L’esito del primo turno delle elezioni comunali francesi del
23 Marzo ha avviato un intenso dibattito, incentrato sulla prospettiva di un’affermazione
delle forze populiste, antieuropeiste e nazionaliste nella prossima tornata
elettorale del 25 Maggio nella quale si assegneranno i seggi del Parlamento
Europeo.
In precedenza allo sviluppo di una qualche argomentazione
inerente al confronto in corso sarà bene precisare due punti di assoluto
rilievo:
1) Non
c’è dubbio che l’Europa rappresenti, in questa fase, il “campo politico” all’interno
del quale misurarsi. Un campo politico” all’interno del quale si esercitano
logiche di governo e di opposizione in una dimensione che è ancora quella “sovra-nazionale”.
Di questo va preso pienamente atto.
2) Lo
spirito originario della proposta di collegamento tra i soggetti comunisti e
anticapitalistici presenti nell’Unione Europea, avanzata da chi scrive in tempi molto precedenti alla scelta compiuta
attraverso la proposta della “Lista Tsipras”, era quella di contrapporre alla
logica della sovranazionalità quella dell’internazionalismo fondato- da un lato
– sull’identità comune dei diversi soggetti e dall’altro sulla realtà delle
contraddizioni sociali messe in campo dalla ferocia della gestione capitalistica
della fase. Non si poteva, quindi, almeno nell’intendimento del senso profondo
della proposta, neppure parlare di “rottura dell’Unione”, quanto di “estraneità” e
di “opposizione di classe” in un senso assolutamente alternativo all’esistente.
Una logica affatto diversa e alternativa da quella dell’ “europeismo
insubordinato” messo in campo, appunto, dai promotori della Lista Tsipras.
Il dibattito in corso principia, dal punto di vista dell’analisi
politologica ai più alti livelli, dalla costatazione dell’esistenza di un “deficit
democratico” a livello europeo.
Al “deficit democratico”, accumulatosi nel tempo con la
complicità dei grandi poteri finanziari e dei maggiori partiti presenti nell’Unione,
è attribuita – adesso – la responsabilità di una campagna elettorale fondata
sull’identità e l’ideologia, considerando così l’esito delle comunali francesi
quale prologo a un esito considerato infausto e pericoloso delle elezioni del
25 Maggio.
Una lettura almeno superficiale della situazione in atto,
che non tiene conto, prima di tutto, di ciò che sta cambiando a tempi
accelerati nello scenario internazionale, dell’inasprirsi delle differenze
economico-sociali all’interno della stessa Unione, della necessità di mettere
in discussioni i Trattati del processo di cancellazione del concetto stesso di
rappresentanza politica in corso attraverso l’affermazione di logiche dell’agire
politico inteso come elemento di vera e propria “riduzione” del complesso dei
rapporti sociali.
Soprattutto, però, verrà a mancare, nell’arena elettorale ma
più in generale all’interno dello scontro politico e sociale in atto, un’identità
di alternativa anticapitalista non limitata all’idea del riempimento del vuoto
creato dal già denunciato “deficit democratico” ma orientata alla trasformazione
radicale del sistema.
A questo punto il paventato “via libera” alle forze di
destra, populiste e nazionaliste avverrà senza contrasto se non quello della
debole idea di una “union sacrèe” tra socialdemocratici e popolari che si
realizzerà in nome della difesa dell’esistente.
Un’idea che il centrodestra di matrice popolare pare voler
rifiutare proprio per approfittare fino in fondo della difficoltà di fondo che incontra qualsiasi
ipotesi riformista.
Un “disastro annunciato” per le masse popolari che soffrono
una condizione di nuovo servaggio e di crescente difficoltà nelle condizioni
materiali di vita.
1 commento:
Oggi in francia domani ?.........A quando il primo conflitto serio tra Francia E Germania ?
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