giovedì 10 gennaio 2013

COME VOTARE? di Aldo Giannuli

 Molti (più per mail che nel blog) mi chiedono cosa votare e, soprattutto, cosa voterò. Sinceramente non ho ancora deciso e mi fa piacere discuterne con voi. In primo luogo, penso che la questione si ponga in termini diversi fra Camera e Senato (ed alla Regione per noi qui in Lombardia), per cui inizierò dalla Camera dicendo quello che NON mi convince in ciascuna delle opzioni possibili (ovviamente escludo a priori Monti o Berlusconi, su cui credo non sia necessario spendere una parola) e dunque: Pd, Rivoluzione Civile, M5S, astensione, dispersione.

 QUELLO CHE NON MI CONVINCE NEL PD e SEL.
Ho già scritto molto in questo periodo sul Pd e qui mi limito a riassumere:
1- essere stato autore delle riforme più antidemocratiche dell’ultimo ventennio (legge elettorale, titolo V della Costituzione, “riforma dei servizi segreti” ecc.) aver avuto la responsabilità esclusiva della sopravvivenza del “porcellum”, difeso per bassi interessi di bottega;
2- Aver ciecamente abbracciato i dogmi neo-liberisti, essersi sdraiato a tappetino di fronte allo strapotere delle banche ed aver fatto una politica sociale antipopolare culminata nell’indecente supporto al governo Monti;
3- Avere come programma la continuazione della politica economica dell’Agenda Monti;
4- Aver espresso una politica estera di totale appiattimento sulla Ue e sull’alleanza con gli Usa;
faccio grazia degli “spiccioli”.
Sel avrebbe potuto giocare la partita di un consistente polo antiliberista fra il Pd e Grillo e varare un cartello più credibile dell’attuale Rivoluzione Civile. Ma Nichi non ha voluto farlo ed ha preferito appiattirsi sul Pd; quel che toglie rilievo politico alla sua formazione, riducendola ad una variante del Pd (forse) utile per scongiurare l’alleanza con Monti, ma nel complesso non autonoma strategicamente da esso. Ed infatti si parla di confluenza di Sel nel Pd (quel che sarebbe un altro errore).
QUELLO CHE NON MI CONVINCE IN RIVOLUZIONE CIVILE.
Molte cose lo ho già dette anche qui (ho raccolto gli articoli che ho dedicato a rivoluzione civile in una categoria), per cui riassumo:
1- la scelta di candidare i leader di Rifondazione, Pdci, Idv, Verdi: si tratta di gruppi dirigenti che hanno fatto bancarotta politica già nel 2008 (salvo l’Idv che l’ha fatta dopo)  e che poi hanno proseguito nel modo peggiore nei cinque anni successivi, non facendo nulla politicamente e, semmai avendo il ruolo di impedire che nascesse qualsiasi altra cosa. Come si fa a votare per uno che prima si allea nella Fds, poi scassa la Fds e va con il Pd, poi, visto che il Pd e Sel non danno nulla, torna indietro e partecipa a Rivoluzione Civile?  Vi sembra serio? La bancarotta politica è molto più grave di un precedente penale (magari lieve) e questo ceto politico non è candidabile neppure in terza fila. Deve semplicemente sparire dalla scena politica.
2- L’assenza di un programma credibile e l’ossessione dell’antimafia. Capiamoci: la lotta alla Mafia è uno dei primi 10 punti che qualsiasi forza politica decente dovrebbe avere nel suo programma, ma non è né l’unico né il primo problema di questo paese. Al primo posto vengono i problemi di giustizia sociale (occupazione, equità distributiva, difesa delle condizioni di lavoro, equità fiscale ecc.) ed i connessi problemi della crisi finanziaria su cui Rivoluzione Civile amabilmente glissa. Ci sono poi altri problemi enormi su cui tutti tacciono o dicono banalità: lo stato comatoso della giustizia civile (cosa anche più grave del problema della Mafia e magari lo dimostrerò in futuro), la lotta alla corruzione, la riforma del sistema dell’emittenza televisiva, una vera riforma dei servizi segreti e del segreto di Stato (senza della quale non si capisce neppure come facciamo a fare la lotta alla Mafia), una nuova legge elettorale, il problema dei diritti civili.. Tutte cose che qui non trovo e che figurerebbero degnamente in un programma di 20 paginette (mica ne chiedo 272!) basate su poche idee forza.  Ma ne riparleremo, comunque un movimento monotematico mi interessa molto poco.
3- Rivoluzione civile paga il prezzo di essere nata fuori tempo massimo, per cui non sarà possibile evitare un forte accentramento autocratico sia in termini di programma politico (che non si forma in una manciata di settimane a botta di referendum telematici, siamo seri!), il che riduce ulteriormente l’appetibilità di questa offerta elettorale.
Anche qui, faccio grazia degli spiccioli.
QUELLO CHE NON MI CONVINCE NEL M5S.
Altro tema sul quale ho scritto diverse volte (anche qui, ho raccolto tutti gli articoli in una nuova categoria), per cui riassumo:
1- l’invadente presenza di Grillo che, lungi dal ridursi man mano che il movimento cresceva, è andata facendosi sempre più oppressiva. Grillo è l’unica “faccia” del movimento, ma poi non è neppure candidato, per cui chi vota M5s vota a scatola chiusa un gruppo di candidati di cui non sa nulla salvo gli scarni ed inutili curricula, che potrebbero andar bene per un concorso alle poste, ma non servono a nulla per il Parlamento. Quanto al “culto della personalità” di Grillo, ci ha pensato Casaleggio a metterci in carico da undici con l’esilarante uscita di “Grillo come Gesù” (“Gesù, Gesù!” avrebbe esclamato mia nonna);
2- Il mito della rete teorizzato oltre ogni limite di ragionevolezza: se alle “parlamentarie” votano 20.000 persone soltanto (a proposito: se le preferenze possibili erano solo 3, il totale dei voti dovrebbe essere 60.000 e non 95.000, da dove saltano fuori questi 35.000 in più?), se la media degli eligendi ha messo insieme non più di 150-200 voti telematici, se il leader del movimento caccia come carrieristi e opportunisti 2 consiglieri regionali su 4 ed un certo numero di consiglieri comunali, vuol dire che questo metodo di scelta dei candidati non è che faccia miracoli ed, insomma, c’è qualcosa che non va;
3- Un marcato populismo che esalta il comune cittadino come senz’altro virtuoso. Di fatto, spesso le èlites sono peggiori del proprio popolo, ma spesso il popolo non è migliore delle sue èlites, che, peraltro, restano necessarie perché la politica è uno specialismo, piaccia o no (ed a me non piace, ma devo arrendermi ad una realtà sgradevole). Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi: ricordiamolo sempre;
4- Un programma troppo abbozzato ed incompleto che non si esprime su aspetti decisivi come la politica estera
5- L’assenza di democrazia interna, anche delle garanzie minime di uno statuto, di organi dirigenti collegiali ecc che rende il movimento insieme fragile ed autoritario;
6- Le recenti uscite di Grillo (“i sindacati non servono… facciamo come in America”) che strizzano molto l’occhio all’elettorato leghista ma che, ovviamente non possono piacere ad uno come me;
QUELLO CHE NON MI CONVINCE NELL’ASTENSIONE
L’astensione è un po’ una “protesta muta” scarsamente suscettiva di risultati; la scheda bianca è pericolosa perché poi, dopo, viene spesso votata dagli scrutatori; la scheda nulla finisce nel calderone dei voti “sbagliati” e non serve a nulla scriverci qualsiasi cosa, perché nessuno si prenderà la briga di censire queste scritte (al massimo, qualche rappresentante di lista dirà al proprio partito che ha trovato una o due schede di possibili elettori di quel partito); non andare a votare serve a poco, perché finisce nel calderone di chi non vota per questioni di salute, perché è all’estero, imbarcato o in carcere, di chi non se ne frega nulla per principio ecc. Cioè il “l’astensione non politica”.
L’astensione potrebbe avere qualche peso politico se avessimo un sistema elettorale come quello di Weimar, per il quale scattava un seggio ogni 50.000 voti validi, quindi, gli astenuti facevano diminuire i parlamentari e questo rendeva “visibile” la sanzione politica, spingendo i partiti a formulare una offerta politica che disincentivasse l’astensione. Ma, con un sistema elettorale di “cammelli” eletti senza neppure il voto di preferenza, numero di seggi stabile e discussione politica incentrata sulle percentuali di ciascun partito (e mai sui voti assoluti), l’incremento dell’ astensione determina al massimo una mezz’ora di discussione (“Ah, aumenta ancora l’astensione… preoccupante!”) fra la chiusura delle urne e le prime proiezioni, dopo di che tutti a commentare lo 0,3% in meno di quel partito o lo 07% in più di quell’altro. Risultato: zero.
Semmai, è più utile un’altra tattica: disperdere il voto. Si sceglie una di quelle liste che si sa non prendere nulla (partito del fiasco, Lista Giovanni Rossi, Ambientalisti di Casalpusterlengo ecc) e si vota quella con questi effetti:
ridurre la percentuale di tutti gli altri partiti, segnalando il difetto di rappresentatività di essi. Ad esempio: oggi se un partito prende il 35% ed arriva primo, prende il 54% dei seggi ed è già uno scandalo, ma se chi vota bianca, nulla o una parte di quelli che restano a casa, disperdessero il loro voto, la percentuale del primo partito scenderebbe poniamo sotto il 30% e lo scandalo sarebbe ben maggiore)
segnalerebbe l’area che si sente non rappresentata, distinguendola da quella dell’astensione “non politica”.
Quindi esprimerebbe  in positivo una critica al sistema politico, non limitandosi a non partecipare. E questo può incoraggiare la formazione di una nuova offerta politica.
Ma, ovviamente anche questa è una scelta che non produce effetti politici oltre una certa soglia.
Bene: detto questo, che si fa? Voi che ne pensate?

