Il rapido susseguirsi degli avvenimenti sul piano
internazionale (del tutto imprevedibile?) sta determinando uno stato dell’insieme
delle relazioni globali che pare, per certi versi, assomigliare a quello di
qualche tempo fa.
Si assiste, infatti, dopo tanto discettare sulla
globalizzazione (del resto sempre presente nella storia, al livello delle
dimensioni via, via di volta possibili) e di multipolarismo a una sorta di
ritorno a quella “logica dei blocchi” che aveva contraddistinto l’assetto
planetario almeno dagli accordi di Yalta alla caduta del muro di Berlino
(1944-1989).
Intendiamoci: non si pensa qui di semplificare situazioni
che, nel passato e nel presente, assumono elementi di non riducibile
complessità, ma nella sostanza alcuni punti di contatto fra quella fase e
quella attuale esistono, pesando molto sul complesso della situazione che s’intende
analizzare.
La vera differenza risiede nel fatto che, almeno dal punto
di vista nominale, la fase dell’immediato post-seconda guerra mondiale era
contraddistinta da un confronto tra due visioni del mondo opposte, quella
capitalistica e quella del “socialismo reale”, mentre oggi si può ben scrivere
di confronto tra due opposti imperialismi (molto legati fra loro da intrecci
non facilmente scioglibili d’affari di varia natura: da quelli energetici a
quelli militari e degli apparati industriali e commerciali).
Lo schema fondamentale delle alleanze ricalca, però, quello
del periodo precedente: l’Europa (ormai allargata a molti Paesi che facevano
parte del blocco sovietico) appare schierata con l’imperialismo americano;
mentre il rinnovato sogno imperiale della Russia pare appoggiarsi a Oriente,
ancora nel segno di un’alleanza con la Cina, la quale a sua volta si trova a
fronteggiare minacciosamente l’antico rivale giapponese.
Uno schema semplificato, quello appena preso in esame, ma
non certo da utilizzare al gioco del Risiko, ma ben presente sullo scenario
mondiale, assieme al ritorno alla marginalità del continente latino-americano e
all’utilizzo dell’immenso territorio africano per nuove avventure coloniali.
Come si è già scritto: rispetto al tempo della globalizzazione pare tornato quello
della “geopolitica”.
Così come appare diverso nelle prospettive ma non nuovo
nella sua essenza il ritorno al pericolo di guerra: al di fuori dai conflitti
locali cui abbiamo assistito nel corso di questi anni.
S’impone, quindi, anche il rinnovo di una battaglia
pacifista che non può essere attualizzata semplicemente attraverso slogan
generici, da ecumenica “Pacem in terris”.
Servono proposte politiche, misurate sia a livello
sovranazionale, sia al livello di quello “Stato –Nazione” la cui cessione di
sovranità verso entità “superiori” si sta certamente verificando, ma in una
dimensione diversa e molto più “lenta” rispetto a previsioni un po’ precipitose
sviluppate negli anni scorsi (un po’ com’è accaduto con il concetto di “lotta
di classe”, dato affrettatamente per superato, e adesso tornato prepotentemente
alla ribalta date le condizioni di sfruttamento concretamente create dalla gestione
capitalistica della fase, contraddistinta dalla crisi finanziaria ormai in atto
nell’Occidente almeno dal 2007).
Tornano così alla mente concetti che apparivano desueti
quali quelli di “neutralità” o di “smilitarizzazione”, considerato anche che entrambe
le parti stanno procedendo a passi da gigante a rendere sempre più sofisticato
e invadente il proprio apparato militare.
Non è questa la sede per avanzare proposte immediate al
riguardo di una situazione in così repentino sviluppo, ma il ritorno all’analisi
di alcune concezioni teoriche appare proprio il caso di definirlo.
E’ questo il caso del concetto di “neutralità” sul quale,
tra l’altro, al tempo della prima guerra fredda insistettero molto i partiti
socialisti occidentali, nello specifico il PSI, che pure aveva una grande
tradizione nel merito, se pensiamo al “né aderire, né sabotare” adottato in
occasione della prima guerra mondiale. Posizione originale e coraggiosa
rispetto agli altri grandi partiti socialisti occidentali, quello francese e l’SPD
tedesca che appoggiarono, invece, nella sostanza le azioni di guerra
imperialistiche dei rispettivi Paesi votando sia all’Assemblea Nazionale sia al
Reichstag i necessari crediti di guerra.
Limitiamoci però all’analisi del concetto teorico di “neutralità”,
limitatamente al significato che il termine assume rispetto alle controversie
internazionali e in particolare alle situazioni di conflitto bellico.
In senso stretto neutralità è la situazione giuridica
regolata dal diritto internazionale di estraneità e di equidistanza di uno
Stato in presenza di un conflitto armato, tra gli stati.
L’istituto ha una lunga storia di convenzioni e norme.
Il concetto, invece, pone una serie di problemi, provocati
dalla pluralità dei significati di neutralità e dei termini giuridici e
politici da esso derivanti (neutralizzazione, neutralismo) ma soprattutto dalla
relazione di neutralità con concetti come guerra, terzo, amicizia.
Un tentativo di giuridicizzare la neutralità, osservabile
nelle opere dei teorici del diritto delle genti, p avvenuto in parallelo con la
nascita di uno spazio politico europeo agito dagli Stati sovrani, in
conseguenza al trattato di Westfalia del 1648.
Il nesso neutralità/sovranità codificato, tra gli altri, da
Grozio, Wolff, Vattel è centrale nella fase classico – moderna del diritto
pubblico europeo e implica il diritto, per uno Stato, di decidere la propria
astensione da una guerra fra Stati, la quale per questa via dimostra di essere
giuridificata e sottratta a ipoteche morali.
In tal modo la neutralità, sottraendosi alla logica
polarizzante amico/nemico e implicando la terzietà provoca l’effetto di
complicare la struttura bipolare.
Si noti, insomma, l’attualità di questo concetto nella
situazione attuale, dopo che l’apparizione, prima della Società delle Nazioni e
poi dell’ONU sembra aver affermato una progressiva rilevanza del trasformarsi
della neutralità in arbitrato sovranazionale e neutrale.
Oggi, invece, rispetto alla ripresa aggressiva di un “Bipolarismo
Imperiale” (oppure c’è da riprendere l’antico termine utilizzato da Arrigo
Cervetto di “Imperialismo Unitario”?) il concetto “storico” di neutralità
riprende vigore anche, e soprattutto, in una dimensione sovranazionale e
insieme internazionalista e può far parte del bagaglio teorico di un soggetto d’alternativa
al capitalismo in luogo di un pacifismo generico che si rivela sempre più
inefficace rispetto alla necessità di avanzare precise proposte politiche.
Per questo lavoro è stato usato il testo di F.Portinaro “Il
Terzo” Milano 1986
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