella maniera più neutrale possibile, ricorro alla sintesi offerta dal sito
della Camera dei Deputati. Il Six Pack mira a un’applicazione più stringente del Patto di stabilità e
crescita sancendo:
• l’obbligo per gli Stati membri di convergere verso l’obiettivo del pareggio di bilancio con un
miglioramento annuale dei saldi pari ad almeno lo 0,5%;
• l’obbligo per i Paesi il cui debito supera il 60% del PIL di adottare misure per ridurlo ad
un ritmo soddisfacente, nella misura di almeno 1/20 della eccedenza rispetto alla soglia del
60%, calcolata nel corso degli ultimi tre anni;
• un semi-automatismo delle procedure per l’irrogazione delle sanzioni per i Paesi che
violano le regole del Patto; le sanzioni sono raccomandate dalla Commissione e si
considerano approvate dal Consiglio, l’ECOFIN, a meno che esso non la respinga con voto
a maggioranza qualificata (‘maggioranza inversa’) degli Stati della Zona Euro (senza tener
conto del voto dello Stato interessato).
Ai Paesi che registrano un disavanzo eccessivo si applica un deposito non fruttifero pari allo 0,2%
del PIL realizzato nel’anno precedente, convertito in ammenda in caso di non osservanza della
raccomandazione di correggere il disavanzo eccessivo.
Il Two Pack rende più vincolante la parte preventiva e quella correttiva del Patto di stabilità e
crescita attraverso:
• il rafforzamento della sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri che
affrontano o sono minacciati da serie difficoltà per la propria stabilità finanziaria;
• il monitoraggio e la valutazione dei progetti di bilancio e per assicurare la correzione dei
disavanzi eccessivi degli Stati membri nella Zona Euro.
A questi fini gli Stati membri sono tenuti a:
• pubblicare i propri programmi di bilancio a medio-termine, basati su previsioni
macroeconomiche fornite da un organismo indipendente;
• presentare entro il 15 ottobre il progetto di bilancio per l’anno successivo;
• approvare la legge di bilancio annuale non più tardi del 31 dicembre;
• istituire un ente di controllo del bilancio indipendente.
La Commissione, qualora ritenga il progetto di bilancio di uno Stato membro non conforme agli
obblighi imposti dal Patto di stabilità e crescita, può chiedere, entro due settimane dalla ricezione
del progetto, la presentazione di un progetto di bilancio rivisto. Al termine dell’esame del progetto
di bilancio, al più tardi entro il 30 novembre di ogni anno, la Commissione adotta, se necessario, un
parere sul progetto stesso, da sottoporre alla valutazione dell’Eurogruppo6
.
Per la sessione di bilancio 2014, oltre al Six Pack già vigente dal 2011, è entrato in vigore il Two
Pack, per questo 13 paesi dell’Eurozona hanno presentato il 15 ottobre 2013 i propri progetti (i
Draft Budgetary Plans), tranne quelli sottoposti ai ‘programmi di aggiustamento’ che sono Cipro,
Grecia, Irlanda e Portogallo, i cui bilanci sono monitorati quotidianamente dalla Commissione o
dalla Troika.
Con puntualità il ministro Saccomanni ha spedito a Bruxelles il Draft Budgetary Plan redatto
direttamente in inglese. Basta esaminarne alcuni passi per rendersi conto di quanto profondo
sia il cambiamento del luogo decisionale del bilancio pubblico. Vi si legge che «in linea con le
prescrizioni del Two Pack, per la corrente sessione di bilancio l’Italia presenta per la prima volta il
Draft Budgetary Plan per aggiornare le proiezioni macroeconomiche e di bilancio pubblico indicate
nel Programma di Stabilità pubblicato in aprile e per dare i dettagli delle misure di aggiustamento».
Sono elencate tutte le misure per condurre sane politiche fiscali e per tornare sul ‘sentiero della
crescita’, indicando i tre indirizzi da seguire: la legge di bilancio del 2014 con il rispetto dei
parametri del deficit e del debito, il taglio del cuneo fiscale, i provvedimenti per recuperare
competitività e per riavviare le privatizzazioni7
.
Delle Tabelle statistiche e delle Tavole riassuntive delle politiche italiane, che formano la maggior
parte del Draft Budgetary Plan, è utile leggere la Tavola I 1-14, perché in essa si dà conto di come
la Legge di Stabilità 2014 risponda alle Raccomandazioni che la Commissione e l’ECOFIN hanno
rivolto all’Italia nel giugno-luglio 2013. Le Raccomandazioni sono state tutte accolte e soddisfatte,
e come prova si indicano meticolosamente articoli e commi della Legge di Stabilità relativamente
alla riduzione del debito, all’efficienza della PA, al rafforzamento del sistema finanziario, alla
flessibilizzazione del mercato del lavoro, al sistema fiscale e alla competitività: non il Parlamento,
non le forze sociali sindacali o associative e men che mai i cittadini sono i referenti del governo,
solo la Commissione è interlocutrice essendo essa anche il giudice dei bilanci pubblici.
Soprattutto giudice. Infatti nelle valutazioni che la Commissione ha emesso il 30 novembre
2013 le misure italiane sono state giudicate insufficienti, e perfino le statistiche economiche
sono state messe all’indice in quanto non elaborate da un organismo autonomo. Afferma la
Commissione che il Regolamento 473/2013 richiede che il bilancio sia redatto sulla base di
previsioni e dati elaborati da un organismo indipendente, che in Italia sarà l’Ufficio parlamentare
del bilancio, che di parlamentare non ha altro che la sede e i finanziamenti essendo un organismo
di esperti’indipendenti’, come prescrive la legge n. 243/2012. Proprio in questi giorni i presidenti
di Camera e Senato hanno pubblicato il bando di concorso per la selezione degli esperti, membri di
questo nuovo Ufficio che sottrarrà al Parlamento perfino il potere conoscitivo non più necessario
in quanto non ha più poteri decisionali in tema di bilancio.

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