Il presidente USA Barack Obama, parlando a Bruxelles, ha
invitato gli alleati della NATO a “non tagliare le spese militari”.
Spirano venti di guerra nel mondo, alimentati in particolare
dalla crisi ucraina e dal duro confronto tra Cina e Giappone per le isole Senkaku
oltre alla ripresa dei conflitti coloniali in Africa, e i paesi più o meno “emergenti”
si stanno riarmando fino ai denti, come dimostrano le cifre dei bilanci bellici
di molti dei più importanti paesi del G20.
Il presidente USA allora cerca di rivitalizzare l’antico
strumento della NATO, i cui confini oggi si sono allargati a molti paesi dell’Est
Europeo, cercando di ristabilire, nell’ipotesi del confronto bipolare, l’antico
asse USA/Europa versus quell’altra potenza imperiale rappresentata dalla
Federazione Russa.
La NATO si dimostra ancora lo “storico” braccio armato della
politica di potenza degli USA mentre ritornano indietro le velleità di “spending
rewiew” in campo bellico palesate all’inizio del mandato dal governo Renzi, F35
compresi.
Si dimostra così la fallacia di certe promesse al vento che
poi, alla fine, debbono fare i conti la ferocia del realismo politico.
Spirano venti di guerra sul mondo: debbono tornare in pieno a
essere portate a vanti e agitate con forza le ragioni della politica di pace.
Serve una politica praticata in nome delle grandi idealità,
non del servizio al comando di chi fa della sopraffazione e della violenza il
piedestallo del proprio dominio.
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