Tre punti che si tengono assieme, come forse in apparenza
non parrebbe: il progetto di legge elettorale in approvazione scaturisce
l’effetto di una drastica limitazione della democrazia, al limite della vera e
propria “svolta autoritaria” imperniata su di una sorta di ritorno alla
suddivisione feudale del potere di stampo medievale, provoca uno slittamento a
destra dell’intero quadro politico offrendo, però, paradossalmente ma non
troppo l’opportunità per il decollo di una forza politica collocata chiaramente
sul versante
anticapitalistico d’opposizione e d’alternativa, quale
potenzialmente potrebbe essere Ross@ che così potrebbe far decollare
concretamente il suo progetto rimasto da qualche mese sostanzialmente in
stand-by.
Questa (plausibile) ipotesi di percorso politico non si
muove, in ogni caso, semplicemente per volontà degli attori in gioco e della
loro autonomia posta propria sul terreno dell’agire politico ma, beninteso, nel
quadro delle grandi contraddizioni sociali acuite, nel corso di questi anni,
dall’esercizio della gestione capitalistica della crisi a tutti i livelli,
interni e internazionali, e dalla strutturalità delle condizioni materiali di
grave difficoltà in cui versa il nostro Paese sul piano dell’economia, della
disgregazione sociale, del divario Nord – Sud, dell’incredibilità dell’intero
ceto politico, della questione morale, della crescita smisurata delle
diseguaglianze, dello sfarinamento del territorio, dell’inesistenza della
possibilità di vita per interi settori della società: soltanto per elencare
alcuni punti tra i tanti che si dovrebbero toccare.
Tutto questo per ricordare come la breve analisi che seguirà
nel corso di questa nota non è frutto semplicemente dell’idea di spostamento di
qualche pedina a livello istituzionale, ma il frutto di considerazioni sorte
sul campo proprio valutando appieno la drammaticità materiale delle
contraddizioni sociali, a partire da quello dello sfruttamento capitale/lavoro
che rimane centrale e che trovano enorme difficoltà di rappresentazione sia dal
punto di vista dei corpi intermedi (partiti, sindacati) sia da quello dei nuovi
movimenti sociali, quasi sempre sfruttati (vedi Lista Tsipras, sulla quale sarà
bene ritornare) a fini speculativi di stampo meramente politicista.
Procedendo per ordine:
1) La
discussione sulla legge elettorale è sicuramente apparsa occasione di scontro
interno al quadro politico, in una dimensione del tutto trasversale, tra
agguati e franchi tiratori. La cifra complessiva è stata però quella della
“conservazione del potere”. Ne è uscito così un testo nel quale i profili d’incostituzionalità
già rilevati nella sentenza n.1/2014 della Corte Costituzionale permangono
tutti. Sotto quest’aspetto sarà necessario, da subito, mettere in piedi un
“Movimento per la Democrazia Repubblicana” che impugni immediatamente il
provvedimento nelle sedi opportune ma si faccia valere anche a livello di
aggregazione e di acculturazione di massa, ponendosi subito in una dimensione
unitaria fra tutti i soggetti che, a sinistra, intendono opporsi a questo stato
di cose. Il discorso, però, non può essere limitato a questo punto. L’unico
elemento, infatti, che nel corso delle ultime convulse giornate vissute a
Montecitorio che non è mai stato posto in discussione è stato quello relativo
alle soglie di sbarramento per l’accesso in parlamento. L’8% per le liste non coalizionate è il
segnale preciso, sul terreno istituzionale, di una vera e propria svolta
autoritaria. Gli unici soggetti tollerati diventano così quelli che accettano
di restare subalterni al “pensiero unico” delle larghe intese e della
democrazia limitata, all’interno della quale si pensa magari di affrontare il
tema delle contraddizioni sociali in termini di piccole mance ma con un margine
