Per chi ama le cose chiare il risultato delle
elezioni municipali francesi semplifica la vita. Il PS è stato sconfitto e in
modo cocente anche se il 30 Marzo potrebbe limitare i danni, con alleanze per
il secondo turno con EELV(Ecologisti
Europei-I Verdi) e il Front de la Gauche.
Con i primi è più facile, poiché
erano già alleati alle legislative. L’apporto ecologista, tra l’altro, appare
più consistente di quello del FdG. A Parigi l’EELV 8,86% > 4,94% FdG, lo
stesso a Lione, anche se con scarto più ridotto 8,9%>7,56%. Nelle grandi
città fa eccezione Marsiglia perché PS e EELV si sono presentati uniti con
Patrick Mennucci fin dal primo turno con un risultato rovesciato rispetti alle
precisioni: un miserabile 20,77%, che lo colloca al terzo posto, dietro il
Sindaco uscente di destra, J. C. Gaudin
(37,64%) e il candidato FN(23,16%). A Parigi la sinistra (PS-EELV-FdG) supera
di poco il 48% a fronte di un 43% del blocco di destra, a Lione l’inossidabile
Collomb conta sul 52,22 al primo turno ed è favorito dalla triangolare. Gli
elettori del FN non fanno tattica e non hanno interesse a favorire la destra e
quindi si manterranno alle 229 triangolari di città medie ed importanti cui
sono stati ammessi per la prima volta. In 17 città superiori ai 10.000 abitanti
il FN è il primo partito. In termini di voti assoluti la vittoria del FN è
oscurata dal fatto che si è presentato nella minoranza delle municipali, in
quanto è ancor un voto di opinione e non è strutturato diffusamente sul territorio. Queste
municipali saranno l’avvio di un maggiore radicamento. Il Partito Socialista ha
sempre avuto nei municipi i suoi bastioni anche quando era in difficoltà sul
piano nazionale, per questo è una sconfitta, che colpisce il Partito nel cuore.
La sconfitta era messa in conto, ma non la sua dimensione: è la Presidenza
Hollande e le delusioni seguite alla sua
trionfale elezione del 2012, che gli
elettori hanno punito in 2 modi, con l’aumento dell’astensione, raddoppiata in
30 anni dal 1 su 5 del 1983 ai 2 su 5 di quest’anno( 38,7%), cioè un 5% in più di quando erano 1 su 3 nel 2008 e con
il voto al FN. Nel panorama delle sconfitte alcune sono simboliche. Le Monde si
apre con una foto di Marine Le Pen, presidente del FN e Steeve Briois,
segretario generale del FN, candidato sindaco eletto al primo turno a Hénin-
Beaumont. Questa cittadina del Nord Pas de Calais, una delle culle del
movimento operaio e socialista, dal 1919 al 1940 ha sempre avuto uno stesso
sindaco della SFIO e nel dopoguerra,
dopo una breve parentesi PCF, sempre sindaci PS o d’unione di sinistra. In
questo caso è evidente che vi è stato un trasferimento diretto di voti dalla
sinistra al FN. Già alle presidenziali la Le Pen aveva detto che la divisione
non era destra sinistra, che non ha più senso, ma tra i privilegiati che si
riconoscono nel Partito unico al potere UMPS (UMP+PS), che si alternano per
fare le stesse politiche dettate dall’Europa e fgli altri. Dopo le municipali
ha rafforzato il concetto che la divisione passa tra il basso e l’alto, cioè
chi è colpito dalla crisi in maniera più dura Alcune cifre: 391 sono le città che hanno
eletto il sindaco al primo turni, di queste 139 alla sinistra, 250 alla destra
e 2 al FN. 27 città hanno cambiato maggioranza, di cui 24 da sinistra a destra,
appena 3 in senso contrario, ma poco significative, 2 sono oltremare in
Guadalupa Nelle città con oltre 10.000
abitanti la destra ottiene il 45,9%(45,5% nel 2008) , l’estrema destra 9,2%(
0,7% 2008), la sinistra 41,4%( 45,5% 2008) e l’estrema sinistra 1,3%( 1,5%
2008). La destra non vince per meriti
suoi e considerata la minore partecipazione elettorale è praticamente certo che
abbia perso in voti assoluti. L’altro dato è che le perdite della sinistra non
vanno all’estrema sinistra, che perde in percentuale e quindi in voti assoluti.
