Un desolante quadro d’insieme: serve subito un’opposizione
forte, un’opposizione che difenda la democrazia, affermi valori alternativi, faccia
sul serio della sofferenza di milioni di donne e di uomini la base per
rovesciare questa pericolosa situazione.
Non sarà semplice anche per gli esperti di politica
economica commentare la “grande manovra” presentata oggi da Matteo Renzi:
appaiono vaghi gli elementi numerici anche sul terreno dei 10 miliardi del
cuneo fiscale (comprendono o no, ad esempio, i 2 miliardi e mezzo già approvati
dal Governo Letta?) e non sono chiare le coperture (imposte comunque dal
famigerato obbligo del pareggio di bilancio). Non appare certa neppure la
natura dei provvedimenti che saranno assunti tra decreto, disegno di legge e
decreti attuativi da elaborare in applicazione di leggi già approvate dai
precedenti governi (sul lavoro, il già famosissimo job act, pare sarà
utilizzato lo strumento della legge delega).
E’ certo, comunque, che l’impostazione complessiva è interna
del tutto ai meccanismi neo-liberisti, l’elargizione ai lavoratori dipendenti
ha – appunto – il carattere di elargizione (se mai arriverà in porto), non si
trova alcun piano industriale, le risorse per il riassetto idro-geologico sono
del tutto risibili: non c’è insomma, né poteva esserci alcuna svolta “riformista”
neppure nella versione più blanda di una patrimoniale.
La grande manovra è stata, inoltre, annunciata (“annuncio”
grande specialità di questi tempi della politica) nel giorno stesso in cui la
Camera dei Deputati ha approvato un progetto di legge elettorale liberticida,
che rende sempre più privo di senso politico il voto delle elettrici e degli
elettori, che mortifica buona parte delle espressioni e delle sensibilità
politiche, culturali, ideali presenti nel Paese, costringendo l’intero sistema
politico dentro la “cortina di ferro” della governabilità.
Il “punto politico” rimane, così, l’elemento più importante
da commentare in questo frangente: una dimostrazione di decisionismo
personalistico non legittimato da alcuna forma di consenso popolare (neppure
quelle derivante dall’antico dialogo tra il Capo e la folla), un disprezzo
totale per l’insieme dei corpi intermedi (dai Sindacati alle associazioni di
categoria), un considerare i cittadini massa indistinta di elettori da
manipolare (“avrei voluto gli 80 euro in busta del cuneo fiscale il 27 Aprile, perché
a Maggio ci sono le europee).
Un misto di propagandismo e di arroganza ha tenuto assieme l’atteggiamento
del neo Presidente del Consiglio che si è comportato davvero come chi sa di
poter compiere una “resistibile ascesa” nella debolezza estrema di un sistema
politico e di un corpo sociale sfibrati, in attesa da tanto tempo di un “Lord
Protettore” . Sistema politico e corpo sociale capaci di consegnarsi al
reggitore di questa “ultima spiaggia” dopo i fallimenti di Berlusconi e Monti.
La crisi più profonda non riguarda semplicemente il sistema
economico e sociale di questo Paese ma soprattutto la democrazia
rappresentativa: un potere di tipo feudale, molto diverso dai tentativi “decisionisti”
già visti in passato, si sta esprimendo e imponendo con la complicità servile
di una classe politica mai legittimata e di un sistema dell’informazione che
accarezza ed esalta categorie pre-politiche quali quelle dell’energia e della
speranza.
Un desolante quadro d’insieme: serve subito un’opposizione
forte, un’opposizione che difenda la democrazia, affermi valori alternativi, faccia
sul serio della sofferenza di milioni di donne e di uomini la base per
rovesciare questa pericolosa situazione.
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