Serve un’opposizione
radicale che sia insieme politica e sociale, serve – senza nessuna vocazione
all’isolamento – una capacità di distinzione, un antico e sano “spirito di
scissione” assolutamente indispensabile in questa fase anche per segnare il
distacco da evidenti mistificazioni che, apparentemente, vengono avanti anche
da una presunta sinistra come, limitandoci all’attualità e al “caso italiano”,
nel frangente della Lista Tsipras.
Nella ricerca della possibilità di costruire una nuova
soggettività rappresentativa della storia e dell’identità dei comunisti e delle
forze anticapitaliste, qui e ora in Italia assumendo anche la necessaria
propensione internazionalista, è necessario – almeno sul piano teorico –
definire con il massimo della precisione l’idea di “politica” che intendiamo
esprimere, che ci portiamo appresso dalla nostra storia, sulla base della quale
intendiamo sviluppare cultura e proporre progettualità e conflitto.
La nostra proposta, in questa fase non può che essere quella
dell’opposizione complessiva alle espressioni culturali e politiche dominanti,
alle quali si sono accodate anche forze e soggetti che – a parole – si
esprimono ancora in termini “alternativi”, senza riuscire però a esprimere né
una vocazione propositiva sul terreno dei contenuti programmatici, né un’idea
di “egemonia nell’alterità” come sarebbe invece indispensabile, disegnando un
diverso percorso della Storia rispetto a quello già tracciato da chi considera,
infatti, proprio la Storia già finita all’interno dell’ineludibile e
incontrovertibile dominio del capitalismo che reca in sé sfruttamento,
sopraffazione, violenza sui singoli, guerra.
Serve un’opposizione
radicale che sia insieme politica e sociale, serve – senza nessuna vocazione
all’isolamento – una capacità di distinzione, un antico e sano “spirito di
scissione” assolutamente indispensabile in questa fase anche per segnare il
distacco da evidenti mistificazioni che, apparentemente, vengono avanti anche
da una presunta sinistra come, limitandoci all’attualità e al “caso italiano”,
nel frangente della Lista Tsipras.
Non è il caso di andare oltre nelle esemplificazioni, ma di attestarsi
invece sul terreno teorico, proprio dell’individuazione dell’idea di “politica”
che è necessario portare avanti.
Deve essere ricordato, prima di tutto, che a politica è la
scienza che si occupa dell’umana coesistenza, quando questa assume l’aspetto di
una consapevole identità collettiva, considerata sia dal punto di vista del
Potere, sia dal punto di vista del Conflitto.
Potere e Conflitto rappresentano l’origine della forma della
politica in quanto norma, rapporto di comando e di obbedienza, concreta
modalità di funzionamento di un Ordine.
Le forme storiche della politica sono determinate dalle
modalità con cui le categorie del conflitto, dell’ordine, del potere, della
forma, della legittimità, del consenso, della produzione e dell’allocazione delle
risorse, sono di volta in volta organizzate praticamente e pensate
teoricamente.
Della politica, infatti, fa parte anche il modo con cui essa
viene discorsivamente mediata e criticata dai suoi soggetti e dai suoi attori.
La politica è una pratica di potere che è sempre anche
un’elaborazione intellettuale e valorativa.
Proprio per rispondere a questa indicazione,
dell’imprescindibilità dell’elaborazione intellettuale, mi sono rivolto per
scrivere questa breve nota ad alcuni autori che, forse, hanno lasciato nei
secoli un segno nella costruzione della civiltà umana: Machiavelli, Spinoza,
Marx. Schmitt.
Un’ultima annotazione: la modernità è stata impostata sul
convergere del conflitto nell’ordine e del potere nella norma, ma occorre
ricordare che il conflitto non è destinato a essere del tutto pacificato e che
il potere eccede sempre la norma.
Da qui l’esigenza dell’opposizione verso l’idea dominante della
pacificazione del conflitto e all’eccesso del potere sulla norma.
Sulla base di questo punto di ragionamento, molto semplice,
si sono sviluppate le grandi lotte del ’900, del movimento operaio, contro il
colonialismo, contro le dittature totalitarie.
Si è sviluppato, in questo modo, un pensiero antagonista che
ha costruito, in diversi modi e su diversi punti di vista, capacità di
conflitto e di espressione di governo della società, in molti punti del mondo.
Quel pensiero antagonista che ormai da molti anni la sinistra italiana non
riesce più concettualmente ad esprimere lasciando addirittura che venga
soppressa l’idea stessa di rappresentatività politica alternativa.
Una storia di grandi contraddizioni che ha portato anche
all’esaurimento di vicende legate all’inveramento statuale di fraintendimenti
delle teorie marxiane.
Su questo punto sembrano essersi cancellate le grandi
opzioni di scontro sociale determinate – appunto – dall’affermarsi di una
concezione della politica come confronto tra Potere e Conflitto.
Occorre ripartire da quel punto teorico e da quello politico
dell’opposizione: non ci sono stati concessi sconti, da questo punto di vista e
dobbiamo prenderne atto partendo proprio dalla nostra dimensione territoriale e
dall’analisi di quella che è stata la nostra storia.
Abbiamo verificato il dimostrarsi, nel corso di questi, di
un eccesso di smarrimento di senso sui nodi vitali dell’analisi.
Rendersi conto di ciò
fino in fondo e costruire le condizioni per ripartire: è questo il compito più
urgente che una rinnovata élite di comunisti deve saper assolvere.
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