Una situazione spagnola dove le perdite del PSOE sono andate in minima parte a
Izquierda Unida e il PP ha conquistato la maggioranza assoluta dei seggi
perdendo voti. Nel 2009 in Germania federale le perdite della SPD solo per un
terzo si distribuirono tra Linke e Verdi, il resto nell’astensione.
L’astensione è il dato che ha
caratterizzato anche i voti raccolti dall’Ulivo nel 1996 e quelli delle elezioni
successive: un problema non solo quantitativo ma qualitativo, se l’astensione
dal voto è percentualmente più alta tra
i giovani e le classi popolari. Nel 2013 in Italia alla Camera votarono
soltanto 500.000 elettori in più del
Senato, benché sulla carta ci fossero 4 milioni e mezzo di elettori in più: la
classe età 18-24 anni non è andata a
votare. Il bipolarismo in Francia, se non è morto con questi risultati, è
entrato in agonia: i collegi uninominali con ballottaggio eventuale non
assicurano un effetto maggioritario, se le triangolari diventassero la regola.
Nel 2012 sono state appena 46 su 577 seggi, meno del 8%, in Italia con i
risultati 2013 sarebbero la regola e non
sarebbero escluse quadrangolari nelle zone pedemontane del Nord Italia. Con
l’Italicum si cerca di mettere le briglie agli elettori o le mutande alla
politica: se non ha effetto è una sconfitta per chi lo propone, se ha effetto
rimanda solo nel tempo la disaffezione verso le istituzioni e quindi la
democrazia. Se aumenta la crisi economica, politica e sociale avere una
maggioranza artificiale dei seggi non
serve a nulla a meno di ricorrere a poteri speciali per reprimere il disagio
sociale. La sensazione che le arti più svantaggiate della società non siano più
rappresentate nelle istituzioni è un spinta verso i partiti fuori sistema, che
sono i più vari dal FN al Blocco Fiammingo, dall’UKIP a i Veri Finlandesi per
finire al M5S, che è meglio che se la protesta fosse rappresentata da Fratelli
d’Italia Forza Nuova. La riduzione del
numero dei rappresentanti elettivi e i sistemi maggioritari semplificano solo
apparentemente il sistema politico, tanto più se di accompagnano alla demagogia
dell’anti-politica interpretata da figure istituzionali. Matteo Renzi
sottovaluta l’effetto devastante di caratterizzare l’abolizione delle Province
con “ abbiamo tolto l’indennità a 3.000 politici”, come aveva giustificato
l’abolizione del Senato con un risparmio di un miliardo di Euro. Se sono questi
i risparmi aboliamo la Camera che ne costa 2, ovvero Camera e Senato così se ne
risparmiano 3 forse 4 di miliardi. Il
rafforzamento degli esecutivi e la riduzione dei poteri dei Parlamenti e delle assemblee
elettive sono strettamente collegate al capitalismo finanziario, che non ha bisogno della Stato se
non nel senso che non ci siano poteri pubblici, che possano regolare i mercati
o porre freni al libero movimento dei capitali. Per la loro libertà gli
interlocutori pubblici devono essere ridotti di numero e quindi più facilmente
influenzabili , controllabili se non corruttibili. I governi sono più
direttamente dipendenti dai voti delle agenzie di rating, quando il sistema
mediatico amplifica le loro valutazioni. La democrazia è in pericolo e la
sinistra che fa? Interessante è notare che mentre si cerca di far passare il
messaggio che la distinzione sinistra destra non c’è più in un coro a più voci dove cantano sia Marine
Le Pen, che Massimo Cacciari, a sinistra con forza si sostiene che di sinistre
ce ne sono addirittura 2 ovviamente una, la propria, è quella vera e quella degli altri è la falsa
sinistra. Il tutto in assenza di un’analisi delle classi sociali e del modello
di società cui si aspira e dei mutamenti introdotti dalla finanziarizzazione
del capitalismo. Continuiamo così e delle 2 sinistre 2 fra un po’ non ne
rimarrà nemmeno una.
1 commento:
Troppi galli nel pollaio...
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