di risposta nel rapporto tra politica e società molto limitato all’ambito del
decisionismo di stampo presidenzialista. L’8% stabilito per la soglia di
sbarramento utile all’ingresso in Parlamento ha il significato preciso di
emarginare dal concerto istituzionale quella parte che intendesse, in forma
autonoma e anche identitaria, collocarsi (dal nostro punto di vista partendo da
“sinistra”) fuori dal coro, in un concreto atteggiamento di opposizione e di
alternativa. E’ questo il preciso significato che va fornito ai termini
“democrazia limitata” e “svolta autoritaria”;
2) Su
queste basi l’intero quadro politico subisce una torsione “a destra” (per usare
l’antica toponomastica politica, pure nobilitata qualche anno fa da una delle
ultime opere di Norberto Bobbio). Ne è esempio evidente la formazione della
Lista Tsipras per le elezioni europee (al di là delle polemiche spicciole
alimentate dalla vanità soggettiva di alcuni tra i promotori). L’orizzonte
della Lista Tsipras è, sul piano dei contenuti, molto limitato e generico:
lotta all’austerità e moderato antiliberismo, senza che si sia mai fatto cenno
a riferimenti riguardanti storia e identità della sinistra comunista e
socialista. In quest’ambito i residui archeologici di quella che fu la sinistra
radicale protagonista di tutte le sconfitte, dall’Arcobaleno alla Rivoluzione
Civile, hanno deciso di accomodarsi all’ombra del partito “radical-chic”
rappresentato da alcuni settori di “Repubblica” e del “Fatto Quotidiano”
(alcuni settori perché Repubblica ha anche i suoi problemi con il PD e il Fatto
Quotidiano con il movimento 5 Stelle). Una sostanziale resa senza condizioni
quella di SeL, PRC, PdCI verso il totale annullamento di una qualsiasi
prospettiva politica autonoma anche portata avanti su posizioni di sinistra
moderata. Una posizione che dimostra ancora una volta la totale inconsistenza
politica di questi soggetti:(ben oltre il risultato elettorale e l’eventuale
conseguimento del quorum;
3) Si
pone a questo punto in termini più chiari che non rispetto al più recente
passato il tema della soggettività d’opposizione e d’alternativa in Italia. Si
staglia con nettezza, a questo punto, la questione del decollo di Ross@,
formatasi ormai da circa un anno e che ha subito, nell’elaborazione del suo
progetto seri colpi dall’evidenziarsi di un antico e negativo fenomeno di
pan-sindacalismo, dal profilarsi di una sorta di “diminutio” nella prospettiva
di autonomia della propria organizzazione da un’assurda posizione di minorità
nei confronti di soggetti politici del tutto inconsistenti come il PRC, da
ritardi ed esitazioni nell’assumere in pieno un’analisi del quadro politico,
scegliendo invece di barcamenarsi tra movimentismo e rifiuto di aprire, per via
di una diffidenza del tutto ingiustificata, una ricerca feconda sul terreno
della “forma-partito”. Sgombrato il campo dall’affanno di un’impostazione di
tipo elettoralistico proprio dai contenuti della legge elettorale, proprio per
via delle dinamiche del quadro politico appena sopraesposte, Ross@ è rimasta
comunque l’unica potenziale soggettività in grado di mettersi in cammino per un
lungo itinerario di ricostruzione di una presenza di opposizione sociale,
politica e anche istituzionale (magari partendo dai “rami bassi” di ciò che
rimane degli Enti Locali, nei quali fra l’altro emerge un pesante livello di
compromissione del PRC e accoliti nei confronti del PD). E’ prevista per il
prossimo giugno un’Assemblea Congressuale Costituente: di Ross@: un
appuntamento da mantenere partendo da un superamento delle ambiguità appena
denunciate e per lavorare a un decollo di Ross@ in funzione della proposta di
nuova soggettività dell’opposizione e dell’alternativa, dei comunisti e degli
anticapitalisti italiani.
Necessario e urgente
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