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Come sempre Aldo Giannuli riesce a essere molto lucido e chiaro nelle sue esposizioni. Concordo al novanta per cento con quello che dice e quindi mi dedico a quel dici per cento che ritengo, quanto meno, da chiarire meglio.
Partiamo da Cambiare si può e non da Rivoluzione civile. Sono fra quelli che hanno aderito da subito all'appello e poi partecipato alle assemblee. Ho votato no quando si è trattato di decidere se aderire alla proposta Ingroia e l'ho fatto sulla base di motivazioni che sono grosso modo le stesse di Giannuli: se mai aggiungerei in più il fastidio per un leader catapultato sul movimento da un'astronave che nessuno ha ben capito da dove fosse partita, ma su cui non è stato possibile discutere. La decisione di proseguire comunque e gli impegni presi molto seri di continuare l'esperienza dopo le elezioni m convincono a restare in Cambiare si può anche se la mia valutazione della lista Ingroia sarà più da elettore che da militante.
Detto questo, però, la mia scelta di voto dipenderà sia dalla testa di lista che verrà presentata, sia da un ragionamento politico che riassumo in una domanda, che dipende anche dal fatto che voto in Lombardia (direi la stessa cosa se votassi in Sicilia e Campania, ma non in Umbria). Questa precisazione aiuta a capire meglio la domanda, credo. La domanda è: per la costruzione di un soggetto politico antagonista sia al centro destra tradizionale, sia a Monti, è preferibile un senato senza maggioranza e dunque una situazione di ingovernabilità, oppure è preferibile che Pd-Sel governino con una maggioranza che non permetta alibi di sorta? Giro la questione a tutti e a tutte.

Anonimo ha detto...

Il partito della dipsersione politica.Geniale.Ma ci crede davvero?

Anonimo ha detto...

direi piuttosto il partito della disperazione politica, della serie "era meglio non essere nato".
Avendo aderito da subito ad ALBA e poi a Cambiare si può mi sono reso conto che i nuovi soggetti avrebbero richiesto anni per fare maturare e concludere un processo in grado di dare vita ad un vero soggetto politico nuovo. Non solo; mi pare che i promotori peccassero di velleitarismo e ingenuità politica, tali da precludere la possibilità di essere presenti nella competizione elettorale; né mi é piaciuta la schizofrenia verso i "partiti", accomunandoli tutti nello stesso livello di responsabilità politica e nel medesimo livello di degrado, anche se condivido la specificazione di Giannuli circa i voltafaccia di una compnente partitica presente nella coalizione. L'approdo finale forse non é il massimo a cui si potesse aspirare e avrei preferito una figura di leader diverso ma la sintesi tra i 10 punti originari di Ingroia e l'apporto di Cambiare si può rende la coalizione, sul piano programmatico, non solo la meno peggiore ma la migliore sul mercato elettorale, per cui la voterò con una convinzione al 90%.

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