La lettera di Carlo Formenti indirizzata Bifo e pubblicata
ieri da Alfabeta (ripresa anche dal nostro sito: http://sinistrainparlamento.blogspot.it
) sul tema delle prossime elezioni europee e della costruenda, nell’occasione,
lista pro-Tsipras ha ricevuto una particolare risposta in un articolo di Marco
Bascetta, uscito sulle colonne del “Manifesto”.
Tra le argomentazioni usate in questa risposta, emergono
alcuni spunti di dibattito e di riflessione che meritano sicuramente di essere
approfonditi, almeno dal nostro punto di vista.
Il primo riguarda quella che può essere definita una
singolarità nella definizione delle gerarchie al riguardo del rapporto tra
movimenti, soggetti politici, eventuali liste elettorali.
Bascetta, afferma, infatti, che le argomentazioni usate da
Formenti circa la critica ai modi di costruzione della lista pro-Tsipras (“narcisismo
professorale” e “accecamento elettorale”, tanto per ricordare due espressioni
contenute nella lettera citata) sarebbero state opportune se indirizzate, in
una fase di forte espansione dei movimenti, al tentativo di far sì che i
movimenti stessi non risultassero condizionati o manipolati nel loro senso di
marcia da espressioni – appunto – di tipo elettoralistico.
Questo scenario non corrisponde però alla realtà e siccome
stiamo vivendo evidentemente una fase di “bassa” per quel che riguarda i
movimenti, allora è del tutto legittimo che questi siano usati – più o meno direttamente – per costruire, assieme a
partitini vari ed espressioni soggettive d’intellettualità di vario tipo, una
lista elettorale.
Emerge da questa valutazione di Bascetta una perlomeno,
curiosa interpretazione del concetto di rappresentatività politica attraverso
cui si pensa che movimenti a bassa intensità e modesta partecipazione (non in
fase di “forte espansione” quindi) siano comunque assimilabili ad altre
espressioni di soggettività, compresi i partiti, in un “mix” davvero micidiale
laddove si confondono piani diversi di rappresentanza e azione politica dai
quali è scaturita una sorta di abbastanza ridicolo ”manuale Cencelli”
attraverso il quale si sta procedendo alla scelta delle candidate e dei
candidati, vagliati da una sorta di Areopago non nominato né controllato da
nessuno (candidati autoproposti attraverso il web).
Insomma una “strozzatura del grillismo” che i “movimenti”
(quali?) possono sopportare perché si trovano in una fase di “stanca”.
Più avanti scorrendo l’articolo Marco Bascetta affronta il
tema del soggetto politico, che rappresenta – alla fine – il dilemma vero che
aleggia attorno alla lista Tsipras: nuovo Arcobaleno o “motorino d’avviamento”
del nuovo soggetto della sinistra italiana dopo la lunga sequela di fallimenti
che ne hanno contraddistinta l’esistenza negli ultimi dieci anni?
Bascetta è categorico: bisogna impedire che la sinistra si
rifondi, nel nostro Paese, come “sinistra italiana”: il quadro non può che
essere quello della dimensione europea perché non è possibile pensare a una
ricostruzione “sociale” e democratica dell’Europa come frutto di una sommatoria
dell’azione e dei successi delle singole sinistre nazionali.
In questo quadro risultano del tutto trascurati , a nostro
avviso, due elementi fondamentali : il primo riguarda l’assoluta necessità che
un nuovo soggetto politico della sinistra d’alternativa (sulla cui necessità
non ci sono dubbi) si fondi – prima di tutto – sulla materialità delle
contraddizioni in atto e sulla base di quelle contraddizioni elabori il suo progetto
al di fuori da riferimenti vaghi, sostanzialmente astratti; il secondo riguarda
l’esigenza di porsi a diretto contatto e confronto con la realtà specifica
delle condizioni di agibilità democratica che, nel “caso italiano” (“caso”
inteso, ovviamente, in negativo) stanno svoltando seccamente verso una
dimensione autoritaria.
Si segnala, invece nella risposta di Bascetta, una
dimensione europea come “campo d’azione” del tutto indefinita, al centro di un
processo di globalizzazione e internazionalizzazione che, come stiamo
osservando in questi giorni, appare ormai superato da un impetuoso “ritorno all’indietro”
sul terreno – addirittura – della geopolitica ottocentesca e dei richiami
westfaliani.
Così come proprio la gestione capitalistica della fase ha
mostrato per intero il perseguimento dell’obiettivo di ristabilire, per intero,
antichi rapporti di forza posti proprio nei campi dello sfruttamento, del
ritorno al servaggio, della negazione dei diritti sociali.
Su di un punto Bascetta ha sicuramente ragione: il progetto
di una nuova soggettività della sinistra italiana non potrà essere frutto di
ricomposizione dei suoi mediocri frammenti sparsi combinati con le eccellenze
della mitica “società civile” (proprio ciò che sta avvenendo, è bene
sottolinearlo, con la costruzione della lista italiana pro-Tsipras, non a caso
definita “l’altra Europa” senza specificazioni, in maniera del tutto
indeterminata rispetto alle coordinate ideologiche, politiche, di riferimento
sociale. “Altro e basta: un po’ poco, forse?).
Non si tratta infatti di promuovere una “ricomposizione” ma
una “nuova” soggettività affatto diversa da quelle sconfitte e triturate nel
passato.
E’ il caso di discutere seriamente di un progetto in questo
senso e queste note hanno lo scopo, soltanto, di far riprendere di nuovo una
discussione in questo senso anche prendendo atto dell’ambiguità di tentativi
che pure si stanno operando.
L’idea internazionalista e del conflitto di classe non
possono essere, però, proiettate in una dimensione posta oltre la realtà dello
scontro sociale che è ancora, prima di tutto, quello della dimensione dello “Stato
– Nazione” .
Cercare di collocarsi oltre, in un orizzonte europeo non
definito (tenuto conto che l’Europa è questa, dal punto di vista politico: un’Europa
da rompere) significa non intendere la materialità dello scontro in atto oppure
più semplicemente (non nascondiamo la malizia) cercare di non dare fastidio al
PD.
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