Il blog “Perché la sinistra” porta avanti, ormai da molto tempo, una
riflessione e un’analisi intorno ai temi della trasformazione dell’agire
politico e della pericolosa involuzione del sistema in senso plebiscitario, ben
oltre il populismo o la semplice affermazione della “governabilità” con la
cancellazione del concetto di rappresentatività politica.
Non è tanto per ricordare che il nostro lavoro ma per invitare tutti i
nostri interlocutori a riflettere al meglio su questi temi e avviare una
iniziativa politico-culturale conseguente alla gravità della situazione che
ripubblichiamo di seguito alcuni testi sui quali, nel recente passato, abbiamo lavorato
attorno a questo argomento nell’idea di fornire un utile contributo a tutti.
Troverete, quindi, di seguito ripubblicato:
1 - MISTIFICAZIONE DELLA
RAPPRESENTANZA E RAPPRESENTANZA COME VALORE di FRANCO ASTENGO pubblicato il 9
Marzo 2014
MISTIFICAZIONE DELLA
RAPPRESENTANZA E RAPPRESENTANZA COME VALORE di FRANCO ASTENGO Sotto il titolo “La Rappresentanza come valore” Nadia Urbinati scrive oggi
9 Marzo, sulle colonne di Repubblica un lungo e impegnato articolo dal quale si
riportano di seguito alcuni passaggi fortemente significativi:
“ …queste diverse strategie riflettono il riconoscimento che la
rappresentanza è un valore o una forma di partecipazione. La ricerca di
correggere strategie di rappresentanza è un fatto d’indubbia rilevanza.” e
ancora più avanti: “ La comprensione del valore del suffragio e della
rappresentanza hanno marciato assieme: non godere di eguale possibilità di
essere elette è una forma di decurtamento del diritto politico”.
I riferimenti dell’articolo di Urbinati naturalmente sono rivolti al tema
del giorno, quello della rappresentanza di genere. Un tema intorno al quale,
nell’ambito della discussione su di una possibile nuova legge elettorale si sta
sviluppando un forte confronto politico.
Un confronto politico che si misura, però, sul terreno di vere e proprie
marginalità come quella – appunto – della rappresentanza di genere o della
possibilità di espressione delle preferenze: marginalità perché il quadro
complessivo che la nuova legge elettorale esprime, al riguardo del disegno
complessivo riguardante il sistema politico, è quello di un vero e
proprio “soffocamento” dell’idea della rappresentanza politica, spostando tutto
il peso del meccanismo sul versante della governabilità.
Un grave squilibrio che, in primo luogo, contraddice la stessa sentenza
n.1/2014 della Corte Costituzionale con la quale furono dichiarate illegittime
le parti fondamentali della legge elettorale del 2005. Sentenza che
esplicitamente parla di “equilibrio tra governabilità e rappresentanza”.
Urbinati cita un passaggio “storico” nell’evoluzione delle democrazie
occidentali: il marciare assieme della comprensione del valore e del suffragio.
Fu sulla base della comprensione di quel passaggio che si verificò la
grande spinta verso il suffragio universale (maschile e femminile). Suffragio
universale intenso come possibilità di espressione piena della rappresentanza
politica, sulla base della quale si formarono i grandi partiti europei della
classe operaia della prima rivoluzione industriale.
Se si chiude la porta alla possibilità di una piena rappresentanza
politica, come sta avvenendo in Italia da molto tempo con le leggi elettorali
via, via, elaborate nel tempo dalla crisi sistemica degli anni’90, allora tutti
gli altri livelli di rappresentanza “settoriale” o “neo-corporativa” compresi
quelli di genere finiscono con il non disporre del valore di fondo,
quello dell’espressione piena della rappresentanza delle sensibilità e delle
opzioni politiche.
In una soffocante rincorsa al centro della “governabilità” intesa quale
fine esaustivo dell’azione politica e anche istituzionale finisce con il
perdere valore qualsiasi altro concetto di alternativa o anche soltanto di
“diversità”.
La grande contraddizione, nello specifico del “caso italiano” (che vale
ancora, sia ben chiaro) è con il dettato costituzionale che disegna con grande
chiarezza lo scenario della centralità del Parlamento e della presenza nelle
istituzioni di un largo spettro di rappresentanza politica, sia sotto l’aspetto
delle idealità che delle capacità progettuali.
Siamo al punto in cui, per cercare di evitare le tagliole degli
sbarramenti, a molti non appare più possibile presentarsi con il volto delle
grandi idealità della storia politica d’Europa e d’Italia e ci si maschera da
“altro” (l’Altra Europa ad esempio, come fu la Rivoluzione Civile o
L’Arcobaleno): un atto d’ignavia politica dettato da condizioni storiche
all’interno delle quali il sistema si frappone con tutti i mezzi alla possibilità
di una limpida espressione di appartenenza, anche ideologica.
Conclude Urbinati: “Quindi la parità (di genere e non di rappresentanza
politica, n.d.r.) è oggi più che ma un’esigenza di giustizia, proprio perché la
rappresentanza non può contare più sole sulle piattaforme generali dei partiti,
nei quali le donne possano riconoscersi. Presenza e voce stanno insieme ora più
di quanto non succedesse nell’età dei partiti di massa”.
Un punto di domanda, allora, e una considerazione conclusiva: può valere
questo rapporto tra presenza e voce in un’assise elettiva, dove lo squilibrio a
favore della rappresentanza maggioritaria è quella di registrare una fortissima
alterazione tra consenso reale e forza parlamentare (l’allusione è
evidentemente rivolta a chi si trova eletto grazie ad abnormi premi di
maggioranza)?
Il governo attualmente in carica ha puntato a riequilibrare, almeno nella
sua forma di visibilità primaria (i ministri) la rappresentanza di genere: ma
si tratta, pur sempre, di un governo formatosi non sulla base dell’espressione
di un principio di consenso elettorale ma (come sta avvenendo in Italia ormai
da tre anni a questa parte) su di un’ardita manovra di palazzo. Vale allora, in
questo caso, come fattore politico il riequilibrio della rappresentanza
di genere, oppure anche in questo caso la definizione più semplice che si può
usare è quella di “mistificazione”?.
Domande che appaiono importanti e alle quali il sistema pare proprio non
essere in grado di fornire risposta: il sistema della rappresentanza è in
gravissima crisi così come la democrazia italiana.
E’ questa la constatazione di fondo dalla
quale ripartire se s’intende ragionare sul serio sui concetti di rappresentanza
e di espressione della soggettività politica.
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