Credo utile il riepilogare
le caratteristiche della proposta di legge elettorale targata Belusconi-Renzi,
e simularne l’effetto prendendo a riferimento un caso reale (quello delle
elezioni del 2013), confrontandolo con la composizione del Parlamento uscita
dal “Porcellum”.
Vediamone intanto le
caratteristiche principali:
1- Il
Paese verrebbe suddiviso in circa 120 collegi plurinominali di piccole
dimensioni (da tre a sei deputati per ogni collegio che, grosso modo, comprenderebbe
tra i 300.000 ed i 500.000 abitanti).
2- I
nomi dei candidati di ogni collegio appariranno sulla scheda elettorale, ma non
vi sarà il voto di preferenza. Ciò allo scopo di cercare di ovviare ai rilievi
della Consulta, rendendo espliciti e riconoscibili i nomi dei candidati.
3- I
seggi verrebbero attribuiti in base ai voti raccolti su base nazionale da
ciascuna lista tra quelle che superano le soglie di sbarramento previste, con
criterio proporzionale. Stabilito il numero dei seggi spettante a ciascuna
lista, è da supporre che la ripartizione dei seggi all’interno di ogni lista
spetti ai candidati dei collegi che abbiano ottenuto la percentuale più alta.
4- Per
poter accedere alla ripartizione dei seggi, una lista deve ottenere almeno l’8%
su base nazionale se non apparentata in una coalizione, ed invece almeno il
4,5% se apparentata in una coalizione, a condizione che la coalizione di cui fa
parte raggiunga almeno il 12%. Ciò allo scopo di scoraggiare la formazione di
“false” coalizioni.
5- Per
quanto riguarda le soglie di sbarramento, si parla poi di due eccezioni (definite
salva-Lega la prima, e salva-SEL la seconda). In base alla prima, un partito
che raggiunga l’8% in almeno tre regioni (la Lega) parteciperebbe egualmente
alla ripartizione dei seggi, pur non avendo ottenuto il 4,5% in sede nazionale.
In base alla seconda, parteciperebbe alla ripartizione dei seggi anche il primo
partito tra gli esclusi di ciascuna coalizione.
6- E’
previsto un premio di maggioranza (al 55%) per la coalizione più votata, a
condizione che questa arrivi al 37% dei voti validi.
7- Nel
caso in cui nessuna coalizione dovesse raggiungere il 37%, si terrà dopo 15
giorni il ballottaggio tra le prime due, assegnando il 55% alla coalizione
vincente.
Innanzi tutto, occorre rilevare come l’impossibilità per
il cittadino-elettore di scegliere, attraverso la preferenza, il proprio
rappresentante, permane inalterata rispetto al Porcellum. Tutti i normali
cittadini, di qualsiasi orientamento politico, eccezion fatta per i tirapiedi
di partito, si sono trovati d’accordo nel considerare quest’impossibilià come
il più grave difetto del Porcellum e come un furto dei propri diritti da parte
della casta politica. Ebbene, lo si ripropone inalterato, anche se attraverso
la finzione delle liste corte e dei nomi riportati sulla scheda elettorale.
Che la lista sia lunga o corta, essa sarà sempre
determinata dai vertici di ciascun partito, in base a criteri di opportunità,
giochi, compensazioni interne. E si può star sicuri, visti i precedenti, che
nessuna candidatura verrà inserita nelle liste, a meno che questa non sia
gradita ai vertici.
La questione, tra l’altro, pone un interrogativo di non
poco conto sul diritto, costituzionalmente riconosciuto, dei cittadini (o di
gruppi di cittadini) ad avere accesso all’elettorato passivo. Si dirà: chi non
trova nei partiti esistenti la possibilità di competere per un’elezione, può
sempre concorrere alla creazione di un nuovo movimento politico. Ma come può
esser ciò possibile, quando il sistema elettorale nel suo insieme (legge
elettorale, norme sulla presentazione delle candidature, raccolta firme,
cosiddetta par condicio, e via dicendo), è fatto apposta per impedire la
nascita di nuovi movimenti?
Da qualcuno è stata espressa l’opinione di ovviare a ciò
rendendo obbligatorie le primarie per la scelta delle candidature. Ma, anche se
ciò fosse, ed anche se le primarie fossero regolamentate per legge, esse
sarebbero sempre gestite dai relativi partiti o coalizioni. Con quali garanzie,
lo sappiamo. Chi sarebbero gli aventi diritto alla partecipazione alle primarie
di ciascun partito? Tutti i cittadini, con le distorsioni che è facile
immaginare, oppure chi risulti iscritto in elenchi di elettori di ciascun
partito, possiamo solo supporre con quale correttezza redatti?
Non è pensabile affidare una funzione di primaria
rilevanza pubblica ed istituzionale alle cure dei diretti interessati; e
l’unica garanzia possibile, come è per tutti gli aspetti relativi alla
determinazione della rappresentanza, sarebbe che eventuali primarie fossero non
solo regolamentate per legge, ma gestite dallo Stato. Ed allora, a questo
punto, sarebbe cosa molto meno farraginosa e complicata, più lineare e
comprensibile che la legge elettorale tenga conto in sé della possibilità per i
cittadini di scegliere i propri rappresentanti.
