“E’ più facile trovare frati con la tonaca dello stesso
colore piuttosto che le buone ragioni” (Blaise Pascal.)
Tempi grami per la ragione e per la democrazia: torme di frati
cambiano la tonaca indossando quella del colore del nuovo “Principe
Fiorentino”, l’uomo dal labbro d’oro e dalla pubblicità facile, andando a
ingrossare le fila dei questuanti nella distribuzione di quelli che i manuali
di scienza politica definiscono “incentivi selettivi”.
Intanto le buone ragioni neglette sono state gettate in un
canto: le buone ragioni della politica fondata sulle idee derivanti dalle
contraddizioni sociali, sviluppata in collettivo, al di fuori dal personalismo
e dall’individualismo esasperato.
L’Europa impone il “fiscal compact” e l’obbligatorietà in
Costituzione del pareggio di bilancio ma nulla quaestio circa una legge
elettorale adottata da uno dei più importanti Paesi membri che ben si può
giudicare come liberticida: non ci saranno eletti ma ancora una volta nominati,
una minoranza potrà disporre della maggioranza assoluta, i rappresentanti di potenziali
milioni e milioni di elettrici ed elettori non avranno accesso in Parlamento.
Lo svuotamento di senso delle elezioni, la suddivisione
feudale del potere, lo spettacolo dell’annuncio televisivo di provvedimenti dei
quali si ignora colpevolmente la sorte appaiono essere i tre pilastri della
nuova identità della patria italica, nel contesto maligno dell’Unione Europea
delle banche e dell’alta finanza.
Contro tutto ciò non si leva una voce coerente di
opposizione: chi dovrebbe portarla avanti in scienza e coscienza si limita a
inalberare cartelli nell’emiciclo di Montecitorio.
Il resto del quadro parlamentare sostanzialmente si allinea
con qualche voto contro per esigenze di bottega, senza mai però accennare a un
minino di mobilitazione politica che non sia quello della raccolta di firme per
partecipare, in forma nascosta rispetto alla propria identità, all’ennesima
kermesse elettorale.
Intanto il “Sistema” procede a grandi passi nella sua opera
di cancellazione della rappresentanza e di soffocamento della democrazia e da
“sistema delle larghe intese” passa a personalizzarsi in “Sistema Renzi”,
mandato avanti nella logica di un decisionismo di periferia, mentre i
profittatori di un gigantesco conflitto d’interessi sogghignano soddisfatti.
Dobbiamo ritrovare subito le “buone ragioni”
dell’opposizione: un’opposizione di sistema, contrapposta al liberismo
dilagante e promotrice di una vera cultura della radicale trasformazione del
sistema e un’opposizione democratica che dovrebbe essere provvista, riassumendo
con due parole dello ”spirito repubblicano”.
Resterà tagliato fuori, irrimediabilmente, chi pensa in
questa fase a una “sinistra di governo” e a un “nuovo centrosinistra”: formule
che non esistono più nella realtà.
Le “buone ragioni” dell’opposizione: è questo il solo
orizzonte possibile perché una sinistra coerente con i propri principi
“storici” di fondo e con una prospettiva rivoluzionaria ritrovi volontà e forza
per tornare a essere protagonista sulla scena politica italiana organizzando,
prima di tutto, una vera e propria Resistenza.
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