mercoledì 12 marzo 2014

LA GRANDE MANOVRA DI RENZI: ARROGANZA E PROPAGANDA L’OPPOSIZIONE PER DIFENDERE LA DEMOCRAZIA E AFFERMARE I VALORI DELL’ALTERNATIVA della redazione di "Perchè la Sinistra"





Un desolante quadro d’insieme: serve subito un’opposizione forte, un’opposizione che difenda la democrazia, affermi valori alternativi, faccia sul serio della sofferenza di milioni di donne e di uomini la base per rovesciare questa pericolosa situazione.



Non sarà semplice anche per gli esperti di politica economica commentare la “grande manovra” presentata oggi da Matteo Renzi: appaiono vaghi gli elementi numerici anche sul terreno dei 10 miliardi del cuneo fiscale (comprendono o no, ad esempio, i 2 miliardi e mezzo già approvati dal Governo Letta?) e non sono chiare le coperture (imposte comunque dal famigerato obbligo del pareggio di bilancio). Non appare certa neppure la natura dei provvedimenti che saranno assunti tra decreto, disegno di legge e decreti attuativi da elaborare in applicazione di leggi già approvate dai precedenti governi (sul lavoro, il già famosissimo job act, pare sarà utilizzato lo strumento della legge delega).
E’ certo, comunque, che l’impostazione complessiva è interna del tutto ai meccanismi neo-liberisti, l’elargizione ai lavoratori dipendenti ha – appunto – il carattere di elargizione (se mai arriverà in porto), non si trova alcun piano industriale, le risorse per il riassetto idro-geologico sono del tutto risibili: non c’è insomma, né poteva esserci alcuna svolta “riformista” neppure nella versione più blanda di una patrimoniale.
La grande manovra è stata, inoltre, annunciata (“annuncio” grande specialità di questi tempi della politica) nel giorno stesso in cui la Camera dei Deputati ha approvato un progetto di legge elettorale liberticida, che rende sempre più privo di senso politico il voto delle elettrici e degli elettori, che mortifica buona parte delle espressioni e delle sensibilità politiche, culturali, ideali presenti nel Paese, costringendo l’intero sistema politico dentro la “cortina di ferro” della governabilità.
Il “punto politico” rimane, così, l’elemento più importante da commentare in questo frangente: una dimostrazione di decisionismo personalistico non legittimato da alcuna forma di consenso popolare (neppure quelle derivante dall’antico dialogo tra il Capo e la folla), un disprezzo totale per l’insieme dei corpi intermedi (dai Sindacati alle associazioni di categoria), un considerare i cittadini massa indistinta di elettori da manipolare (“avrei voluto gli 80 euro in busta del cuneo fiscale il 27 Aprile, perché a Maggio ci sono le europee).
Un misto di propagandismo e di arroganza ha tenuto assieme l’atteggiamento del neo Presidente del Consiglio che si è comportato davvero come chi sa di poter compiere una “resistibile ascesa” nella debolezza estrema di un sistema politico e di un corpo sociale sfibrati, in attesa da tanto tempo di un “Lord Protettore” . Sistema politico e corpo sociale capaci di consegnarsi al reggitore di questa “ultima spiaggia” dopo i fallimenti di Berlusconi e Monti.
La crisi più profonda non riguarda semplicemente il sistema economico e sociale di questo Paese ma soprattutto la democrazia rappresentativa: un potere di tipo feudale, molto diverso dai tentativi “decisionisti” già visti in passato, si sta esprimendo e imponendo con la complicità servile di una classe politica mai legittimata e di un sistema dell’informazione che accarezza ed esalta categorie pre-politiche quali quelle dell’energia e della speranza.
Un desolante quadro d’insieme: serve subito un’opposizione forte, un’opposizione che difenda la democrazia, affermi valori alternativi, faccia sul serio della sofferenza di milioni di donne e di uomini la base per rovesciare questa pericolosa situazione.

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