Passando a valutare gli effetti della proposta B.R. sulla
composizione del Parlamento,
Il PD cui spetterebbero 157 seggi con il proporzionale puro ne ha avuto 292 con il Porcellum e ne avrebbe 332 con il progetto B.R.
Sel 20 con il proporzionale, 37 con il Porcellum, zero con il B.R.
PDL 133 con il proporzionale, 97 con il Porcellum, 149 con il B.R.
Lega Nord 25 con il proporzionale, 18 con il Porcellum, zero con il B.R.
Fratelli d'Italia 12 con il proporzionale, 9 con il Porcellum, zero con ilB.R.
Scelta Civica 51 con il proporzionale, 37con il Porcellu, zero con il B.R.
UDC 11 con il poporzionale, 8 con il Porcellum, zero con il B.R.
Futuro e Libertà 3 con il proporzionale, zerro con il Porcellum, zero con il B.R.
Movimento 5 Stelle 158 con il proporzionale, 108 con il Porcellum, 131 con il B.R.
Rivoluzione Civile 14 con il proporzionale, zero con il Porcellum, zero con il B.R.
Altri 17 con il proporzionale, zero con il Porcellum, zero con il B.R.
Osservando questi dati, si nota immediatamente
che il primo effetto della proposta B.R., sarebbe quello di espellere dal
Parlamento tutte le formazioni
medio-piccole: e cioè: SEL, il Centro Democratico, la Lega, Fratelli d’Italia, nonché
tutte le formazioni centriste raggruppate sotto Monti: si può considerare
ciascuna di queste formazioni come si vuole, ma occorre chiedersi se sia utile
e funzionale la presenza in Parlamento di tre sole formazioni che, con il 72%
dei consensi (e cioè circa il 53% degli aventi diritto), otterrebbero il 100%
dei seggi. Con il che verrebbe ad
aggravarsi di molto l’irragionevole ed eccessiva alterazione della
rappresentatività, che già la Consulta ha rilevato nel suo recente giudizio sul
Porcellum.
E,
a questo proposito, sarà bene ricordare che tre giorni fa il Presidente della
Corte Costituzionale, Gaetano Silvestri, ha ancora ribadito che: “l’arco delle scelte del legislatore è
molto ampio” a condizione che “non
venga irragionevolmente alterato il rapporto di proporzionalità, e quindi
l’equilibrio tra rappresentanza e governabilità”.
Ma, a questo, verrebbero ad aggiungersi altri effetti
perversi, che peggiorano di molto questa proposta rispetto al Porcellum:
·
La possibilità che un partito politico che raggiunga
il 25% ottenga al secondo turno la maggioranza assoluta della Camera. E’ ciò
che sarebbe avvenuto nel 2013, ove si fosse votato applicando la proposta B.R.:
il PD, che ottenne il 25,4% e 292 seggi, quasi raddoppiando la propria
rappresentanza in rapporto ai voti, ne otterrebbe invece 332 con il B.R., dopo
il II° turno (nessuna coalizione raggiunse infatti il 37%), nella realistica
ipotesi di una vittoria al ballottaggio finale. E cioè, da solo, più della
maggioranza assoluta della Camera
·
La proposta B.R. viene contrabbandata come
diretta a facilitare la governabilità e la costituzione di aggregazioni
politiche. In realtà, non è così: ciò vale sino al raggiungimento del 37% da
parte di una coalizione. Arrivato in prossimità di questa soglia, il partito
maggiore di una coalizione non ha più alcun interesse ad allargarla
ulteriormente, ed ha invece tutto l’interesse alla dispersione dei voti.
Infatti, tornando sempre al confronto con il 2013, se la coalizione di
centrosinistra si fosse allargata a comprendere i centristi, avrebbe ottenuto
sempre 346 seggi in totale (il 55% del totale); ma, di questi, 97 sarebbero
andati ai centristi, e solo 233 al PD, che ne avrebbe invece ottenuti 332 da
solo con i centristi fuori dalla coalizione,
Per contro, con la proposta B.R., il centro
destra, al posto dei 125 seggi ottenuti con il Porcellum (dei quali 97 al PdL,
18 alla Lega e 9 a Fratelli d’Italia), avrebbe ottenuto 150 seggi in totale,
tutti al PdL. Se la Lega fosse invece stata tenuta fuori dalla coalizione di
centro-destra, i seggi sarebbero sempre stati pur sempre 140 seggi contro i 125
ottenuti con il Porcellum, ovviamente tutti al PdL
Questi scenderebbero a 129 con la clausola
“salva Lega”, che assegnerebbe 21 seggi alla Lega, con un totale di 150 seggi: 25
in più di quelli assegnati dal Porcellum
In sostanza, l’effetto di questo meccanismo
contorto è quello di incoraggiare la costituzione di coalizioni “medie” (quelle
eventualmente necessarie a superare la soglia del 12%), ma in modo perverso, e
cioè attribuendo tutti i seggi solo al maggior partito della coalizione, e di
scoraggiare invece la formazione di ampie coalizioni maggioritarie in virtù del
consenso dato dagli elettori e non in virtù della corsa a riscuotere il premio
di maggioranza.
