Guardo e vedo i ratti del capitale, rappresentanti di sé stessi e degli
interessi degli innominati, quelli che hanno razziato tutto quello che potevano
razziare, avanzare lasciando intonse le “leggi” che permettono ai parassiti
dell’umanità di moltiplicare a dismisura i loro averi e procedendo a demolire,
anche formalmente, la Costituzione dataci dai nostri padri.
Guardo e vedo
l’Italia dei “colti buoni” vagire di protesta per il lavorio delle avanguardie
fasciste in camicia bianca, mentre Napolitano, Renzi, Berlusconi, ecc. procedono
come rulli compressori.
Guardo e vedo i capimanipolo regionali, ad esempio
Serracchiani, sproloquiare su desideri del popolo mai espressi, ma di cui, al
pari dei loro referenti storici, si sentono interpreti unici.
Guardo e vedo
un popolo martoriato, raccolto su se stesso mentre sta per subire, complice la
disinformazione di regime, l’ennesimo affronto.
Guardo, e mi domando se, in
questo paese, è rimasto almeno un barlume di memoria storica.
Tutto il lavoro
di demolizione della Costituzione, ben lontano dalle ragioni ufficiali che lo
giustificherebbero, ha lo scopo preciso di accentrare su poche persone, il
potere di servire al meglio la feccia dell’umanità. Dove questo porterà è
facilmente intuibile. Se Napolitano e poi Berlusconi hanno avuto il potere di
coinvolgere il paese in un’avventura militare come quella libica (e mi limito
qui), passando sopra al dettato costituzionale in auge, è facilmente intuibile
dove andranno a parare, nuovi lutti e rovine si addensano sull’Italia e
sull’Europa e i ratti del capitale si assicurano di avere tutte le carte in mano
per non subire opposizione alcuna.
Nella presente situazione, formalmente
sono ancora permessi gli appelli e i distinguo, ma ricordo agli immemori pieni
di buona volontà, che una volta completato il processo “riformatore”, anch’essi
hanno il destino segnato, li attende una storia non dissimile da quella che
altri, in altre epoche storiche, hanno dovuto subire, a meno che, ovviamente,
non si ricorra allo sport nel quale eccelle una parte dei nostri esimi ratti: il
salto della quaglia.
Se un ex, ma da poco, ministro della repubblica, può
fare sfoggio di retorica guerresca in pubblico senza trovare ad attenderlo la
forza pubblica, è un indicatore del fatto che la situazione sta degenerando
rapidamente.
Non c’è più tempo per le disquisizioni, per la fiducia in
organismi di garanzia sempre più sul viale del tramonto per scelta, per i
distinguo fra supposti legittimati all’opposizione verbale, per rappresentanti
che al massimo possono fungere da memoria storica della loro vita, svolta sempre
all’ombra rassicurante del privilegio sociale.
E’ tempo di affrontare
l’aggressione mortale alla Repubblica con tutti i mezzi. Nulla deve essere
considerato illegittimo o illegale, né moralmente inidoneo, di ciò che sapremo
mettere in campo per fermare la nuova, vecchia barbarie.
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