Un partito che si sentisse ragionevolmente tranquillo sul
fatto di essere il più votato non avrebbe alcun interesse ad “imbarcare”
formazioni minori, ma capaci di stare sopra la soglia del 4,5%, con le quali
dovrebbe dividere un premio di maggioranza che conseguirebbe comunque. Mentre
avrebbe interesse ad imbarcare formazioni di modestissime dimensioni che,
restando sotto la soglia del 4,5% porterebbero voti senza ottenere seggi.
·
Di conseguenza, le formazioni politiche
maggiori vengono rese arbitre dei destini di quelle più piccole, col concedere
o rifiutare i rapporti di coalizione, e con la possibilità offerta dalle liste
bloccate, di concedere alle formazioni minori una sorta di diritto di tribuna
“garantendo” o meno l’elezione ad alcuni dei rappresentanti di queste ultime.
In ciò non cambia nulla rispetto al Porcellum, se non in peggio.
E la predisposizione delle alleanze e la campagna
elettorale diverrebbe, più che la ricerca di una coalizione maggioritaria, una
schermaglia indirizzata a catturare il premio di maggioranza.
·
Si è anche sentita la solenne idiozia che la
sera dopo le elezioni, gli elettori debbano sapere chi ha vinto e chi ha perso,
come se si trattasse del risultato di una partita di calcio.
Dimenticando invece uno degli aspetti che, quale che sia
la sua natura, ogni sistema elettorale degno di questo nome dovrebbe avere: il
fatto che l’elettore sappia a cosa serve, e quali effetti avrà il suo voto.
Cioè che l’elettore sappia che il suo voto serve ad incrementare la forza della
parte politica in cui ritiene di aver fiducia.
Questo sistema barocco fa sì che il voto dato ad un
partito possa produrre il risultato di escludere proprio quel partito
dall’accesso alla rappresentanza. Se infatti venisse approvata la norma
“salva-SEL”, gli elettori di un partito X che non abbia la possibilità di
raggiungere la soglia avrebbero l’interesse a che un eventuale altro partito Y
della stessa coalizione, ma più forte, possa raggiungerla, in modo che il
proprio partito, risultando il primo degli esclusi, possa accedere alla
ripartizione dei seggi, cosa che non avverrebbe se il partito Y restasse al di
sotto della soglia.
·
E’ poi da osservare che, se la governabilità
può essere favorita da un equo premio di maggioranza, congegnato in modo da
agevolare la costituzione di coalizioni (e, come visto, la proposta B.R. non
risponde a questa esigenza), una volta previsto il premio di maggioranza, non
si vede quale sia la ragione per la quale vi si debbano affiancare le soglie di
sbarramento, se non per concentrare, come si è visto, la rappresentanza
politica su due o tre soggetti. La storia, anche recentissima, mostra come i
problemi di governabilità hanno origine nell’inconcludenza delle formazioni
maggiori. Oggi, PD e PdL, artefici o eredi del non-governo o del malgoverno
dell’Italia in questo ventennio, pretendono di arrogarsi il diritto ad essere
gli unici rappresentanti del popolo italiano, costruendosi e ritagliandosi su
misura una legge elettorale che li rende i padroni assoluti delle rispettive
aree di influenza.
·
Un’ultima considerazione deve esser fatta.
L’eventuale traduzione in legge di questa proposta, sia pur parzialmente
emendata non può prescindere dalla definizione del ruolo del Senato e delle
relative modalità di elezione: affiancare una Camera dei deputati eletta in
questo modo ad un Senato non elettivo e svuotato di poteri reali, consegnerebbe
senza controlli e regole l’intero corpo legislativo e le funzioni di garanzia e
controllo ad esso connesse nelle mani dei vertici di una casta non scelta dai
cittadini, ma autoimpostasi ad essi, e che ha per fine primario, come ogni
dittatura, l’evitare la presenza, in termini di persone e di formazioni
politiche, di una vera opposizione.
Domani, alla Camera, prende
il via l’esame di questo provvedimento.
Mi piacerebbe sperare che
coloro che lo esamineranno, lo valutino tenendo conto dell’utilità generale e
non del proprio tornaconto, e soprattutto che le forze politiche minori non si
facciano comprare dal veder fissate soglie di sbarramento misurate per salvare
questo o quello.
Questa proposta è in sé
inaccettabile, farraginosa, e tale da trasformare la competizione elettorale in
una sorta di lotteria, il cui premio, lo ripeto, è il premio di maggioranza, ed
il cui prezzo è il venir meno della democrazia rappresentativa; e quindi, della
democrazia in sé. Non ci sarà da stupirsi se, vistine gli effetti, verrà
sommersa dal generale disgusto. E non ci sarà da stupirsi se, a meno che questi
signori non mettano le mani anche sulla Consulta, alla fine, anche questa verrà
dichiarata anticostituzionale: “ci sarà pure un giudice a Berlino”, disse il
mugnaio Arnold.
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